Corsi per lavorare in montagna, attenzione ai falsi titoli: l’allarme delle Guide Alpine

Il mondo delle attività outdoor continua a crescere e, insieme all’aumento delle persone che frequentano sentieri, montagne e ambienti naturali, si moltiplicano anche i corsi rivolti a chi vorrebbe trasformare questa passione in un’attività professionale.

Ma non tutti i percorsi formativi hanno lo stesso valore e, soprattutto, frequentare un corso privato non significa necessariamente ottenere un titolo che abilita legalmente all’esercizio di una professione.

A richiamare l’attenzione sul tema è il Collegio regionale delle Guide Alpine della Lombardia, che nei giorni scorsi ha pubblicato un approfondimento dal titolo eloquente: “Corsi di formazione? Attenzione agli inganni e al non detto”.

Il Collegio mette in guardia dalla diffusione, nel settore outdoor, di proposte formative presentate attraverso espressioni che potrebbero far pensare al conseguimento di titoli ufficiali o di vere e proprie abilitazioni professionali, quando in realtà il valore dell’attestato rilasciato può essere completamente diverso.

Guida alpina durante un’attività di formazione in montagna

Formazione e professioni della montagna: le Guide Alpine richiamano l’attenzione sulla differenza tra corsi privati, attestati e titoli realmente abilitanti.

Corso di formazione e corso abilitante non sono la stessa cosa

Il primo elemento da chiarire riguarda proprio il significato della parola “abilitante”.

Un corso abilitante è un percorso che conduce al conseguimento di un titolo necessario per esercitare una determinata professione regolamentata.

Nel caso delle professioni della montagna, il Collegio lombardo richiama in particolare le figure della Guida Alpina e dell’Accompagnatore di Media Montagna.

Per queste professioni l’abilitazione viene rilasciata nell’ambito di percorsi previsti dalla normativa e, secondo quanto evidenziato dalle Guide Alpine Lombardia, la formazione professionale passa attraverso i Collegi regionali e le procedure previste dalle Regioni.

Non basta quindi frequentare un generico corso privato per poter utilizzare titoli professionali regolamentati o svolgere attività riservate dalla legge a determinate figure.

Il richiamo alla Legge 4/2013

Uno dei punti centrali dell’intervento delle Guide Alpine riguarda la Legge 4/2013, dedicata alle professioni non organizzate in ordini o collegi.

Secondo il Collegio lombardo, proprio il richiamo a questa normativa può diventare fonte di confusione quando viene utilizzato nella promozione di alcuni corsi.

La Legge 4/2013 disciplina infatti professioni non regolamentate e non costituisce, da sola, un’abilitazione per esercitare professioni che invece sono sottoposte a specifiche norme, albi o collegi professionali.

Gli attestati ottenuti attraverso percorsi privati possono certamente certificare una formazione o determinate competenze, ma non possono sostituire i titoli richiesti dalla legge per svolgere una professione regolamentata.

“Abilitazione professionale” e “riconosciuto dal Ministero”: attenzione alle parole

Il problema, dunque, non riguarda necessariamente la qualità dei corsi.

Esistono infatti percorsi privati che possono essere molto validi dal punto di vista didattico e che consentono di acquisire conoscenze importanti.

Il punto riguarda piuttosto come questi corsi vengono presentati al pubblico.

Tra le formule indicate dal Collegio come potenzialmente fuorvianti figurano espressioni come “abilitazione professionale”, “riconosciuto dal Ministero” oppure “qualifica con valore legale”, quando non esiste effettivamente un provvedimento pubblico che attribuisce quel valore al titolo rilasciato.

Le Guide Alpine sottolineano inoltre come il Ministero delle Imprese e del Made in Italy possa tenere elenchi relativi alle associazioni professionali previste dalla Legge 4/2013, ma questo non equivale al riconoscimento pubblico dei singoli corsi.

Come capire che cosa si sta realmente acquistando

Prima di iscriversi a un percorso formativo nel settore della montagna, sarebbe quindi opportuno verificare con attenzione alcuni aspetti.

Innanzitutto bisogna capire chi rilascia il titolo e quale sia esattamente il suo valore.

Un attestato di frequenza o di competenza può rappresentare un elemento importante nel proprio percorso formativo, ma è cosa diversa rispetto a un titolo che consente l’accesso a una professione regolamentata.

Il secondo elemento è rappresentato dalla normativa indicata dal corso.

Il Collegio lombardo invita a verificare che vengano specificate chiaramente le leggi nazionali o regionali che disciplinano la professione alla quale il percorso dovrebbe condurre.

Per le professioni della montagna uno dei riferimenti fondamentali è la Legge 2 gennaio 1989, n. 6, che disciplina l’ordinamento della professione di Guida Alpina.

Formule generiche come “corso riconosciuto ai sensi di legge”, senza ulteriori indicazioni, meritano quindi un approfondimento prima di procedere all’iscrizione.

Una questione che riguarda anche la sicurezza in montagna

Il tema non è soltanto burocratico.

Quando si parla di professioni che prevedono l’accompagnamento di persone in ambiente montano entrano inevitabilmente in gioco anche responsabilità, competenze tecniche e sicurezza.

Una persona che decide di affidarsi a un professionista deve poter conoscere con chiarezza quale formazione abbia seguito, quale titolo possieda e quali attività sia effettivamente autorizzato a svolgere.

Ed è proprio per questo che la distinzione tra un corso di formazione e una vera abilitazione professionale assume particolare importanza.

Sul sito del Collegio Guide Alpine Lombardia sono pubblicati, ad esempio, i percorsi ufficiali per Aspiranti Guide, Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna, con prove attitudinali, programmi formativi ed esami di abilitazione.

Formarsi è importante, ma bisogna sapere quale titolo si ottiene

Il messaggio delle Guide Alpine Lombardia non è quindi quello di diffidare indistintamente dei corsi privati.

Al contrario, la formazione rappresenta un elemento fondamentale per migliorare le proprie competenze e può essere preziosa anche per chi frequenta la montagna senza voler intraprendere una professione.

La questione è un’altra: sapere esattamente che cosa si sta acquistando e quale valore abbia il titolo ottenuto alla fine del percorso.

Un corso può insegnare moltissimo senza essere abilitante. Allo stesso modo, un attestato può certificare un percorso di formazione senza consentire l’accesso a una professione regolamentata.

In un settore in forte espansione come quello dell’outdoor, dove sempre più persone cercano corsi, qualifiche e opportunità lavorative, conoscere questa differenza diventa fondamentale.

Prima di iscriversi, dunque, la domanda da fare non dovrebbe essere soltanto “quanto dura il corso?” o “quanto costa?”, ma soprattutto:

“Che cosa mi permette realmente di fare questo titolo una volta ottenuto?”

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