Le fotografie di Fabio Bianchi, scattate domenica 1° novembre 2026 dai Pratoni del Sirente, raccontano un paesaggio sospeso tra due stagioni. Il bianco della neve sulle montagne, i prati appena imbiancati e il foliage delle faggete restituiscono una delle immagini più suggestive di questo inizio novembre sull’Appennino abruzzese.
Ci sono momenti dell’anno in cui la montagna sembra appartenere contemporaneamente a due stagioni. L’autunno non ha ancora concluso il suo percorso, le foglie dei faggi conservano sfumature di giallo, arancione e marrone, ma sulle cime è già arrivato l’inverno, con la neve che disegna i profili delle pareti rocciose e comincia a depositarsi sui pascoli.
È quello che è accaduto domenica 1° novembre 2026 sul massiccio del Sirente, nel cuore dell’Appennino abruzzese, dove la prima irruzione fredda di novembre ha trasformato il paesaggio nel giro di poche ore.
A documentare questo incontro tra le stagioni sono le fotografie di Fabio Bianchi, realizzate dai Pratoni del Sirente, ai piedi della grande montagna che domina il territorio del Parco naturale regionale Sirente Velino.
Le immagini restituiscono uno scenario di particolare suggestione: in primo piano i prati attraversati da una sottile spolverata di neve, poco più in alto le faggete ancora accese dai colori autunnali e, sullo sfondo, le imponenti pareti del Sirente, già imbiancate e parzialmente nascoste dalle nuvole.
Una successione di colori e ambienti che racconta, meglio di tante parole, quanto possa essere rapido il cambiamento delle stagioni in montagna.

La strada che attraversa le faggete ai piedi del Sirente, tra i colori dell’autunno e le prime nevi del 1° novembre 2026. Foto Fabio Bianchi
Dai Pratoni del Sirente lo spettacolo della neve che incontra il foliage
Il contrasto più evidente è quello tra il bianco e le tonalità calde della vegetazione.
Le faggete che ricoprono i versanti inferiori del Sirente sono ancora immerse nel foliage autunnale. Le chiome degli alberi, ormai prossime alla perdita delle foglie, formano una fascia continua di colori che accompagna lo sguardo verso le quote superiori.
Al di sopra del bosco il paesaggio cambia improvvisamente.
La neve mette in risalto le forme dei pendii e delle grandi pareti rocciose, evidenziando canaloni e creste che, a tratti, scompaiono dietro le nubi basse.
Nei prati, invece, il terreno conserva ancora parte dei suoi colori naturali. La nevicata non ha completamente cancellato l’erba, ma ha lasciato una sottile copertura bianca che rende ancora più evidente il passaggio tra l’autunno e l’inverno.
In alcune fotografie compare anche una piccola area attrezzata, con tavoli e una tettoia ricoperti da un leggero strato di neve. Sullo sfondo, il Sirente domina una distesa di faggi dorati.
Sono dettagli che danno la misura di quanto sia particolare questo periodo dell’anno sull’Appennino: l’inverno comincia a manifestarsi sulle montagne mentre, poche centinaia di metri più in basso, il paesaggio conserva ancora gran parte dell’aspetto autunnale.

Le pareti del Sirente coperte dalla prima neve, sopra le faggete ancora colorate d’autunno. Foto Fabio Bianchi, 1° novembre 2026.
Il fine settimana di Ognissanti e l’arrivo dell’aria fredda sull’Appennino
Le fotografie del Sirente si inseriscono nel contesto della perturbazione che ha interessato l’Italia durante il fine settimana compreso tra sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre, proseguendo anche nella giornata di lunedì 2 novembre.
Un peggioramento annunciato nei giorni precedenti dalle analisi meteorologiche pubblicate su Neve Appennino da Angelo Ruggieri, tecnico meteorologo AMPRO.
La configurazione atmosferica era caratterizzata dalla discesa di una saccatura di aria fredda verso il Mediterraneo, accompagnata dall’afflusso di correnti orientali e nord-orientali e dallo sviluppo di una circolazione depressionaria sul Tirreno meridionale.
Una situazione che ha favorito un sensibile abbassamento delle temperature e il ritorno delle precipitazioni nevose su numerosi settori dell’Appennino.
In una prima fase la neve ha interessato soprattutto le quote medio-alte, indicativamente oltre i 1.500-1.700 metri. Successivamente, durante la giornata di domenica, l’ulteriore raffreddamento ha consentito ai fiocchi di raggiungere quote progressivamente inferiori.
Sull’Appennino centrale le nevicate sono arrivate localmente anche intorno ai 1.000 metri, con differenze legate all’esposizione dei versanti e all’intensità delle precipitazioni.
Il Gran Sasso, la Maiella e il Sirente sono stati interessati da questo cambiamento, che ha riportato condizioni dal sapore invernale sulle montagne abruzzesi.
Nella notte tra domenica e lunedì anche diversi centri dell’Altopiano delle Rocche, tra cui Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Ovindoli, si sono risvegliati imbiancati.
Le fotografie di Fabio Bianchi documentano dunque una fase precisa di questo episodio meteorologico: quella in cui la neve aveva già raggiunto le montagne e i pascoli del Sirente, mentre il bosco conservava ancora i colori delle ultime settimane d’autunno.

Una piccola area attrezzata imbiancata dalla neve, con le faggete autunnali e il Sirente sullo sfondo. Foto Fabio Bianchi
Quando la neve arriva prima che cadano le foglie: gli antichi proverbi
Un tempo, sulle montagne dell’Appennino, le prime nevicate autunnali non rappresentavano soltanto un cambiamento del paesaggio.
Erano anche segnali che contadini, pastori e boscaioli osservavano con grande attenzione, cercando di intuire quale inverno li avrebbe attesi.
La neve che arrivava quando gli alberi conservavano ancora le foglie aveva un significato particolare.
La tradizione popolare ha tramandato, tra gli altri, un proverbio che recita:
«Neve sulla foglia, l’inverno non ne ha voglia».
Secondo questa credenza, una nevicata precoce, arrivata prima della completa caduta delle foglie, poteva annunciare un inverno successivo relativamente mite.
Non mancavano però interpretazioni differenti, secondo le quali un anticipo del freddo poteva invece preannunciare una stagione lunga e difficile, capace di mettere alla prova le riserve di legna e fieno delle comunità montane.
Si tratta naturalmente di espressioni della cultura popolare, non di strumenti scientifici per prevedere l’andamento dell’inverno.
Eppure questi proverbi conservano un valore importante, perché raccontano il rapporto profondo che un tempo legava gli abitanti della montagna al succedersi delle stagioni.
La neve sui faggi ancora colorati, come quella osservata sul Sirente il 1° novembre, era un fenomeno che riguardava direttamente la vita quotidiana: dalla possibilità di condurre gli animali al pascolo alla preparazione delle scorte necessarie per affrontare i mesi più freddi.
Oggi quelle stesse immagini suscitano soprattutto meraviglia, ma continuano a custodire una parte della memoria culturale dell’Appennino.
Un paesaggio che cambia in poche ore
La prima neve autunnale possiede anche una caratteristica che la distingue dalle grandi nevicate invernali: spesso è effimera.
Alle quote inferiori basta un aumento delle temperature, oppure l’arrivo della pioggia, perché il sottile strato bianco scompaia rapidamente.
È quanto può accadere durante le perturbazioni di inizio stagione, quando il limite delle nevicate oscilla sensibilmente tra una fase e l’altra del peggioramento.
Anche l’analisi meteorologica di Angelo Ruggieri aveva evidenziato questa evoluzione, indicando per lunedì 2 novembre un progressivo rialzo della quota neve, pur in presenza di condizioni ancora instabili.
L’arrivo dei primi fiocchi non significa quindi che l’inverno sia iniziato definitivamente, né consente di stabilire quanto saranno nevosi i mesi successivi.
Le immagini dei Pratoni del Sirente assumono proprio per questo un valore documentale: fissano un momento destinato a cambiare rapidamente, quando i colori autunnali e il bianco della neve sono riusciti a convivere nello stesso paesaggio.
Il Sirente, tra natura e memoria delle stagioni
C’è infine un aspetto che rende particolarmente interessanti le fotografie di Fabio Bianchi.
Il Sirente non appare soltanto come una grande montagna innevata, ma come un ambiente nel quale le diverse fasce altitudinali raccontano contemporaneamente il trascorrere delle stagioni.
I prati, le faggete e le pareti rocciose conservano ciascuno un aspetto differente. Le nuvole che si addensano sulle creste contribuiscono a trasformare continuamente la luce, mentre il contrasto tra il foliage e la neve restituisce al paesaggio una profondità particolare.
È una bellezza che non ha bisogno di essere enfatizzata.
Basta osservare il bianco dei Pratoni, le chiome ancora dorate dei faggi e le grandi pareti del Sirente che emergono dalla nebbia per comprendere quanto possa essere suggestivo l’inizio di novembre sulle montagne dell’Abruzzo.
Fotografie di Fabio Bianchi – Pratoni del Sirente, Parco naturale regionale Sirente Velino, Abruzzo, domenica 1° novembre 2026.





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