Nuovo episodio di danneggiamento al Rifugio Manzini, sulla Maiella. La segnalazione, corredata da documentazione fotografica, arriva dallo Speleo Club di Chieti: porta danneggiata, rifiuti abbandonati all’interno della struttura e persino la cisterna sporcata. Il caso è stato segnalato alle autorità competenti.
Ancora una volta un rifugio di montagna diventa teatro di comportamenti difficili da comprendere e soprattutto da giustificare.
Le immagini arrivate dallo Speleo Club di Chieti mostrano la situazione riscontrata al Rifugio Manzini, sulla Maiella: numerosi sacchi di immondizia accatastati all’interno della struttura, bottiglie e altri rifiuti lasciati sul posto, oltre ai danni riportati dalla porta. Secondo quanto comunicato nella segnalazione, sarebbe stata inoltre sporcata anche la cisterna.
La documentazione è stata inoltrata alle autorità competenti.

Numerosi sacchi di rifiuti e materiale abbandonato all’interno del Rifugio Manzini sulla Maiella. La segnalazione è stata inoltrata alle autorità competenti.
Rifugio Manzini, previsto un intervento di riqualificazione
La struttura sarà interessata prossimamente da un intervento di riqualificazione finanziato attraverso fondi FSC della Regione Abruzzo, ma quanto accaduto pone ancora una volta una questione che va ben oltre la manutenzione materiale degli edifici.
Ristrutturare un rifugio, infatti, rischia di servire a poco se chi lo frequenta non contribuisce poi alla sua conservazione.
Le regole necessarie sono poche e semplici: portare a valle i propri rifiuti, non danneggiare porte, arredi e attrezzature e lasciare la struttura almeno nelle condizioni in cui è stata trovata.
Non viene chiesto molto. Eppure episodi di questo tipo continuano a verificarsi.
Rifugi e bivacchi sempre più spesso lasciati pieni di rifiuti
Il problema non riguarda soltanto il Rifugio Manzini.
Negli ultimi anni e soprattutto nei periodi di maggiore frequentazione della montagna diventano sempre più frequenti le segnalazioni di rifugi e bivacchi lasciati sporchi, invasi dai rifiuti o utilizzati senza alcun rispetto per chi arriverà dopo.
Sacchetti dell’immondizia, bottiglie, resti di cibo e materiali abbandonati possono trasformare in poco tempo strutture nate per offrire un punto di appoggio agli escursionisti in ambienti spesso isolati e difficili da raggiungere.
Ancora più grave è il danneggiamento volontario delle strutture o delle attrezzature presenti all’interno.
Un rifugio in alta quota non è una normale area attrezzata: la manutenzione richiede spesso interventi complessi, volontari, personale specializzato e il trasporto di materiali in luoghi difficilmente accessibili.
La montagna non ha un servizio di raccolta dei rifiuti
Il principio dovrebbe essere elementare: tutto ciò che viene portato in montagna deve essere riportato a valle.
In quota non esiste un servizio quotidiano di raccolta dei rifiuti e lasciare un sacchetto dentro un rifugio non significa averlo smaltito. Significa semplicemente lasciare a qualcun altro il compito di recuperarlo.
Lo stesso vale per bottiglie, lattine, confezioni di alimenti e qualsiasi altro materiale.
La frequentazione responsabile della montagna passa anche attraverso questi piccoli comportamenti. Il CAI, nelle proprie attività, richiama proprio l’importanza di una fruizione consapevole e della tutela dell’ambiente montano.

danni riscontrati alla porta del Rifugio Manzini sulla Maiella, oggetto di una nuova segnalazione alle autorità competenti
Un patrimonio che appartiene a tutti
Rifugi e bivacchi rappresentano un patrimonio importante della montagna abruzzese.
Sono strutture che possono diventare fondamentali durante un’escursione, soprattutto in caso di cambiamenti improvvisi delle condizioni meteorologiche o altre situazioni di necessità.
Proprio per questo la loro tutela non dovrebbe essere considerata responsabilità esclusiva degli enti, delle associazioni o dei volontari che se ne occupano.
È responsabilità di ogni persona che entra in un rifugio lasciarlo nelle condizioni migliori possibili per chi arriverà dopo.
Quanto accaduto al Manzini diventa così l’ennesima occasione per ricordare una regola molto semplice: la montagna è di tutti, ma questo non significa che tutto sia consentito.



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