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Prelevata la prima carota dal ghiacciaio Calderone

Progetto Ice Memory sul ghiacciaio Calderone

È terminata la campagna di perforazione del ghiacciaio Calderone sul Gran Sasso, per il progetto Ice Memory, con il prelievo della prima carota di ghiaccio dal corpo glaciale più meridionale d’Europa.

Prelevata la prima carota dal ghiacciaio Calderone

“Questa spedizione era una scommessa, non sapevamo cosa avremmo trovato in profondità nel ghiacciaio Calderone, che ogni anno perde circa un metro di spessore” commenta Carlo Barbante, co-ideatore del programma internazionale Ice Memory.

Campione dopo campione, i ricercatori hanno esplorato la profondità del ghiacciaio Calderone. Il carotiere ha toccato la roccia basale del glacio-nevato del Gran Sasso a 27,2 metri di profondità grazie all’indagine geofisica che ha permesso di individuare il punto più promettente per la perforazione. Ma non sono mancate le difficoltà per il team, superate anche grazie al supporto tecnico e logistico del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Perforazione ghiacciaio Calderone piuttosto difficoltosa

“La perforazione del ghiacciaio Calderone è stata piuttosto difficoltosa perché il ghiaccio era plastico, cioè caldo e intriso d’acqua, e la punta del carotiere tendeva a impastarsi”, racconta il nostro Jacopo Gabrieli, che ha coordinato la missione sul campo. Ma le premesse sono incoraggianti: “nella parte mediana del profilo abbiamo verificato la presenza di residui vegetali e di insetti, la cui datazione potrà aiutare a comprendere quando si è accumulato il ghiaccio circostante”.

Una volta terminata la fase di analisi dei campioni, della stratigrafia e dei segnali climatici ed ambientali, la carota sarà trasferita a DomeC, in Antartide.

“La carota estratta sembra avere tutte le carte in regola per poter ricavare importanti informazioni sulla storia climatica e ambientale dell’Italia centrale e dell’intero bacino del Mediterraneo.” conclude Carlo Barbante.

La missione è stata organizzata dall’Istituto di Scienze Polari CNR e dall’ Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con INGV, Università degli Studi di Padova  e le società Georicerche Srl e Engeoneering srls.

Le operazioni sono state agevolate e supportate dai mezzi e dal personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dal Rifugio Franchetti 2433 m – Gran Sasso d’Italia, Club alpino italiano (Cai) di Roma, Soccorso alpino abruzzese e del Comune di Pietracamela.

Credits: Riccardo Selvatico

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