Le impalcature e gli interventi negli spazi interni accompagnano il recupero dello storico edificio. Nato per accogliere i visitatori della montagna, nel settembre 1943 diventò il teatro dell’Operazione Quercia.
Tra le rocce e i pascoli di Campo Imperatore, il cantiere sta cambiando nuovamente il volto dello storico albergo. Le impalcature circondano l’edificio e i lavori interessano anche gli ambienti interni, alimentando l’attesa di chi spera di vederlo tornare ad accogliere escursionisti e visitatori.
Non c’è ancora, nel racconto degli interventi in corso, una data da indicare per la riapertura. Il recupero riporta però l’attenzione su un luogo che appartiene tanto alla storia turistica del Gran Sasso quanto a quella italiana: qui Benito Mussolini fu tenuto prigioniero e liberato dai tedeschi il 12 settembre 1943, durante l’Operazione Quercia.
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L’albergo nato per il turismo sul Gran Sasso

– L’albergo di Campo Imperatore in una fotografia d’epoca, prima degli attuali interventi di recupero. FOTO ISTITUTO LUCE
La storia dell’Hotel Campo Imperatore comincia negli anni Trenta, all’interno di un progetto di sviluppo turistico e sportivo dell’Aquila e delle sue montagne. Costruito nel 1934 accanto alla stazione d’arrivo della funivia, l’edificio doveva offrire ospitalità a chi raggiungeva l’altopiano.
La posizione, con le montagne alle spalle e gli spazi aperti di Campo Imperatore davanti, ne faceva un punto di riferimento per il turismo d’alta quota. Pochi anni dopo, quello stesso isolamento avrebbe assunto un significato completamente diverso.
La distanza dai centri abitati e la difficoltà degli accessi contribuirono infatti alla scelta dell’albergo come luogo di detenzione per Mussolini, dopo la caduta del regime fascista.
La prigionia di Mussolini a Campo Imperatore
Il 25 luglio 1943 Mussolini venne destituito e arrestato. Cominciò allora una successione di trasferimenti che lo portò prima a Ponza, poi alla Maddalena e infine nell’area del Gran Sasso.
Le ricostruzioni distinguono alcuni passaggi del trasferimento sulla montagna dall’effettivo ingresso nell’albergo. Il dato centrale è che, nei giorni dell’armistizio dell’8 settembre, l’ex capo del fascismo si trovava a Campo Imperatore, sorvegliato mentre i tedeschi cercavano di individuarne il luogo di detenzione.
L’Italia attraversava una delle fasi più drammatiche della guerra. In quel contesto, l’albergo nato per ospitare i turisti diventò una prigione dalla quale, nelle intenzioni di chi lo custodiva, sarebbe stato difficile fuggire o organizzare una liberazione.
Il 12 settembre 1943: gli alianti dell’Operazione Quercia

Fotografia storica di Benito Mussolini insieme ai militari tedeschi a Campo Imperatore, in occasione dell’Operazione Quercia del 12 settembre 1943. FOTO DALL’ARCHIVIO DELL’ISTITUTO LUCE
La liberazione arrivò il 12 settembre, con un’azione preparata dai tedeschi sotto il nome in codice di Operazione Quercia.
Un reparto aviotrasportato raggiunse il pianoro davanti all’albergo a bordo di alianti, affrontando un atterraggio reso rischioso dalle rocce e dall’irregolarità del terreno. Contemporaneamente, una colonna tedesca si mosse verso la stazione a valle della funivia.
Il maggiore Harald Mors ebbe un ruolo centrale nel comando dell’operazione. Alla missione partecipò anche Otto Skorzeny, ufficiale delle SS il cui nome sarebbe rimasto particolarmente legato alla liberazione di Mussolini.
Le fotografie di quella giornata fissarono una scena destinata a entrare nei libri di storia: l’edificio isolato in quota, i militari tedeschi davanti all’ingresso e il prigioniero portato fuori dall’albergo.
Le vittime alla funivia e la partenza sul piccolo aereo
Davanti all’albergo non si sviluppò uno scontro a fuoco. Una circostanza che non può essere ricondotta soltanto alla sorpresa delle guardie: nelle ricostruzioni della vicenda compaiono ordini e indicazioni che contribuirono a evitare una resistenza organizzata.
L’operazione, tuttavia, non fu del tutto incruenta. Nella zona della funivia persero la vita il carabiniere Giovanni Natale e la guardia forestale Pasqualino Vitocco.
Mussolini lasciò Campo Imperatore su un piccolo Fieseler Storch diretto a Pratica di Mare. Da lì venne trasferito in Germania, dove incontrò Adolf Hitler.
La prigionia sul Gran Sasso era terminata, ma la sua liberazione apriva un’altra fase della guerra: Mussolini sarebbe stato posto alla guida della Repubblica Sociale Italiana, costituita nell’Italia occupata sotto la tutela tedesca.
Il controverso racconto del tentato suicidio
Ai giorni trascorsi nell’albergo è legato anche il racconto di un presunto tentativo di suicidio. Secondo alcune testimonianze, Mussolini avrebbe cercato di tagliarsi le vene.
Le versioni, però, non coincidono. Altre ricostruzioni parlano di una ferita accidentale e mettono in dubbio l’intenzione di togliersi la vita. L’episodio resta quindi controverso e non può essere presentato come un fatto definitivamente accertato.
Il restauro e il futuro dell’albergo di Campo Imperatore

Veduta attuale dell’albergo di Campo Imperatore durante il restauro, con i ponteggi sulle facciate e il cantiere ai piedi delle montagne
Oggi il cantiere riporta al centro il futuro dell’edificio. La speranza è che il recupero possa restituire alla collettività un luogo legato alla frequentazione del Gran Sasso e alla memoria del territorio.
Tra quelle mura si incontrano due storie: quella di una montagna che negli anni Trenta si apriva al turismo e quella di un Paese travolto dalla guerra. Tornare ad accogliere visitatori significherebbe anche rendere nuovamente accessibile un luogo attraverso il quale leggere una pagina complessa della storia italiana.
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