Dopo l’articolo pubblicato il 3 novembre, il presidente Marco Grilli ha inviato una nota a nome del Consiglio direttivo della Sezione CAI di Chieti “Majella” APS, precisando che sarebbero state avanzate diverse ipotesi di gestione, anche economicamente svantaggiose per il CAI, per consentire la riapertura del rifugio già nell’estate 2025. Secondo la Sezione, però, tutte le proposte sarebbero state respinte
La vicenda del Rifugio Bruno Pomilio si arricchisce di un nuovo elemento. Il giorno successivo alla pubblicazione del nostro articolo, dedicato alla chiusura della struttura sulla Maielletta e alla mancanza di una soluzione concreta per restituirla agli escursionisti, siamo stati contattati dal presidente del CAI di Chieti, Marco Grilli, che ha chiesto di poter fornire alcune precisazioni. Oggi abbiamo ricevuto una nota del Consiglio direttivo della Sezione “Majella” APS, che ringrazia Neve Appennino per aver acceso l’attenzione sul rifugio e, allo stesso tempo, ritiene necessario chiarire quale sarebbe stato il ruolo del CAI nei mesi successivi alla chiusura.
La precisazione riguarda un passaggio centrale dell’articolo, nel quale si osservava che, nonostante la rilevanza del Pomilio per la frequentazione della Maiella, non fosse ancora emersa una soluzione pratica condivisa capace di riportare la struttura alla sua funzione di accoglienza. Una formulazione che, secondo il CAI di Chieti, rischiava di lasciare l’impressione che la Sezione non avesse compiuto passi concreti per arrivare alla riapertura.

Il Rifugio Bruno Pomilio sulla Maielletta in uno scenario invernale.
rifugio
Le proposte presentate dal gennaio 2025
Nella nota ricevuta, il Consiglio direttivo afferma che “già dal 21 gennaio 2025 il presidente Marco Grilli avrebbe sottoposto al Comune di Rapino diverse proposte di gestione del rifugio, nel pieno rispetto delle sentenze in materia di usi civici. L’obiettivo dichiarato, spiega la Sezione, era consentire la riapertura del Pomilio già dall’estate dello stesso anno, restituendo agli escursionisti e ai visitatori un presidio ritenuto importante per la Maiella“.
Il CAI sostiene che “alcune delle ipotesi avanzate avrebbero comportato condizioni economicamente svantaggiose per la Sezione, ma sarebbero state comunque presentate perché la priorità, in quel momento, era riaprire il rifugio”. Nella nota vengono richiamati i diversi soggetti che, secondo il Consiglio direttivo, beneficerebbero della presenza della struttura: escursionisti, visitatori, personale del Soccorso Alpino e comunità locale.
È un’informazione rilevante perché aggiunge alla ricostruzione un elemento che nel primo articolo non era disponibile: secondo la versione del CAI, il confronto sulla gestione non sarebbe iniziato soltanto dopo l’ultima fase della vicenda, ma sarebbe stato avviato già nelle prime settimane del 2025, con proposte finalizzate a riaprire il rifugio entro la stagione estiva. La nota, tuttavia, non dettaglia nel testo ricevuto i contenuti delle singole proposte, le condizioni economiche ipotizzate o i momenti in cui sarebbero state presentate e discusse; per questo la ricostruzione puntuale di ciascun passaggio potrà essere approfondita anche attraverso ulteriore documentazione o le precisazioni delle altre parti coinvolte.
La versione del CAI: “Un muro di gomma”
Il passaggio più duro della comunicazione riguarda l’esito del confronto con il Comune. Il Consiglio direttivo afferma che “le proposte del CAI sarebbero state respinte dagli interlocutori, descrivendo l’atteggiamento incontrato con l’espressione un vero e proprio muro di gomma e sostenendo che le speranze di riaprire il rifugio si sarebbero rivelate vane”.
È una valutazione netta, che la Sezione attribuisce alla propria esperienza del confronto istituzionale. Proprio per questo va riportata come posizione del CAI e non come conclusione già accertata in modo indipendente: la nota descrive la versione di una delle parti e assegna al Comune di Rapino un ruolo di chiusura rispetto alle proposte, ma al momento non disponiamo, nello stesso scambio, di una replica dell’amministrazione né del dettaglio documentale relativo a ogni ipotesi avanzata e al suo eventuale esame.
Il chiarimento non cancella i fatti già ricostruiti sulla disputa degli usi civici e sulla lunga vicenda giudiziaria che ha coinvolto la proprietà dell’area e del rifugio. Nel nostro precedente articolo avevamo ripercorso la sentenza del 2019, la conferma in appello riferita dal CAI e il confronto tra la richiesta della Sezione di ottenere il riconoscimento del valore della struttura e la posizione del Comune, che aveva rivendicato la restituzione dell’area e degli immobili. La nuova nota aggiunge un altro tassello: il CAI sostiene di aver cercato, dopo la fase giudiziaria, un’intesa gestionale che permettesse comunque di riaprire il presidio.
La priorità dichiarata: riaprire il rifugio
Nella comunicazione, il CAI afferma di aver formulato le proposte nel rispetto delle sentenze sugli usi civici e con l’intento di mettere al centro la riapertura, anche accettando, secondo quanto dichiarato, condizioni meno favorevoli per la Sezione. È un punto che merita attenzione perché chiarisce come, nella prospettiva del CAI, il nodo non fosse soltanto la titolarità dell’immobile o il riconoscimento delle spese sostenute negli anni, ma anche la possibilità di garantire continuità a un servizio considerato fondamentale per la montagna.
La chiusura del Pomilio, infatti, non riguarda soltanto chi vorrebbe fermarsi a mangiare o pernottare. Un rifugio custodito in quota può rappresentare un riferimento per chi percorre i sentieri, per chi organizza escursioni e per chi opera nel soccorso, oltre a contribuire alla permanenza dei visitatori e all’economia delle attività locali. Nel luglio 2026 il CAI di Pescara segnalava ancora che il Pomilio era chiuso e non utilizzabile come punto d’appoggio per un’escursione al Monte Acquaviva: la struttura, quindi, non aveva ripreso la propria funzione di accoglienza.

La storica targa del Rifugio Bruno Pomilio sulla Maielletta, testimonianza del legame con il Club Alpino Italiano. Foto: Angelo Ruggieri.
Un confronto ancora da completare
La nota del presidente Grilli consente di dare spazio alla posizione della Sezione di Chieti e di precisare un aspetto che il primo articolo non aveva potuto approfondire. Resta però importante ascoltare anche il Comune di Rapino, soprattutto per ricostruire quali proposte siano arrivate, come siano state valutate e quali motivazioni abbiano portato, secondo la versione del CAI, al loro rifiuto.
Neve Appennino è disponibile a pubblicare anche il punto di vista dell’amministrazione comunale e ogni ulteriore documentazione che possa aiutare a ricostruire con precisione il percorso seguito dal gennaio 2025. L’obiettivo è raccontare una vicenda che riguarda un luogo importante per la Maiella attraverso le dichiarazioni delle parti e gli atti disponibili, distinguendo i fatti documentati dalle valutazioni espresse dai protagonisti.
Intanto, la domanda che riguarda escursionisti e visitatori resta aperta: quali condizioni servono per riportare il Rifugio Bruno Pomilio alla sua funzione? La nota del CAI indica che, secondo la Sezione, una strada per arrivare alla riapertura sarebbe stata proposta già nel 2025, ma non avrebbe trovato accoglimento. Per comprendere perché quel tentativo si sia fermato e quali margini esistano oggi occorre ora completare il confronto, ascoltando anche il Comune e verificando le diverse proposte richiamate dal presidente Grilli.
Il Pomilio resta chiuso e la Maiella continua a perdere un presidio di accoglienza proprio mentre si discute del potenziale turistico della montagna. La precisazione del CAI aggiunge un elemento di amarezza alla vicenda, ma soprattutto impone una ricostruzione più completa: se le proposte presentate dal gennaio 2025 sono state respinte, come sostiene la Sezione, è necessario capire quali fossero, chi le abbia esaminate e per quali ragioni non abbiano portato alla riapertura. Solo così sarà possibile chiarire le responsabilità e individuare una prospettiva concreta per il rifugio.




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