Le fotografie raccontano due tempi diversi dello stesso luogo: la fioritura che ha reso celebre il borgo e il centro storico ferito dal sisma. Ma dietro il paesaggio c’è una comunità che aspetta di poter tornare, mentre le date della ricostruzione continuano a spostarsi in avanti.
Castelluccio dieci anni dopo: dietro le fotografie, una comunità in attesa
Guardate queste fotografie: nella prima Castelluccio di Norcia appare come la ricordano in tanti, raccolta sulla montagna e circondata dai colori della fioritura; nella seconda il centro storico è una distesa di macerie, con poche case ancora in piedi a emergere dal cantiere. Non sono soltanto due immagini separate da un terremoto, ma due modi diversi di guardare lo stesso paese: come una meraviglia da visitare e come un luogo abitato che deve poter tornare a vivere.

Castelluccio di Norcia prima della distruzione provocata dal terremoto del 2016, visto dai campi in fiore. Foto di Angelo Ruggieri.
A dieci anni dal sisma del 2016, la distanza tra queste due fotografie continua a parlare. Castelluccio non è una cartolina, né soltanto lo sfondo perfetto per raccontare il “piccolo Tibet” dei Sibillini; è una comunità, un insieme di case, attività, ricordi e legami che non si possono ricostruire con una bella inquadratura, e che rischiano di indebolirsi ogni volta che il ritorno viene rinviato a una nuova scadenza.

Le distruzioni nel centro storico di Castelluccio di Norcia dopo il terremoto del 2016: le macerie circondano gli edifici rimasti in piedi.
Ricostruzione di Castelluccio: il cantiere avviato e l’attesa della piattaforma antisismica
Il 4 maggio 2024 fu annunciato l’avvio dei lavori, presentato come l’inizio della ricostruzione di Castelluccio. Quel giorno, però, vennero consegnate le opere del primo contratto applicativo: interventi su terrazzamenti, sottoservizi e viabilità, necessari a preparare il cantiere e la futura ricostruzione. Il commissario dell’epoca indicò allora la fine del 2025 come obiettivo per avviare la realizzazione delle piastre antisismiche. È una distinzione importante: i lavori erano cominciati, ma non coincidevano ancora con la costruzione della struttura su cui dovrà poggiare il borgo ricostruito.
Il progetto prevede infatti una grande piattaforma gradonata, dotata di isolatori sismici, sopra la quale ricostruire gli edifici pubblici e privati. La soluzione è stata concepita per ridurre le sollecitazioni trasmesse dal terreno agli immobili e per consentire di ricostruire il centro storico mantenendone l’impianto, con un intervento integrato che coinvolge proprietari, tecnici e istituzioni. Si tratta di un’opera ingegneristica complessa, pensata per un borgo esposto a un rischio sismico elevato e inserito in un ambiente di grande valore paesaggistico. La complessità aiuta a capire perché il percorso sia lungo, ma non cancella l’altra realtà: per chi aspetta di tornare, ogni anno trascorso è un anno di vita lontano da casa.
Nell’agosto 2026, dopo un sopralluogo sul cantiere, la presidente della Regione Umbria ha riferito che il cronoprogramma prevedeva il completamento della piattaforma entro la fine del 2027 e l’avvio nel 2028 della costruzione degli edifici. A fine ottobre, in un’intervista all’ingegnere responsabile della ricostruzione, è stato indicato l’obiettivo di iniziare i lavori della piastra nella primavera 2027 e di completare e riconsegnare gli edifici entro la fine del 2029. Sono previsioni e obiettivi, non date di rientro già garantite: proprio per questo, dovrebbero essere accompagnati da aggiornamenti pubblici e comprensibili sullo stato dei singoli passaggi.
La distanza fra le aspettative annunciate nel 2024 e le tappe oggi prospettate è il cuore della questione. Non perché ogni ritardo dimostri di per sé un fallimento o perché un’opera tanto delicata possa essere giudicata con leggerezza, ma perché le parole “avvio”, “ricostruzione” e “rinascita” possono indicare momenti molto diversi: l’apertura di un cantiere preparatorio, la costruzione della piattaforma, la posa delle strutture e, infine, la consegna delle case. Per chi legge un comunicato, queste fasi possono sembrare un unico percorso; per chi aspetta, segnano la differenza fra vedere i lavori iniziare e poter finalmente rientrare.
Dalla piattaforma alle case: le scadenze e le domande dei cittadini
Ricostruire Castelluccio non significa riparare qualche muro isolato. Il progetto riguarda un centro storico quasi interamente distrutto, edifici da ricomporre in aggregati, opere di urbanizzazione e una piattaforma antisismica di grandi dimensioni, oltre al coordinamento fra numerosi proprietari. La scelta di costruire su isolatori alla base comporta progettazione, verifiche e lavorazioni che non si possono accelerare senza considerare la sicurezza. Nessuno dovrebbe chiedere di sacrificare la qualità o la tutela delle persone in nome di un calendario più rapido.
Ma la complessità tecnica non può trasformarsi in una risposta sufficiente a ogni domanda. I cittadini hanno bisogno di sapere quali opere sono completate, quali sono in corso, quali dipendono da autorizzazioni o affidamenti e quali date sono confermate oppure ancora indicative. La trasparenza non serve a sminuire il lavoro di chi opera nel cantiere; serve a dare alle persone strumenti per capire il percorso e per valutare se gli impegni vengono rispettati.
Perché ricostruire un paese non significa soltanto rimettere in piedi le abitazioni. Significa consentire alle famiglie di immaginare di nuovo una vita lì, alle attività di pianificare il futuro e alla comunità di non diventare soltanto un ricordo custodito da chi è stato costretto ad andarsene. Il tempo che passa non è neutro: cambia le condizioni economiche, spezza abitudini, allontana le generazioni e rende più difficile pensare a un ritorno come a qualcosa di concreto.
L’inchiesta nelle Marche e la tutela delle risorse della ricostruzione
Il 22 ottobre 2026 è stata resa nota un’inchiesta della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, relativa a commesse per la ricostruzione privata post-sisma e ad appalti pubblici nelle Marche. L’operazione ha portato a otto misure cautelari in carcere, 51 persone indagate e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro; fra le ipotesi investigative figurano truffa aggravata per ottenere contributi pubblici, corruzione e subappalti che, secondo gli investigatori, avrebbero coinvolto soggetti collegati alla criminalità organizzata. Si tratta di accuse e provvedimenti cautelari, non di responsabilità accertate in via definitiva.
È fondamentale dirlo con chiarezza: le notizie disponibili non collegano questa inchiesta al cantiere di Castelluccio, che si trova in Umbria, e non sarebbe corretto suggerire un rapporto che non risulta documentato. La vicenda marchigiana riguarda però un tema più ampio e doloroso per tutte le comunità colpite dal terremoto: le risorse della ricostruzione devono arrivare alle persone e ai territori per cui sono state stanziate, con controlli efficaci, procedure limpide e responsabilità verificabili. Quando emergono ipotesi di questo genere, la fiducia pubblica subisce un colpo anche oltre i confini dell’inchiesta, perché chi aspetta casa e normalità si domanda se il sistema sia davvero capace di proteggere le risorse e gli interessi delle comunità.
Se un euro destinato alla ricostruzione venisse sottratto o usato illecitamente, non sarebbe soltanto un danno economico: sarebbe un’offesa a chi ha perso la propria casa e a chi da anni cerca di ricominciare. Ma proprio per non trasformare il sospetto in condanna, servono indagini rigorose, processi equi e informazioni precise, senza confondere i fatti accertati con le ipotesi investigative.
Oltre la fioritura: Castelluccio deve tornare a essere un paese vissuto

Castelluccio di Norcia, alcune immagini della fioritura. FOTO DI EMANUELE VALERI
Castelluccio continuerà a richiamare visitatori per la sua piana e per la fioritura, uno spettacolo che ogni anno porta colori e attenzione a queste montagne. Eppure un territorio non può essere amato soltanto quando è bello da fotografare. La bellezza del paesaggio dipende anche dalla presenza di chi lo abita, lo cura, lo coltiva e mantiene vivi i legami fra il borgo e la montagna.
Il terremoto ha abbattuto edifici in pochi istanti, ma la perdita di una comunità può avvenire lentamente, attraverso anni di attesa e di incertezza. Per questo le parole “rinascita” e “ricostruzione” devono misurarsi con risultati concreti: opere completate, case restituite, attività riaperte e persone che possano scegliere davvero di tornare. Un progetto innovativo potrà essere un successo tecnico, ma la sua misura più importante sarà la possibilità di rimettere in moto la vita del paese.
Le montagne sono ancora lì e Castelluccio, nonostante tutto, è ancora lì. Le fotografie mostrano ciò che è stato perduto e ciò che resta da fare, ma non possono dire da sole quanto a lungo una persona debba aspettare prima di rientrare nella propria casa. A dieci anni dal terremoto, la domanda non è soltanto quando sarà pronta la piastra o quando inizieranno a salire gli edifici: è quando le famiglie potranno tornare, quando le attività potranno ripartire e quando il borgo tornerà a essere un luogo vissuto, non soltanto osservato da lontano.
Perché ricostruire Castelluccio significa anche ricostruire fiducia: con date aggiornate, responsabilità chiare, controlli trasparenti e rispetto per chi da troppo tempo aspetta. Le macerie non sono soltanto quelle del terremoto; sono anche le promesse che rischiano di perdere significato quando ogni traguardo sembra spostarsi più avanti. E a quelle persone, prima di ogni slogan, la ricostruzione deve una risposta.





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