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Dopo circa 46 anni di protezione assoluta i lupi potranno tornare ad essere abbattuti.

Il governo Gentiloni insieme alle Regioni il 24 di gennaio ha dato il primo via libera all’abbattimento controllato del lupo.

Una decisione che ha generato molta rabbia tra gli ambientalisti, ma non solo in quanto un provvedimento del genere viene considerato inutile e dannoso.

Tale provvedimento è stato preso, perché si ritiene che il lupo tornato a popolare le nostre montagne sia diventato un problema specie per greggi e mandrie.. Per rispondere alle numerose proteste provenienti dagli allevatori, la Conferenza Stato-Regioni ha autorizzato un piano che prevede l’abbattimento controllato del lupo e nello specifico fino al 5% degli esemplari presenti sul territorio nazionale.

Il 2 febbraio del 2017 avverrà l’approvazione del “Piano per la conservazione del lupo”, votato dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti e dai rappresentanti delle giunte regionali.

lupi

Lo stesso Gian Luca Galletti sarebbe intervenuto in difesa del provvedimento, sostenendo che: ” Il problema del lupo è ormai evidente. In certe zone la sua presenza è diventata un rischio per le attività agricole , ci sono attività che chiudono per la presenza di questi animali. Per questo ho messo intorno ad un tavolo 70 esperti , per affrontare la questione in modo scientifico”. Per Gian Luca Galletti tale provvedimento non mette a rischio la presenza del lupo in Italia.

Non si è fatta attendere la risposta di numerose associazioni e della senatrice del Partito Democratico , Silvana Amati:

“Non è affatto dimostrato che gli attacchi alle greggi, siano causati dai lupi; il più delle volte si tratta di aggressioni dovute a cani non sterilizzati e abbandonati a se stessi, in palese violazione delle norme già esistenti nel nostro Paese. Comunque esiste e può essere rafforzato il sistema dei risarcimenti. Il “Piano per la conservazione del lupo” rileva molteplici problematicità e soprattutto prevede che si possa abbattere un numero di animali fino al 5% della popolazione complessiva in Italia, percentuale che già di per sè risulta assai difficile da quantificare. Auspichiamo che il Governo riveda questo Piano – conclude Amati – e che si definisca finalmente una campagna culturale e non solo, che consenta di affrontare in modo più deciso i problemi connessi al randagismo”.

In merito è intervenuto anche il WWF Italia: “Viene da dire che abbiamo tanta paura per i lupi e faremo di tutto affinché siano difesi. Ci appelliamo al senso di responsabilità delle istituzioni che saranno presto chiamate a decidere in sede ‘politica’. Nell’assumere decisioni così gravi, però, non si può non tener conto dell’opinione dei cittadini che riconoscono nel lupo dei valori culturali e simbolici. Ci sono voluti decenni per sfatare la favola di Cappuccetto Rosso in cui il lupo era ‘il cattivo’ e, ora, la superficialità con cui è stata gestita la conservazione di questa specie rischia di farci fare un balzo indietro di decenni nelle politiche di conservazione di una animale simbolo”

In allegato anche le risposte di Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc

“Si tratta di una prospettiva gravissima, tecnicamente inefficace ed eticamente inaccettabile – dichiarano le associazioni Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc – che rischia di far ricordare il Presidente del Consiglio Gentiloni come colui che, dopo 46 anni, ha riaperto la caccia ai lupi. Istituire la caccia al lupo è contro qualsiasi logica ed etica ambientale e rischia di rimettere in discussione lo stato di conservazione del lupo in Italia, anche attraverso un indiretto ma probabilissimo incentivo agli atti di bracconaggio contro la specie. “Il Presidente Gentiloni è chiamato dunque ad una riflessione in considerazione dell’alto incarico istituzionale che ricopre e della sua stessa esperienza in campo ambientalista, visto anche il passato da direttore di un’importante testata giornalistica specializzata in questo campo.” 

“Per i lupi – affermano Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc – non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti di tali abbattimenti sono sempre imprevedibili. I comportamenti predatori non diminuirebbero ma potrebbero invece aggravarsi, come successo in altri Paesi. Infine, la misura degli abbattimenti non avrebbe alcun effetto positivo sulle tensioni sociali e anzi potrebbe aggravarle, con la richiesta di nuovi e continui abbattimenti e una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata.”

LAV, nel proprio sito ha anche postato delle motivazioni per le quali essere contrari all’abbattimento del lupo e che noi di Neve Appennino personalmente condividiamo.

NOi a f

Queste, in sintesi, le ragioni per cui l’abbattimento dei lupi non deve essere consentito:

  • perché non esistono dati precisi e attendibili sulla popolazione di lupi in Italia;
  • perché lo stato di conservazione del lupo potrebbe essere pericolosamente compromesso;
  • perché non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti sono sempre imprevedibili;
  • perché non diminuirebbe i comportamenti predatori ma potrebbe aggravarli, come in altri Paesi;
  • perché non avrebbe effetti positivi sulle tensioni sociali e, anzi, potrebbe comportare una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata.
  • Da 46 anni i lupi sono specie particolarmente protetta.

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