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Vista la situazione e le numerose bufale che in questi giorni stanno circolando nel web, ci teniamo a riportare quelle che sono le notizie verificate da enti governativi e istituzionali.

I geologi dell’INGV hanno condotto uno studio e sono riusciti a stabilire che il sisma del 30 ottobre ha prodotto almeno 15 Km di scarpata di faglia tra Arquata del Tronto e Ussita. Questo tipo di spostamento cosismico è del tutto comune per terremoti che presentano una magnitudo superiore al sesto grado, o prossima e rappresenta la prosecuzione verso la superficie della rottura e dello scorrimento avvenuto sulla faglia in profondità.

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In realtà, la stessa INGV ha confermato che già dopo il sisma del 24 di agosto erano state osservate delle scarpate di faglia sul lato occidentale del Monte Vettore, anche se allo stesso tempo molto più limitate.

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Questa in allegato è la mappa che ha postato l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia dove in rosso sono segnalate le faglie attive, note nell’area della sequenza sismica cominciata il 24 di agosto. Con le stelle di differenti colori sono invece indicate le tre scosse di terremoto principali e la loro localizzazione.

Le fasce colorate che invece vedete ben evidenti nell’immagine, mostrano i settori del sistema di faglia dove si sono verificate delle rotture cosismiche in occasione dell’evento, indicato con le stelle del medesimo colore.

Le rotture cosismiche non sono posizionate in maniera casuale, ma avvengono in corrispondenza di faglie attive che, nel caso dell’ultima sequenza formano il sistema Vettore-Porche-Bove già noto ai geologi italiani.

Tutti i grandi terremoti rompono più volte le medesime faglie e quelle estensionali provocando a loro volta un ribassamento e il relativo sollevamento delle due porzioni di crosta separate dalla faglia.

Il ripetersi di questi terremoti sulle stesse faglie porta all’ampliamento dei bacini e alla crescita delle montagne.

Anche in occasione del terremoto dell’Irpinia del 1980 si erano prodotte delle scarpate di faglia per circa 40 Km tra Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi, con scarpate alte fino a 120 cm.

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Le dimensioni e la lunghezza della scarpata, spiegano i geologi dell’INGV sul loro blog che sono proporzionali alla magnitudo del terremoto. Il grafico riprodotto in allegato dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia mostra che in occasione dell’ultimo terremoto ci si può aspettare la formazione di scarpate lunghe una ventina di Km e alte in media 40 cm.

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Fonte: INGV

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