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Terremoto

L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ha segnalato un sisma di magnitudo 3.8 gradi in quel del mar Adriatico Centrale. Il movimento tellurico è avvenuto in mare aperto, lontano dalla terra ferma, ed è stato registrato poco dopo la mezzanotte di ieri, precisamente alle ore 00:19.

Terremoto
Il terremoto registrato nella notte nel mar Adriatico

Il sisma ha avuto coordinate geografiche pari a 42.559 gradi di latitudine, 15.824 di longitudine e una profondità, il cosiddetto ipocentro, di 10 chilometri sotto il livello del mare. La scossa è stata avvertita in alcuni casi dalla popolazione lungo le zone costiere delle province di Foggia e Campobasso ma non ha causato alcun danno.

Per capire la causa della sismicità dell’Adriatico dobbiamo osservarne la sua posizione geografica. Questo mare si trova confinato tra due catene montuose, le Dinaridi e l’Appennino. Come sappiamo, la litosfera è suddivisa in blocchi (placche) in continuo movimento, per cui i loro bordi sono soggetti a sforzi di trazione, compressione e scorrimento: lungo i bordi che si trovano in compressione si formano delle catene montuose. Il bacino del Mediterraneo si trova in corrispondenza di un complesso “puzzle” di placche e microplacche. Il dominio adriatico corrisponde alla microplacca Adria che, per effetto della spinta della placca Africana verso NNE, si “incunea” nella placca Europea, creando una indentatura con conseguente compressione e deformazione lungo i bordi. Il risultato è la formazione di due catene montuose che si “fronteggiano”: gli Appennini a SW e le Dinaridi a NE.

Terremoto
Il terremoto odierno è risultato della formazione di due catene montuose che si “fronteggiano”: gli Appennini a SW e le Dinaridi a NE

Ciascuna delle due catene tende ad avanzare verso l’altra e questo processo vede coinvolte porzioni sempre maggiori del fondale Adriatico, al punto che, allo stato attuale delle cose, le porzioni sommerse di entrambe le catene sono avanzate fino a incontrarsi più o meno al centro dell’Adriatico stesso. Questo processo porterà alla chiusura di questo bacino e all’emersione del fondale in tempi che però sono geologici (noi non lo vedremo e potremo continuare a fare il bagno sulle coste). Il movimento di convergenza, infatti, è mediamente molto lento, di pochi millimetri all’anno.

Fonte: ingvterremoti

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