Studiano lontano da casa e tornano a fare i pastori: la scelta di Nunzio e Viola in Abruzzo

Lui a Roma per studiare Economia, lei a Firenze tra pittura e design. Due percorsi diversi e una scelta comune: tornare ad Anversa degli Abruzzi per costruire il proprio futuro intorno alla pastorizia.

Di Angelo Ruggieri

«Se non studi, andrai a pascolare le pecore». Da bambino, ad Anversa degli Abruzzi, Nunzio Marcelli si sentiva ripetere questa frase. Per molte famiglie la pastorizia significava soprattutto sacrifici: alzarsi prima dell’alba, affrontare il freddo, trascorrere le notti accanto agli animali. Studiare era la strada per cercare altrove una vita meno faticosa.

Nunzio ha studiato davvero. È partito per Roma, ha frequentato Economia alla Sapienza e ha avuto tra i suoi maestri Federico Caffè. Poi è tornato a fare il pastore.

Anni dopo, sua figlia Viola ha compiuto un percorso simile: gli studi a Firenze, tra pittura e design, e il ritorno in Abruzzo per lavorare nell’azienda di famiglia. Due generazioni che hanno scelto di mettere quanto imparato al servizio di un mestiere dal quale, per molto tempo, partire sembrava l’unica possibilità di riscatto.

Nunzio Marcelli con un bastone sulle spalle, circondato dalle pecore al pascolo

Nunzio Marcelli con il gregge: dopo gli studi a Roma ha scelto di tornare in Abruzzo e dedicarsi alla pastorizia

Da Economia al ritorno tra le greggi

Nato nel 1954, Nunzio è cresciuto in un paese profondamente legato all’allevamento. Nelle Gole del Sagittario la vita delle famiglie era scandita anche dalle partenze e dai ritorni delle greggi: in autunno verso i pascoli della Puglia, in primavera di nuovo sulle montagne abruzzesi.

Quando arrivò il momento di scegliere l’argomento della tesi, Marcelli decise di occuparsi dello sviluppo dell’entroterra appenninico attraverso la pastorizia. Al centro c’era una questione concreta: quale futuro potevano avere quei territori mentre i giovani partivano e le attività tradizionali arretravano?

Nel 1977, prima ancora di completare gli studi, tornò ad Anversa con Manuela Cozzi e fondò una cooperativa. Alla ricerca di un impiego in città preferì il lavoro con gli animali, la mungitura e la produzione di formaggi. La laurea arrivò qualche anno dopo, con 110 e lode.

La sua scelta prendeva forma mentre tanti altri lasciavano il paese. Portare avanti l’allevamento significava provare a costruire lavoro proprio dove sembrava essercene sempre meno.

L’idea di far adottare una pecora

Negli anni l’attività è cresciuta intorno alle greggi, ai formaggi e alla ricotta, mantenendo il legame con l’allevamento delle pecore sopravissane.

Nel 2000 arrivò un’intuizione destinata a far conoscere questa esperienza anche lontano dall’Abruzzo: permettere alle persone di adottare una pecora a distanza.

Il progetto metteva in relazione chi viveva in città con il lavoro dell’azienda. Attraverso una quota, gli aderenti contribuivano all’allevamento e ricevevano i prodotti previsti dall’adozione.

L’idea dava una forma concreta a un rapporto spesso difficile da costruire: quello tra chi produce in montagna e chi acquista senza conoscere i luoghi, gli animali e il lavoro che ci sono dietro un alimento. Una famiglia lontana poteva così seguire e sostenere un’attività radicata nei pascoli abruzzesi.

Viola, dagli studi a Firenze al lavoro in caseificio

Viola Marcelli sorride accanto a forme di pecorino esposte su un banco

Viola Marcelli accanto ai formaggi della tradizione pastorale. Dopo gli studi a Firenze, ha scelto di tornare ad Anversa degli Abruzzi per lavorare nell’attività di famiglia

Viola è cresciuta dentro questa realtà, tra il latte che arrivava in caseificio, gli animali e i ritmi quotidiani dell’azienda. Poi è partita per Firenze, dove ha studiato pittura e design.

Il ritorno l’ha riportata a un lavoro conosciuto fin dall’infanzia, questa volta con responsabilità proprie. Oggi produce formaggi, cucina per gli ospiti della Porta dei Parchi ed è impegnata nella guida della cooperativa dei pastori della regione.

La formazione artistica e il lavoro in caseificio appartengono a percorsi diversi, ma richiedono entrambi attenzione, manualità e pazienza. Nel formaggio contano i gesti, la conoscenza della materia e il rispetto dei tempi: quelli della lavorazione, della maturazione e delle stagioni.

Questo non rende meno dura la vita quotidiana. Gli animali richiedono cure anche d’inverno, quando il lavoro comincia al buio, o durante una notte complicata da un parto. Alle attività nelle stalle e nei pascoli si aggiungono i conti e gli adempimenti necessari a mandare avanti un’impresa agricola.

È dentro questa quotidianità che si misura la scelta di restare.

La transumanza verso i pascoli del Monte Greco

A giugno arriva uno dei momenti centrali dell’anno: la salita delle greggi verso i pascoli estivi.

Alla partenza, circa milletrecento animali attraversano le strade di Anversa. Il passaggio riporta nel paese un suono che appartiene alla sua storia: gli zoccoli sulle pietre, i belati, i richiami dei pastori e il movimento dei cani attorno al gregge.

Il cammino dura tre giorni. Il percorso passa per Castrovalva e prosegue tra prati e faggete, fino ai pascoli in quota nell’area del Monte Greco.

Il trasferimento risponde alle esigenze dell’allevamento: raggiungere le aree dove gli animali trascorreranno l’estate, seguendo la disponibilità di erba e l’andamento della stagione.

Sui terreni che l’azienda prende in affitto dal Comune di Scanno, le pecore restano affidate ai pastori e ai cani da guardiania, fondamentali per proteggerle dai predatori. In autunno, con l’arrivo del freddo, comincia il ritorno verso valle.

Il futuro di un mestiere e quello dei paesi

Nunzio Marcelli maneggia la lana in un locale con velli accatastati

La lavorazione della lana racconta uno degli aspetti della pastorizia al centro della storia di Nunzio Marcelli e della sua famiglia ad Anversa degli Abruzzi

Per Viola, la pastorizia è una parte essenziale dell’identità di queste montagne. Ha contribuito a disegnare i sentieri, a sostenere l’economia dei paesi e a costruire abitudini e conoscenze trasmesse tra generazioni.

Il ridimensionamento dell’allevamento riguarda quindi anche il futuro delle comunità. Quando un’attività scompare, insieme al lavoro rischiano di perdersi competenze, relazioni e una conoscenza quotidiana del territorio.

La storia della famiglia Marcelli si inserisce in questa trasformazione. Il ritorno di Nunzio e quello di Viola mostrano come la continuità di un mestiere possa passare anche attraverso esperienze fatte altrove, studi e nuove idee.

Nunzio, superati i settant’anni, continua a camminare con le sue pecore. Accanto a lui c’è una figlia che ha scelto di raccogliere quel lavoro e portarlo avanti.

La frase ascoltata da bambino ha così assunto un significato diverso. In questa famiglia si è studiato, si è partiti e si è tornati a pascolare le pecore. Per scelta.

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