Vie ferrate, Di Federico: «Non basta agganciarsi a un cavo. Servono preparazione, tecnica e attrezzatura adeguata»

Le vie ferrate rappresentano uno dei punti di incontro più affascinanti tra escursionismo e alpinismo. Permettono di raggiungere pareti, creste e vette attraverso itinerari attrezzati con cavi, scalette e appigli artificiali, ma non devono essere considerate semplici sentieri di montagna. Ne abbiamo parlato con Giampiero Di Federico, Guida Alpina, che nella nuova puntata dedicata alla sicurezza in montagna approfondisce preparazione, attrezzatura e utilizzo del kit da ferrata.

«Le ferrate sono sentieri attrezzati con mancorrenti, scalette e pedate, almeno nei tratti più difficili e verticali», spiega Giampiero Di Federico.

Una disciplina che si colloca idealmente a metà strada tra escursionismo e alpinismo e che consente di affrontare ambienti altrimenti riservati a chi possiede competenze alpinistiche.

«Danno la possibilità di scalare pareti e vette, costoni e creste che, senza questi aiuti artificiali, sarebbero classificati come itinerari alpinistici».

Giampiero, chi vuole iniziare a percorrere una ferrata da dove dovrebbe partire?

«Il mio consiglio è di avvicinarsi a questa forma di escursionismo solamente dopo aver acquisito una buona esperienza escursionistica. E, perché no, anche dopo aver frequentato un corso base di arrampicata su roccia».

Il motivo è semplice: la presenza di un cavo metallico non elimina le difficoltà dell’ambiente in cui ci si muove.

Le ferrate possono presentare tratti verticali, forte esposizione, passaggi atletici e notevole sviluppo. A questo possono aggiungersi quota, condizioni meteorologiche e fatica.

«Molte ferrate possono essere molto faticose e possono svolgersi anche a quote elevate. Occorre quindi avere un equipaggiamento adeguato e un buon allenamento di base».

Quindi non bisogna avere fretta di affrontare immediatamente gli itinerari più difficili?

«Assolutamente. Innanzitutto consiglio di andare per gradi».

È uno degli aspetti sui quali Di Federico insiste maggiormente.

«Alcune ferrate sono davvero aeree e vertiginose. Bisogna possedere una buona tecnica, avere sicurezza individuale e non soffrire particolarmente di vertigini».

La difficoltà di una ferrata, dunque, non può essere valutata esclusivamente osservando la lunghezza del percorso. Entrano in gioco verticalità, esposizione, continuità dello sforzo, quota e capacità di muoversi correttamente sulla roccia.

Qual è l’attrezzatura indispensabile?

«Rispetto a una normale escursione, nelle ferrate l’attrezzatura deve comprendere innanzitutto il casco, che deve essere indossato correttamente e scendere bene sulla fronte, quindi l’imbracatura e naturalmente il kit da ferrata».

Per i bambini l’attenzione deve essere ancora maggiore.

«Per loro è preferibile valutare un’imbracatura completa, quindi con pettorale, e non soltanto la cintura con i cosciali».

Oggi una via ferrata va affrontata con casco, imbracatura e uno specifico kit da ferrata dotato di dissipatore, utilizzando dispositivi conformi alle normative di sicurezza vigenti.

E la corda?

Di Federico sottolinea l’importanza della preparazione tecnica anche quando si decide di portare materiale aggiuntivo.

«Può essere utile avere uno spezzone di corda per poter assicurare un compagno meno sicuro, meno allenato o meno preparato. Ma la cosa fondamentale è un’altra: la corda bisogna saperla usare».

Non basta quindi inserirla nello zaino.

«Bisogna conoscere moschettoni, nodi e sistemi di assicurazione. Portare materiale tecnico senza sapere come utilizzarlo può essere inutile».

L’eventuale assicurazione supplementare di un compagno richiede infatti competenze specifiche e non dovrebbe essere improvvisata.

Durante la progressione è meglio affidarsi agli appigli metallici oppure alla roccia?

«È meglio non appendersi più del necessario all’attrezzatura della ferrata».

Per Di Federico uno degli obiettivi deve essere quello di mantenere una progressione il più naturale possibile.

«Bisogna cercare di restare sui propri piedi e sulle proprie gambe, sfruttando quando possibile anche le asperità naturali della roccia».

Questo permette non soltanto di risparmiare energie nelle ferrate più lunghe, ma anche di sviluppare una migliore capacità di movimento.

C’è una regola particolarmente importante quando più persone percorrono la stessa ferrata?

«Tra due punti fissi di una corda metallica è bene che ci sia una sola persona».

Il motivo riguarda le conseguenze che potrebbe avere una caduta.

«Bisogna evitare di essere coinvolti nella caduta della persona che ci precede».

Distanza e corretta gestione della progressione del gruppo diventano quindi elementi essenziali, soprattutto sui tratti verticali.

Il kit da ferrata: come funziona il dissipatore

Uno degli argomenti più interessanti affrontati da Giampiero Di Federico riguarda proprio l’evoluzione dei sistemi utilizzati per assicurarsi alle ferrate.

Nelle fotografie fornite dalla Guida Alpina sono visibili differenti generazioni e configurazioni dei kit.

FOTO 1 – Il moderno kit con dissipatore tessile

La prima immagine mostra il classico kit commerciale con dissipatore tessile.

Kit da ferrata con dissipatore tessile, imbracatura e moschettoni per la sicurezza in montagna

Un moderno kit da ferrata con dissipatore tessile, imbracatura e due moschettoni per l’autoassicurazione sui tratti attrezzati

Il sistema è collegato all’imbracatura e presenta due bracci terminanti con gli specifici moschettoni da ferrata.

All’interno del dissipatore si trova un sistema tessile progettato affinché, in seguito a una caduta significativa, la sua apertura progressiva possa assorbire parte dell’energia generata.

«Il vantaggio è soprattutto la comodità e la velocità di utilizzo», osserva Di Federico.

C’è però un principio fondamentale da ricordare: un dissipatore che sia stato attivato da una caduta importante non deve semplicemente essere richiuso e utilizzato normalmente come se nulla fosse accaduto. Deve essere gestito secondo le indicazioni del costruttore e il dispositivo può richiedere la sostituzione.

La stessa UIAA considera l’intervento dell’energy absorber in una caduta importante come un sistema di ultima istanza e raccomanda particolare cautela dopo il suo azionamento.

FOTO 2 – Il dissipatore metallico utilizzato storicamente

Kit da ferrata con dissipatore meccanico metallico e due bracci collegati all’imbracatura

Una configurazione con dissipatore meccanico metallico e due bracci, utilizzata nell’esperienza alpinistica illustrata da Giampiero Di Federico

La seconda fotografia mostra invece uno dei sistemi meccanici utilizzati da Di Federico nel corso della propria esperienza alpinistica.

Il dissipatore metallico è inserito lungo uno spezzone di corda e il sistema permette, nella configurazione illustrata, la gestione dei due rami di collegamento durante la progressione.

È una testimonianza particolarmente interessante anche dal punto di vista dell’evoluzione dell’attrezzatura da montagna.

FOTO 3 – Un’altra configurazione del dissipatore metallico

Dissipatore meccanico per via ferrata con cordini e moschettoni collegati all’imbracatura

Una seconda configurazione del dissipatore meccanico, con i cordini che interessano il sistema di assorbimento dell’energia

Nell’immagine con la ragazza con gli occhiali viene mostrata una configurazione differente.

In questo caso entrambi i cordini interessano il sistema meccanico e la modalità di utilizzo è differente rispetto alla fotografia precedente.

Di Federico ricorda come proprio i dissipatori metallici abbiano rappresentato per molti anni una delle soluzioni utilizzate sulle ferrate.

Un sistema strettamente legato anche alla storia dell’alpinismo aquilano.

Il dissipatore Bafile

«Il dissipatore a fori è stato inventato dal geniale alpinista e ingegnere aquilano Andrea Bafile», ricorda Di Federico.

Un riferimento che permette di legare l’evoluzione tecnica dell’attrezzatura alla grande tradizione alpinistica abruzzese.

Oggi, tuttavia, materiali e normative hanno compiuto un’importante evoluzione e chi acquista o utilizza un kit da ferrata deve fare riferimento ai dispositivi attualmente certificati e alle istruzioni fornite dal produttore.

Non soltanto ferrate: quanto conta scegliere lo zaino giusto?

Le fotografie inviate da Di Federico permettono inoltre di tornare su un altro elemento fondamentale dell’attrezzatura da montagna: lo zaino.

FOTO 4 – Lo zaino con schienale aerato

Zaino da montagna con schienale aerato e spazio per la ventilazione della schiena

Un esempio di zaino con schienale aerato: la separazione dalla schiena favorisce la ventilazione durante l’escursione

La prima fotografia mostra uno zaino giallo che rappresenta, secondo Di Federico, un buon esempio di impostazione dello schienale.

Tra lo zaino e la schiena rimane infatti uno spazio che favorisce la circolazione dell’aria e limita il contatto diretto.

Un dettaglio particolarmente importante nelle escursioni estive e durante gli itinerari che richiedono uno sforzo prolungato.

FOTO 5 – Lo “zainone” per il Terzo Pilastro

Decisamente diversa è la storia dello zaino di grandi dimensioni mostrato nella seconda fotografia.

Giampiero Di Federico con grande zaino durante un’uscita alpinistica in ambiente innevato

Giampiero Di Federico con il grande zaino utilizzato per il tentativo di prima invernale in solitaria al Terzo Pilastro

«Quello era il mio zainone enorme», racconta Di Federico.

Fu utilizzato durante il tentativo di prima invernale in solitaria al Terzo Pilastro, quando la quantità di materiale necessaria imponeva inevitabilmente un carico e un volume molto superiori rispetto a quelli di una normale escursione.

FOTO 6 – Il primo zaino, acquistato negli anni Settanta

Giampiero Di Federico in arrampicata con uno storico zaino da montagna degli anni Settanta

Giampiero Di Federico con il suo primo zaino, acquistato in Svizzera nella metà degli anni Settanta.

La terza fotografia rappresenta invece un vero pezzo di storia personale.

«È stato il mio primo zaino, acquistato tra il 1975 e il 1976».

Si trattava di un modello in dotazione all’esercito svizzero, acquistato in un mercatino durante un periodo trascorso in Svizzera, dove Di Federico lavorava in fonderia.

Materiali, forma e concezione dello zaino raccontano quanto sia cambiata l’attrezzatura da montagna nell’arco di mezzo secolo.

FOTO 7 – L’esempio di ciò che sarebbe meglio evitare

Escursionisti su un sentiero con esempi di zaini e abbigliamento non sempre adeguati alla montagna

Un’immagine utilizzata da Giampiero Di Federico per spiegare come zaino e abbigliamento debbano essere scelti in funzione dell’attività e dell’ambiente montano.

L’ultima fotografia viene utilizzata da Di Federico con finalità didattica.

In primo piano compare la sua ex moglie con uno zaino commerciale privo di un efficace sistema di stabilizzazione frontale; sullo sfondo il figlio indossa invece una giacca di pelle e non porta uno zaino.

«È un’immagine che oggi utilizzo proprio come esempio di quello che non bisognerebbe fare».

L’equipaggiamento deve infatti essere scelto sulla base dell’ambiente, della durata e della difficoltà dell’itinerario.

Ferrate, la tecnologia non sostituisce l’esperienza

Il messaggio conclusivo di Giampiero Di Federico torna quindi al principio da cui era partito.

Le attrezzature moderne hanno migliorato enormemente comfort e sicurezza, ma nessun dispositivo può sostituire esperienza, preparazione e consapevolezza.

Una ferrata rimane un itinerario di montagna che può svilupparsi in ambiente verticale, esposto e talvolta ad alta quota.

«Bisogna andare per gradi, allenarsi e imparare a utilizzare realmente l’attrezzatura che si porta con sé».

Perché il cavo, i moschettoni e il dissipatore rappresentano strumenti fondamentali, ma la prima forma di sicurezza rimane sempre la capacità di capire dove ci troviamo, cosa stiamo facendo e se siamo realmente preparati per farlo.

Nota della redazione: le fotografie dei dissipatori metallici documentano sistemi e configurazioni appartenenti all’esperienza personale e alla storia dell’attrezzatura illustrata da Giampiero Di Federico. Per la pratica attuale delle vie ferrate è opportuno utilizzare attrezzatura conforme alle norme vigenti, verificandone certificazione, compatibilità, condizioni e modalità d’impiego secondo le istruzioni del produttore.

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