Il ruggito di una campionessa, Sofia Goggia difenderà il titolo a Lenzerheide

Che Sofia Goggia fosse una campionessa non c’erano dubbi, sul fatto che riuscisse a recuperare da un grave infortunio in tempi record ce né era forse qualcuno in più.

Il 17 febbraio una settimana precisa prima dei Mondiali di Cortina la campionessa Bergamasca, mentre faceva rientro da una gara cancellata per maltempo è caduta infortunandosi alla gamba.
La diagnosi fu una frattura composta del piatto tibiale che la costrinse oltre ad un lungo stop, anche a saltare la rassegna Mondiale dove avrebbe avuto ottime possibilità di portare a casa una medaglia d’oro.

La Goggia quest’anno ha dominato la disciplina della discesa vincendo ben quattro gare, tanto che nonostante la sua assenza prolungata ha mantenuto un discreto margine di vantaggio su Lara Gut e Corinne Suter diretta avversarie di specialità.

Pochi giorni fa proprio dai Medici della FISI ha ricevuto l’ok per il rientro alle gare, ed il carattere da Campionessa ha fatto il resto.

Sofia ci sarà e proverà il 17 di marzo, 45 giorni esatti dall’infortunio, a difendere la Coppa di disciplina da lei fino ad ora dominata.

Non sarà un’impresa semplice perchè la Bergamasca non sarà sicuramente nella forma migliore, ma possibile vista la caratura e il carattere della Campionessa.

Il rientro in gara è stato annunciato con un lungo posto in Instagram:

Entrai nella stanza e subito ci abbracciammo: versai qualche lacrima sul sui camice e poi, per darmi una sorta di contegno, mi adagiai sul lettino, pronta a ricevere l’imminente trattamento osteopatico. Inizió la seduta in rigoroso silenzio, ma ebbi l’impressione che si comportò proprio così per rispettare quella dimensione di vuoto mista a dolore che mi portavo appressa e che ancora non riuscivo a scrollarmi di dosso.
D’improvviso però mi chiese: “cosa desideri?”
Corrucciai il sopracciglio: mi sentivo talmente paralizzata e sopraffatta dalla situazione da non sentire la mancanza di nulla e , tantomeno, la voglia di propendere verso qualcosa.
Gli risposi: “Nulla, Paolo. Io non desidero nulla”.
Non mi addentrai nel discorso ma dentro di me lo sapevo: stavo mentendo e fors’anche a me stessa.
Si. Avevo tremendamente bisogno di tornare a desiderare qualcosa nel mio cuore, perché la vita senza un desiderio vero che ci guida, che sia una persona, una meta da raggiungere, un obbiettivo, o una stessa stella non è vita anzi, è un disastro, e io avevo la necessità di levarmi da quest’ultimo e da quel suo limbo stagnante in cui ero incappata e in cui non mi riconoscevo più.
Desiderare si. Ma cosa?
Scesi dal lettino riuscendo finalmente a estendere la gamba. Mi sentii davvero meglio e lui mi congedò dicendomi che, per come l’aveva percepito lui, con le sue mani, il ginocchio gli era sembrato bello stabile.
Il giorno dopo mentre camminavo sotto il sole di Bergamo per la prima volta completamente senza stampelle , composi il numero del Dott. Schonhubert: “Herbert, ce la posso fare per le finali?”.
Era martedì. Era il 2 marzo. Ed è stata la prima volta in cui il mio cuore è stato nuovamente pervaso da un desiderio. ❤️

Per aspera ad astra. ❣️