Parco nazionale della Sila: allarme processionaria del pino

È allarme per la processionaria del pino nei territori del Parco Nazionale della Sila.
A fronte del pericolo l’Ente Parco ha già incaricato Vincenzo Palmeri, docente di Entomologia Forestale al Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria ed entomologo forestale, di predisporre una relazione sulla problematica in questione, e ha avvertito gli uffici competenti della Regione Calabria per il contenimento del problema.
Allarme processionaria in Sila. Foto di Gianluca Congi

La Processionaria del Pino, Thaumetopoea pytyocampa(Den. et Schiff.), è certamente uno dei più temibili insetti defogliatori delle conifere, in particolare delle seguenti specie: Pino nero (tra cui nel nostro caso il Pino laricio), Pino insigne, Pino d’Aleppo, Pino di Monterey, Pino silvestre, Pino marittimo, Pino mugo e più raramente il Pino domestico, il Pino strobo, il Larice e alcune specie di Cedro. La Calabria, da cima a fondo è investita dalla Processionaria del Pino, con la Sila ormai invasa da alcuni decenni!

Moltissimi comuni rivieraschi, collinari e montani della regione, devono fare i conti con quella che sta diventando sempre più, una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria! Intanto, l’insetto in questione, in Italia, è un endemico fitofago, che da adulto si presenta come una farfalla notturna, dal corpo bruno-arancione con le ali anteriori grigiastre variegate di nero e le posteriori bianche.

Con un’apertura alare di pochi centimetri, in genere dai 30 mm (maschi) ai 40 mm (femmine), gli adulti, essendo dei buoni volatori, sfarfallano da giugno fino ad agosto, nelle ore serali o nel tardo pomeriggio. Dopo la fase di accoppiamento, seguirà la deposizione delle uova, la vita delle farfalle di processionaria, sarà di 1-2 giorni al massimo! Le uova deposte, anche fino a 300 unità, già orfane dei genitori, schiuderanno dopo un periodo variabile, in genere tra i 30 e i 40 giorni, cominciando sin da subito, ad erodere il parenchima fogliare. Le neonate larve, in seguito, costruiranno un primo nido estivo, tipo una fitta ragnatela, in prossimità dei rametti già erosi.

Con il sopraggiungere della stagione autunnale, le larve, inizieranno a svernare nel nido invernale, costituito da un intreccio fittissimo di fili sericei di colore bianco opaco – argenteo, dove passeranno tutta la stagione fredda, protette persino dalle temperature più basse e riparate anche dalla neve. I nidi invernali, in genere, vengono predisposti sul cimale o sulle parti della pianta più soleggiate e ben esposte alla luce, questo al fine di accumulare più calore al suo interno. Non di rado, anche in Sila e durante l’inverno, sono state osservate le larve, persino a gennaio e febbraio, queste, erano fuoriuscite per nutrirsi, approfittando di giornate particolarmente miti, ovviamente questa circostanza, negli ultimi anni è stata registrata sempre più frequentemente, in dettaglio nelle stazioni intorno ai 1000 metri di quota! All’inizio della primavera o quando questa è già in corso, secondo le altitudini e latitudini delle zone colpite, le larve, raggiunto l’ultimo stadio, si riuniranno, e in fila indiana, una dopo l’altra, proprio come in processione (da qui il caratteristico nome di Processionaria del Pino), dagli alberi, raggiungeranno il terreno, per impuparsi, non prima di aver voracemente consumato gli aghi della pianta ospite, spesso, secondo la gravità dell’attacco, provocandone la defogliazione completa.

Una volta penetrate nel suolo, a una profondità variabile tra i 5 e i 20 centimetri, le larve cominceranno a filare un bozzolo di seta bruna, all’interno del quale, si trasformeranno in crisalidi. Le crisalidi, in genere, rimangono in diapausa per circa 3 mesi, dopodiché si trasformano in adulto e quindi in una farfalla in grado di generare altra vita e poi, come detto, morire immediatamente dopo. In alcuni casi però, le crisalidi, potranno restare nel terreno anche per anni, prima di fuoriuscire e iniziare gli sfarfallamenti.

I danni che la processionaria provoca, sono diversi e vari. Intanto, sono commisurati al grado d’infestazione, all’età delle piante e allo stato vegetativo. Intensi attacchi possono portare, come già avvenuto in più comprensori, specie negli anni passati ma anche recentemente alla defogliazione completa delle piante, ridotte a uno scheletro legnoso senza gli aghi. Questi potenti attacchi, sferrati da un numero considerevole di larve, riducono notevolmente l’accrescimento in altezza della pianta oltre che l’incremento legnoso, con evidente perdita economica e paesaggistica di un luogo. Se la gravità dell’attacco, si dovesse protrarre per diversi anni, si potrà assistere a un grave stress fisiologico, con indebolimento sistematico delle piante colpite, che saranno, così facilmente predisposte all’attacco di malattie fungine lignicole (Carie) o di altri insetti dannosi, specie quelli xilofagi. La Processionaria del Pino, per via diretta, non provoca la morte della pianta, tuttavia, nelle condizioni poc’anzi descritte, è verosimile un maggiore pericolo, soprattutto per le porzioni di bosco colpite in modo violento e ripetuto negli anni. Per l’uomo e per gli animali (capre, cavalli, cani, gatti ma anche selvatici), il pericolo della Processionaria del Pino è allo stadio larvale. Soprattutto dal terzo stadio in seguito, la larva è ricoperta da peli urticanti, liberatrici di istamina, questi si rompono facilmente e si diffondono agevolmente nell’ambiente circostante. In primavera, specialmente quando le larve escono dai nidi invernali, anche grazie al vento, i peli che li ricoprono possono “galleggiare” nell’aria e depositarsi ovunque. Le setole, o i loro frammenti urticanti, a contatto con l’occhio, possono sviluppare congiuntiviti e progredire, in casi rari, anche a cecità. Quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive, possono generare infiammazioni, broncospasmo e reazioni allergiche, talvolta anche severe se non trattate immediatamente. I soggetti allergici, dovrebbero prestare una grande attenzione al fenomeno, giacché lo shock anafilattico, specialmente nelle persone più sensibili è sempre in agguato.

Fonte: parcosila.it