Lo sciacallo dorato ha raggiunto anche gli Appennini

Lo sciacallo dorato corre più veloce delle sciocchezze che vengono dette sul suo conto, ma è importante accompagnare la sua corsa con informazioni CHIARE e AGGIORNATE allo stato attuale delle conoscenze, per evitare dannosi allarmismi.
Splendido esemplare di sciacallo dorato. Foto di STEFANO PECORELLA

La specie ha avuto origine in Asia Minore e ha raggiunto il continente europeo alla fine delle glaciazione pleistoceniche dal Caucaso. Inizialmente diffuso nelle macchie costiere e nelle steppe della penisola balcanica, in seguito a modificazioni delle condizioni ambientali e al declino del lupo grigio lo sciacallo dorato si è diffuso anche verso l’interno del continente.
In Africa settentrionale è invece presente il lupo africano (C. lupaster), un piccolo lupo che fino a qualche anno fa veniva considerato erroneamente una sottospecie dello sciacallo dorato. La situazione è stata chiarita dalla biologia molecolare soltanto nel 2015.

Lo sciacallo dorato è giunto per la prima volta nell’Italia nordorientale negli anni ’80 del secolo scorso in conseguenza all’espansione naturale delle popolazioni distribuite sulle coste adriatiche e nell’Europa sudorientale, areale storico della sottospecie europea (C. aureus moreoticus).
Questa espansione è stata favorita dalla decimazione del lupo grigio (che tende a escludere lo sciacallo dorato dal suo areale), dalla sostituzione di estese aree forestali, generalmente evitate dallo sciacallo, con vegetazione di tipo arbustivo e habitat antropogeni più graditi dalla specie e infine dall’abbandono della pratica, un tempo molto diffusa, dell’avvelenamento dei carnivori cosiddetti “nocivi”.
Sciacallo dorato. Foto di STEFANO PECORELLA

Lo sciacallo dorato ha un comportamento alimentare generalista e sembra svolgere principalmente una funzione ecosistemica da spazzino, eliminando i resti organici dall’ambiente. Viene generalmente considerato un “opportunistic forager”, ossia un “raccoglitore opportunista”, piuttosto che un predatore specializzato.
Questo non vuol dire che non cacci attivamente (!), ma che secondo gli studi sulla sua alimentazione sembra rivolgersi preferibilmente a risorse che reperisce già pronte nell’ambiente (come ad es. scarti agricoli, ittici, venatori…) e micro-mammiferi. Si adatta rapidamente alle risorse, e quindi anche alle prede, localmente più abbondanti.
È stato osservato che in aree agricole lo sciacallo dorato caccia spesso in modo individuale, ricercando in questo modo prede di piccole dimensioni come i micro-mammiferi. Può predare i piccoli degli ungulati selvatici e occasionalmente, specie in condizioni svantaggiate per la preda, anche animali adulti, ma attualmente non vi sono evidenze che l’aumento dello sciacallo dorato e la diminuzione della densità del capriolo osservata in alcune zone dell’Italia nordorientale siano correlate. Studi specifici sulle relazioni tra predatore e preda sono necessari per comprendere le interazioni esistenti tra lo sciacallo dorato e le popolazioni delle sue specie-preda, particolarmente complessi da realizzare con una specie tanto eclettica e in ecosistemi in rapido mutamento.

Lo sciacallo dorato è di base un animale territoriale, sebbene non in modo marcato quanto il lupo. Vive in coppie, accompagnate dalla cucciolata dell’anno e a volte da 1 o 2 femmine dell’annata precedente che ricoprono il ruolo di “helper”.
La densità degli sciacalli è particolarmente influenzata dalla disponibilità di fitte macchie di vegetazione arbustiva, usate per evitare incontri con l’uomo durante il giorno e per la nascita dei cuccioli. La coppia difende strenuamente tali aree del proprio territorio, mentre le aree di foraggiamento si sovrappongono spesso a quelle di altri gruppi.
Un altro fattore che limita pesantemente la diffusione dello sciacallo dorato è la presenza di popolazioni stabili di lupo, che non tollera la presenza di questo canide più piccolo all’interno del proprio territorio, arrivando a ucciderlo se ne ha l’opportunità.

In Europa le densità più elevate di sciacallo dorato si registrano nei pressi di discariche a cielo aperto e zone dove le carcasse del bestiame vengono sistematicamente smaltite nell’ambiente. In tali situazioni la territorialità di questa specie viene meno e si possono osservare aggregamenti di svariate decine di animali che si alimentano assieme su accumuli di rifiuti di origine umana.
Sciacallo dorato

Fonte: Stefano Pecorella