Camminare in montagna: perché il buon senso conta quanto l’allenamento

Percorrere sentieri e ferrate è un’attività non scevra di pericoli, qualche volta subdoli, ai quali dobbiamo costantemente far fronte con la tecnica, l’allenamento, la preparazione, la forza morale e sviluppando il buon senso.

Perché camminare in montagna?

Perché camminare in montagna o in qualsiasi altro luogo in natura? Non ci sono forse altri mezzi per raggiungere i luoghi, come automobili, motocicli, e-bike, biciclette, treni e pullman?

Eppure camminiamo. Sì, perché tutti gli altri mezzi che abbiamo citato sono troppo veloci per darci il tempo di osservare, godere, riflettere e, in qualche modo, meditare. Per non parlare delle ferrate!

Ricordo che molti anni fa, davvero tanti, quando ho iniziato a frequentare le montagne, il camminare per sentieri era principalmente dovuto a un motivo: raggiungere una vetta o l’attacco di una parete. Null’altro.

Da molti anni non è più soltanto così.

Moltissimi, compreso me, camminano per il solo gusto di farlo, per conoscere, per cultura personale, per la ricerca di situazioni ed emozioni, per il movimento fisico.

Il trekking e il piacere dell’escursione

Il trekking — che strana parola! — è alla portata di moltissimi, perché si possono scegliere itinerari di tutti i tipi, anche i più semplici e i meno faticosi. E poi lo si può fare in ogni periodo dell’anno: così si gode della diversità del territorio a ogni cambio di stagione.

Ma che cosa significa trekking? Non mi piace molto usare i termini inglesi e, infatti, nel prosieguo userò più spesso il più nostrano “escursione”.

Trekking è un termine coniato, così sembra, dai coloni olandesi in Sudafrica, ai tempi del colonialismo. È infatti un termine boero che indica “il camminare lungo le tracce lasciate dai carri trainati da buoi”.

Giampiero Di Federico, Guida Alpina e la sua ascesa al Paretone

Giampiero Di Federico, Guida Alpina e la sua ascesa al Paretone

Oggi l’escursione è intesa in Occidente soprattutto come attività ludica: per conoscere, esplorare, vivere e leggere l’ambiente, conoscere la storia e le tradizioni, la vegetazione, la fauna e le sue abitudini.

Molti miei amici che hanno fatto il servizio militare negli Alpini hanno conosciuto e imparato ad amare le montagne proprio facendo il militare.

Diversamente, in Africa o in Asia, camminare è spesso il modo per raggiungere il pozzo d’acqua più vicino, il mercato o l’ospedale in città, oppure la famiglia lontana, spesso a miglia e miglia di distanza.

O ancora per trovare i pascoli migliori, come peraltro fanno ancora i nostri pastori nella pratica della transumanza, sia verticale sia orizzontale.

Il movimento nella natura e il rapporto tra genitori e figli

È un’attività aerobica: l’apparato cardiorespiratorio lavora quindi in modo ottimale, mantenendo un equilibrio tra l’apporto di ossigeno e il suo fabbisogno.

Si respira in ambienti in quota, non inquinati, dove l’aria è senz’altro migliore di quella in pianura e in città.

Muoversi nella natura, soprattutto in età evolutiva, sviluppa l’intelligenza neuromotoria e la coordinazione tra mente e corpo.

L’escursionismo, pertanto, fa bene ai ragazzi e può avere un effetto calmante sui più irruenti e agitati. Li fa socializzare, allontanandoli dai telefonini, dai social e dal web. Li fa muovere!

Gran Sasso d’Italia innevato tra le nuvole, protagonista del racconto di Giampiero Di Federico

Il massiccio del Gran Sasso d’Italia tra neve e nuvole. Foto Damiano Tatulli.

Per i bambini è un’occasione di confronto e di interazione con i genitori, e viceversa, in un mondo sempre più disconnesso tra grandi e piccini.

I gesti non sono mai ripetitivi come nella corsa, perché il sentiero cambia continuamente: nella ripidità, per esempio, o nella conformazione, nei diversi ambienti naturali che si attraversano e di stagione in stagione.

È la natura che detta le regole e noi dobbiamo adeguarci in modo intelligente e consapevole.

Infine, noi tutti, in escursione, saremo per forza di cose sempre in connessione con l’ambiente, stabilendo di volta in volta, nello svolgersi del cammino, l’atteggiamento da adottare con intelligenza, consapevolezza e buon senso.

La preparazione mentale e la conoscenza dei propri limiti

Ritengo perciò davvero importante la preparazione mentale, forse anche più di una buona preparazione fisica. Essa determina il successo o meno di un’escursione.

Fondamentale è essere onesti con sé stessi.

Per farlo occorre avere dati certi, come le proprie esperienze, le proprie capacità e il proprio allenamento, e farne tesoro, senza dimenticarli o trascurarli.

Su questi elementi, valutati tenendo conto delle variabili esterne, si basa la stima delle proprie capacità, con la lucidità e l’obiettività necessarie per comprendere le circostanze soggettive e oggettive.

Un atteggiamento ostinatamente ottimista può generare un’eccessiva fiducia in sé, che può diventare una concausa di pericolo per sé stessi e per gli altri.

Un corretto approccio e una buona preparazione mentale non bastano se non sono affiancati dal buon senso.

Una qualità, quest’ultima, che si va perdendo: un po’ per la fretta di vivere, un po’ per la volontà impellente di fare foto e filmati della nostra esperienza da pubblicare poi sui social, e molto per la scarsa esperienza.

Quest’ultima, lo ripetiamo, dovrà essere integrata dalla competenza e dalla cultura tecnica.

Il rispetto delle aree protette

La nostra voce di appassionati degli ambienti naturali montani può e deve essere ascoltata. Siamo consapevoli che non possiamo avere libero accesso a qualsiasi ambiente, perché vi sono risorse ambientali da proteggere e dobbiamo farcene carico.

Dalle grandi montagne del mondo alle pianure africane, fino alle Alpi, molte aree sono protette. Così pure in Appennino e, in Abruzzo, addirittura tutte, da decenni, sotto forma di parchi nazionali e regionali e riserve naturali.

Il primo camoscio del 2026 nell'area faunistica di Rovere

Gianpiero Cutolo, fotografo naturalista, ha immortalato il primo camoscio nato nel 2026 nell’area faunistica di Rovere, Rocca di Mezzo (AQ)

Sappiamo che nel mondo molte specie sono in sofferenza e a rischio di estinzione, quasi sempre a causa dell’uomo.

Rispettiamo i regolamenti e le normative di accesso a queste aree, con l’auspicio che regole e regolamenti siano frutto di competenze, buon senso ed equilibrio. E così anche sulle montagne del mondo.

Riportare i rifiuti a valle e rispettare gli animali selvatici

Riportiamo tutto a valle, anche le cicche di sigaretta, la carta e le bucce della frutta.

Rifiuti e sacchi di immondizia accumulati all’interno del Rifugio Manzini sulla Maiella

Numerosi sacchi di rifiuti e materiale abbandonato all’interno del Rifugio Manzini sulla Maiella. La segnalazione è stata inoltrata alle autorità competenti.

Non diamo da mangiare agli animali selvatici: quello che offriamo loro non fa parte della loro dieta naturale. Cerchiamo di non avvicinarli: rischieremmo di renderli dipendenti da noi, anche se sono timidi cerbiatti o curiosissime volpi.

Lasciamo che gli animali selvatici conservino un elevato grado di diffidenza nei confronti dell’essere umano.

Le montagne e l’attenzione della politica

L’Italia ha due terzi del proprio territorio formati da montagne e colline e solo un terzo da pianure. Il territorio a rilievo ha, a mio avviso, necessità di politiche funzionali alla tutela del territorio montano, troppo spesso dimenticato a favore di luoghi più densamente popolati.

È quindi difficile dare torto a Stefano Ardito, scrittore e profondo conoscitore delle montagne del mondo, quando afferma, riferendosi all’Abruzzo:

«Una regione di montagne, governata con i piedi piantati sulla spiaggia, tenendo d’occhio soltanto la politica e le città».

DI GIAMPIERO DI FEDERICO 

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