Il blocco anticiclonico sull’Europa settentrionale potrebbe favorire ripetute discese d’aria fredda verso il Mediterraneo. Piogge più probabili sulle regioni adriatiche e al Sud, mentre quote neve e intensità del raffreddamento restano da definire
La fase stabile che ha interessato gran parte dell’Italia si avvia a lasciare spazio a una configurazione atmosferica più dinamica. L’alta pressione sull’Europa settentrionale e l’affondo di una saccatura da nord-est potrebbero favorire l’arrivo di aria fredda verso il Mediterraneo, con effetti soprattutto sulle regioni adriatiche e meridionali.
Le mappe considerate suggeriscono una circolazione favorevole a più impulsi freddi nei primi giorni di novembre, alternati a pause e con differenze anche marcate tra le regioni. In questo contesto potrebbe tornare la neve sull’Appennino centro-meridionale, dove il raffreddamento dovesse coincidere con le precipitazioni.
È necessario, però, distinguere le scadenze delle carte: la mappa ECMWF delle anomalie a 500 hPa rappresenta una media settimanale valida dal 2 al 9 novembre; le carte termiche a 850 hPa mostrano singole proiezioni tra il 1° e il 2 novembre, mentre gli accumuli di precipitazione ECMWF arrivano fino al 4 novembre. La possibile prosecuzione del freddo fino al 7 novembre va quindi letta come una tendenza, ancora da precisare nei dettagli.
Il blocco sull’Europa settentrionale apre la strada al freddo
La carta ECMWF a 500 hPa mostra anomalie positive di geopotenziale sull’Europa occidentale e settentrionale, con un massimo tra le Isole Britanniche e il settore nord-atlantico. Più a est, anomalie negative si estendono dall’Europa orientale verso il Mediterraneo.

– La media settimanale ECMWF suggerisce una configurazione favorevole a discese fredde verso il Mediterraneo. Non definisce il tempo delle singole giornate. Fonte: ECMWF.
Questa disposizione suggerisce una circolazione nella quale il promontorio anticiclonico settentrionale può favorire discese d’aria fredda lungo il proprio margine orientale. L’aria potrebbe così muoversi da nord-est verso sud-ovest, attraversare l’Europa centro-orientale e raggiungere il Mediterraneo centrale.
Se il blocco dovesse mantenersi sufficientemente strutturato, le correnti atlantiche più miti verrebbero deviate o rallentate, lasciando spazio a successive ondulazioni della saccatura verso l’Italia.
La media settimanale non indica, tuttavia, un’irruzione continua per sette giorni. Evidenzia un possibile regime atmosferico prevalente, senza stabilire la successione esatta dei passaggi perturbati, delle pause e delle giornate più fredde.
ECMWF e GFS: raffreddamento soprattutto sul versante adriatico

La proiezione ECMWF per il 6 novembre mostra aria sotto media soprattutto sull’Europa centro-orientale e sui Balcani, con coinvolgimento di parte dell’Italia. Sono anomalie in quota, non temperature al suolo. Fonte: ECMWF/WXCharts
Le carte a 850 hPa, una quota di riferimento prossima a 1.500 metri, consentono di seguire gli spostamenti delle masse d’aria nella bassa troposfera. I valori rappresentati non corrispondono direttamente alle temperature previste nelle città o al livello del mare.
Nella simulazione ECMWF valida per il 1° novembre, il raffreddamento si estende dall’Europa centrale verso i Balcani e coinvolge parte della penisola italiana, con una maggiore esposizione dei settori orientali.
La proiezione GFS per il 2 novembre mostra invece isoterme più fredde spinte verso sud, con valori negativi a 850 hPa in prossimità delle regioni adriatiche. Trattandosi di scadenze differenti, le due carte non consentono un confronto diretto sull’intensità prevista nello stesso momento, ma delineano entrambe un possibile ingresso di aria fredda.
Una circolazione nord-orientale favorirebbe un calo termico più evidente lungo l’Adriatico, maggiormente esposto alle correnti provenienti dai Balcani. Sul versante tirrenico gli effetti dipenderebbero anche dalla traiettoria dell’aria e dalla schermatura dell’Appennino.
Il raffreddamento in quota non comporta automaticamente gelo al suolo: nuvolosità, vento, precipitazioni e condizioni locali contribuiranno a determinare le temperature effettive, soprattutto nelle conche e nelle vallate interne.
Piogge più probabili sulle Adriatiche e al Sud

Le precipitazioni cumulate previste fino al 4 novembre: segnali più consistenti lungo l’Adriatico e su parte del Sud. Fonte: ECMWF/WXCharts
La carta ECMWF delle precipitazioni cumulate fino alle 00 UTC del 4 novembre concentra i segnali più consistenti sui settori adriatici e meridionali. Su vaste aree del Nord e del versante tirrenico gli accumuli risultano invece inferiori o più irregolari.
Una distribuzione coerente con correnti nord-orientali capaci di trasportare nubi e precipitazioni verso il lato orientale della penisola, lasciando più riparate alcune aree occidentali.
Sull’Appennino centro-meridionale il sollevamento dell’aria contro i rilievi potrebbe accentuare i fenomeni, soprattutto sui versanti esposti al grecale. La distribuzione delle piogge potrebbe comunque cambiare sensibilmente da una valle all’altra, in funzione della direzione del vento e della posizione degli eventuali minimi di pressione.
Non emerge, quindi, un peggioramento uniforme su tutto il Centro-Sud. Gli accumuli più importanti dipenderanno dalla traiettoria dei sistemi perturbati e dall’eventuale formazione di un vortice mediterraneo, capace di richiamare aria umida e rendere più organizzate le precipitazioni.
Possibile neve sull’Appennino, ma la quota resta da definire
Il calo termico, associato alle precipitazioni, rende possibile il ritorno della neve sui rilievi appenninici centro-meridionali. Le aree più esposte sarebbero quelle raggiunte contemporaneamente dall’aria fredda e dai fenomeni, soprattutto lungo i versanti adriatici.
La quota neve, però, non può essere stabilita dalle sole temperature a 850 hPa. Occorre valutare la struttura verticale dell’atmosfera, l’umidità e l’intensità delle precipitazioni, oltre alle condizioni negli strati prossimi al suolo.
Durante rovesci intensi i fiocchi possono scendere temporaneamente più in basso; con fenomeni deboli o intermittenti, invece, le nevicate possono restare confinate alle quote maggiori.
In questa fase è dunque corretto parlare di possibili nevicate sull’Appennino centro-meridionale, lasciando ai prossimi aggiornamenti la definizione delle quote, dei settori coinvolti e degli eventuali accumuli.
Nord e Tirreno più ai margini delle precipitazioni
Nelle mappe considerate, buona parte del Nord e le regioni tirreniche presentano un segnale precipitativo meno marcato rispetto alle Adriatiche e al Sud.
Se questa distribuzione fosse confermata, il raffreddamento non coinciderebbe con un peggioramento diffuso su tutta Italia. Il versante orientale risulterebbe più esposto, mentre nelle aree occidentali i fenomeni potrebbero essere sporadici.
La carta non mostra, al momento, un passaggio capace di garantire piogge abbondanti e generalizzate anche sulle zone settentrionali e tirreniche. L’eventuale formazione di un minimo mediterraneo più strutturato potrebbe però modificare il quadro, spostando o ampliando le aree interessate dalle precipitazioni.
Una fase fredda non contraddice il riscaldamento globale
L’arrivo di aria fredda non contraddice il riscaldamento globale. La variabilità meteorologica continua a produrre configurazioni capaci di portare masse d’aria fredda su singole regioni, anche in un contesto climatico mediamente più caldo.
L’IPCC rileva che, su scala globale e nel lungo periodo, gli estremi freddi sono diventati meno frequenti e meno severi, mentre quelli caldi sono aumentati in frequenza e intensità. Questo non esclude episodi freddi anche marcati in specifiche aree e stagioni.
Un singolo evento meteorologico, quindi, non permette di dimostrare o smentire una tendenza climatica che si misura su più decenni.
La tendenza fino al 7 novembre: cosa resta da chiarire

Anomalie positive verso le Isole Britanniche e negative sul Mediterraneo nella proiezione ECMWF per il 2 novembre. I colori indicano anomalie di geopotenziale, non di temperatura. Fonte: ECMWF/WXCharts
Il quadro delineato dalle mappe suggerisce una configurazione favorevole a discese d’aria fredda verso il Mediterraneo, con maggiore esposizione delle regioni adriatiche e possibilità di precipitazioni al Centro-Sud.
La neve potrebbe tornare sull’Appennino centro-meridionale, ma le quote dipenderanno dall’intensità del raffreddamento e dalla coincidenza con i fenomeni.
La prosecuzione della fase fredda fino al 7 novembre resta una tendenza da monitorare. La media settimanale ECMWF arriva al 9 novembre, mentre le carte termiche e precipitative considerate descrivono scadenze precedenti: non consentono pertanto di definire il tempo giorno per giorno per l’intero periodo.
I prossimi aggiornamenti serviranno a chiarire la tenuta del blocco anticiclonico, la traiettoria degli impulsi e l’eventuale formazione di minimi sul Mediterraneo. Saranno questi elementi a determinare quanto freddo arriverà sull’Italia, dove pioverà e a quali quote potrà nevicare.
Di Angelo Ruggieri, Meteorologo AMPRO





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