Un’arvicola curiosa tra le radici di un faggio

E’ stata scattata all’interno dei Confini del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise un’immagine mozzafiato di un animale che agli occhi degli sconosciuti sembra simile ad un topolino, invece si tratta di un’arvicola.

Un piccolo e timido roditore che vive nelle foreste del Parco Nazionale, passa gran parte delle sue giornate nei tunnel sotterranei che è capace di scavarsi e si nutre dei frutti e delle foglie del faggio.

In un post è proprio il Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise a dare maggiori spiegazioni riguardo la natura di questo particolare roditore.

 

Foto di Bruno D’Amici
L’arvicola rossastra (Myodes glareolus) è un piccolo e timido roditore che abita le foreste del Parco. Passa gran parte del suo tempo in tunnel scavati nella lettiera delle faggete e tra le radici degli alberi, nutrendosi di materiale vegetale e, a seconda dei periodi, anche di giovani foglie del faggio o dei suoi frutti (le faggiole). In particolare, quando, come nell’anno corrente, quest’ultime sono molto abbondanti, ovvero negli anni di cosiddetta “pasciona”, le arvicole riescono ad accumulare energie in autunno le quali permettono loro di superare più agevolmente la stagione invernale e, quindi, di riprodursi con maggiore successo la primavera successiva.
Talvolta, questo fenomeno può assumere proporzioni sorprendenti e, nei mesi che seguono immediatamente la pasciona, si può addirittura assistere delle vere e proprie esplosioni demografiche di questa specie. Quando ciò accade, in media ogni 4-5 anni, il suolo della faggeta sembra prendere vita per il movimento di decine di arvicole. È uno spettacolo unico e, se vogliamo, anche divertente, ma tutta questa attività finisce per attirare l’attenzione anche di altri sguardi… Le arvicole infatti rientrano nel menù della stragrande maggioranza dei carnivori delle faggete: volpi, lupi, mustelidi, rapaci diurni e notturni, corvidi e serpenti sono tutti predatori di questi velocissimi roditori. È naturale che, quando le arvicole diventano eccezionalmente numerose, molti dei loro predatori sfruttino a fondo la temporanea grande disponibilità di questa risorsa. E, allora, allocchi, poiane, donnole e vipere sembrano non nutrirsi di altro e questa fase di abbondanza finisce per riflettersi nelle loro performances riproduttive. Negli anni successivi alle esplosioni di arvicole, infatti, anche le popolazioni dei predatori sembrano subire un evidente incremento numerico.