Ferrate in montagna, quanto sono davvero sicure? Di Federico: «Mai fidarsi ciecamente di cavi e scalette»

Le ferrate, la loro sicurezza, la manutenzione, sono diventati argomenti di grande attualità anche a seguito di chiusure di alcune delle stesse da parte di organi amministrativi come i Comuni che, è bene sempre ricordarlo, sono i responsabili della sicurezza nel territorio da loro amministrato.

Delle tecniche, kit e altro abbiamo già parlato nelle rubriche di “Neve Appennino”. Qui proviamo a parlare di qualcos’altro. Per esempio, tanto per iniziare, di una sorta di inquadramento, direi storico/filosofico.

Ferrate e cultura della montagna

A darci una mano ci viene incontro l’autorevole penna di Carlo Alberto Pinelli, che tutti conoscono come regista, orientalista e alpinista da sempre impegnato per la difesa delle montagne del mondo, un maître à penser dell’ambientalismo ma anche del semplice andare in montagna.

Ecco cosa ci dice Pinelli:

“Le vie ferrate sono divertenti, favoriscono un piacevole impiego delle proprie predisposizioni atletiche, permettono di fotografare i monti, da una diversa prospettiva.

D’accordo, ma dove va a finire la libertà di decidere il proprio itinerario, appiglio dopo appiglio, la capacità di imparare dai propri errori, l’ingegnosità di trovare vie d’uscita dalle difficoltà e dai pericoli?

Le vie ferrate favoriscono atteggiamenti passivi (tanto ci sono cavi e scalette a guidarci passo passo); non sono formative, non ci liberano dai condizionamenti urbani di cui siamo succubi e non contribuiscono a rivelarci aspetti creativi della nostra psiche che giacevano sul fondo, senza possibilità di emergere e di esprimersi.

Restano soltanto un gioco epidermico.

Sarebbe bene che i frequentatori se ne rendessero conto.

È evidente inoltre che la falsa sicurezza data dai cavi metallici, dai cartelli di accesso e più in generale da un ambiente addomesticato, è un invito più o meno esplicito agli escursionisti a sottovalutare il terreno in cui si muovono e ad assumersi rischi superiori alle proprie capacità.

Con un filo di ironica esagerazione potremmo parlare di un concentrico tentativo di circonvenzione di persone alle quali, volutamente, non vengono forniti gli strumenti conoscitivi e culturali necessari per comprendere le dimensioni dell’inganno che stanno subendo invece di accostarsi con piacere e curiosità a un rapporto con la montagna davvero alternativo…“

Cosa sono le ferrate e come sono nate

Ma cosa sono le ferrate? Sono percorsi di alta montagna dotati di attrezzatura come scalette, mancorrenti, pedate, al fine di facilitare anche ai meno esperti la scalata.

La prima ferrata nacque nel 1843, nel Dachstein, in Austria, proprio per consentire la “conquista della vetta”, che fu realmente scalata da Friederich Simony che usufruì pertanto di maniglie, cavi, funi e pioli in ferro che precedentemente aveva fissato alla parete.

Durante la Prima Guerra Mondiale, soprattutto in Dolomiti e nelle Alpi Giulie, le ferrate videro una crescita enorme: esse servivano per portare truppe, approvvigionamenti ed armi in quota, sia da parte italiana sia da parte austriaca.

Queste ferrate cariche di storia sono oggi manutenute con passione e competenza e, costituendo una importante testimonianza storica, fanno parte della memoria collettiva delle Dolomiti.

Ma allora le ferrate vanno chiuse?

Ma allora le chiudiamo le ferrate? Ma no dai, come detto anche da Pinelli, esse sono divertenti, propongono un approccio più leggero all’alta montagna, rendono possibili esperienze belle e remunerative rispetto all’alpinismo dove entrano in gioco molte più variabili.

Io stesso, anche come professionista, frequento spesso le ferrate, ma sono sempre attento a come sono state costruite, mi appendo ai cavi certo, ma con prudenza, verificando sempre dove e come sono attaccati.

Prima di salire su una scaletta guardo se sta messa bene, cosa c’è di instabile sopra, e comunque cerco di non appendermi completamente al manufatto ma lasciandomi sempre una “via d’uscita”, e queste cose le insegno a chi viene con me, cioè a verificare continuamente la sicurezza.

Un po’ come avviene in falesia: la verifica della spittatura, del compagno che ci fa sicura e come la fa, la catena sommitale, verificando che non presenti criticità.

Molte ferrate possono essere salite senza usare il materiale, spesso lo faccio. E se sono con clienti e allievi vado su e giù a controllarli e controllare soprattutto l’attrezzatura in parete.

Ferrate: tecnica, casco, imbracatura e corda

Per le ferrate, lo scrivo anche nel mio manuale, non bisogna affidarsi spensieratamente all’attrezzatura presente, occorre una buona tecnica, una buona sicurezza individuale e non soffrire di vertigini.

Nelle ferrate, rispetto alle escursioni, l’attrezzatura deve comprendere il casco, da indossare in modo corretto e che scenda bene sulla fronte, l’imbracatura, uno spezzone di corda di una ventina di metri (e saperla usare!), un paio di moschettoni a ghiera, un meccanismo di assicurazione tipo Gri Gri, Reverso, Mega Jul (e saperli usare).

Escursionista con casco e zaino durante la salita su un ripido percorso roccioso in alta montagna

Lo zaino deve essere ben regolato, aderente alla schiena e privo di oggetti sporgenti, soprattutto sui percorsi ripidi e sulle vie ferrate.

Consiglio di avvicinarsi alle ferrate dopo aver acquisito una buona tecnica escursionistica e anche, perché no, dopo aver frequentato un corso base di arrampicata su roccia naturale imparando anche la discesa in corda doppia (sempre utile).

La corda può essere utile per chi non se la sente di salire solo con l’ausilio di sicurezza del kit.

In questo caso verificare che gli occhielli d’acciaio, dove passare la corda, non siano rivolti verso il basso, come sono purtroppo in alcune ferrate del Gran Sasso, perché la corda dell’assicurato uscirebbe dall’occhiello rivolto verso il basso e lui andrebbe giù…

Chi deve manutenere le ferrate?

Ma chi deve manutenere le ferrate?

Al Gran Sasso, grazie ad un bando del 2006 da parte dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, sono state rifatte gran parte delle ferrate, con lavori che si sono protratti fino, più o meno, al 2010.

Successivamente, negli anni, vi sono stati altri interventi, a corollario del lavoro svolto precedentemente.

Escursionista impegnato su una via ferrata con casco, imbracatura e kit di sicurezza

La sicurezza sulle vie ferrate dipende non solo dall’attrezzatura presente in parete, ma anche dalla preparazione e dall’attenzione dell’escursionista

Resta da completare lo storico Sentiero del Centenario e mettere mano alla Ferrata dei Ginepri (ex Brizio).

Quest’ultima in realtà la eliminerei (ma è un mio modesto parere) perché pericolosa per caduta sassi e anche perché, tutto sommato, non porta da nessuna parte né all’andata, né al ritorno, anche perché vi sono percorsi alternativi, sicuramente meno divertenti (ma meno pericolosi), per consentire al versante aquilano di affacciarsi a quello teramano.

Buone ferrate!

Giampiero Di Federico

Comments (No)

Leave a Reply