Sciacallo dorato avvistato per la prima volta in Appennino parmense

Sciacallo dorato sull’Appennino parmense

Sciacallo dorato. Durante il mese di marzo 2023 le videotrappole dell’Associazione Io non ho paura del lupo hanno filmato un Canis aureus all’interno dell’area di monitoraggio dell’alta Val Taro.

Si tratta del primo caso documentato di presenza del canide nella zona occidentale dell’Appennino Parmense, sul confine con la Liguria. Questo avvistamento conferma ancora una volta la costante espansione naturale di questa specie, già da alcuni anni presente nella zone di pianura della Provincia di Parma, e la cui presenza fino ad oggi non era mai stata riscontrata nell’area appenninica occidentale.

Specie protetta dalla grande adattabilità, lo sciacallo dorato è onnivoro e può alimentarsi sia di piccole prede come roditori, anfibi, rettili, lepri o uccelli, ma anche di carogne e di vegetali. Ad oggi sono quindi 10 le regioni italiane raggiunte da questo piccolo canide nella sua naturale espansione.

In Italia è presente dal 1984 la varietà Canis aureus moreoticus, tipica dell’Europa meridionale. La distribuzione di questo animale non è andata oltre l’Alto Adige ad ovest ed è attualmente diffuso nel Triveneto. Lo sciacallo mangia piccole prede e vegetali (è onnivoro, un po’ come la volpe) e non rappresenta quindi un pericolo per allevamenti o proprietà private.

I nuclei riproduttivi sono costituiti da 3-7 individui e una famiglia da 5 esemplari. Ogni gruppo controlla un territorio di circa 300 ettari. Benché simile a un lupo grigio di taglia ridotta, lo sciacallo dorato è più snello, con un muso più stretto, una coda più corta e un passo più leggero.

Sciacallo dorato, descrizione

Il mantello invernale dello sciacallo dorato differisce da quello del lupo per le sue sfumature fulvo-rossicce. Malgrado il nome, non è strettamente imparentato con lo sciacallo dalla gualdrappa e lo sciacallo striato, ma piuttosto con il lupo grigio, il coyote e il lupo etiope. Può produrre ibridi fertili sia con i lupi grigi che con quelli africani.

Ha abitudini prevalentemente crepuscolari- notturne. Vive soprattutto in aree aperte ma anche in boschi luminosi e presso gli abitati. Si nutre di piccoli mammiferi, giovani gazzelle, roditori, lepri, uccelli caduti a terra e loro uova, rettili, rane, pesci, insetti, frutta e altre parti di vegetali, ma quando capita non disdegna le carogne. Raggiunge la maturità sessuale nell’anno seguente alla nascita e si accoppia sul finire dell’inverno formando una coppia strettamente monogama.

La gestazione dura 63 giorni e pertanto il parto avviene in marzo-aprile con la nascita di 3-8 piccoli inetti. Lo sciacallo dorato scava appositamente la tana, oppure utilizza grotte naturali o occupa le tane precedentemente occupate da altri animali. Emette ululati, guaiti, ringhi e mugolii. Lo sciacallo nella cultura e nell’iconografia ha una connotazione negativa, forse a causa della sua abitudine di cibarsi di animali morti. Il dio Anubi degli Egizi, signore della morte e dell’oltretomba, è raffigurato con la testa di sciacallo.

Lo sciacallo dorato avvistato per la prima volta sull'Appennino Parmense

Nel linguaggio comune, il termine “sciacallo” è riferito a chi cerca di trarre giovamento dalle difficoltà altrui, come pure la parola sciacallaggio che si riferisce a chi depreda la proprietà altrui in occasione di catastrofi o altri eventi eccezionali.

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