Paese ostaggio dei lupi? Bentornato medioevo!

Paese ostaggio dei lupi….
Francesca Soro su La Stampa.
Prima ostaggio del Covid. Adesso ostaggio dei lupi. È quello che sta capitando ad Arvier, paesino valdostano di 900 anime, a 760 metri di quota, all’imbocco della Valgrisenche. Per qualche ragione ancora sconosciuta, un branco di lupi ha eletto la zona a luogo ideale dove trascorrere qualche tempo in compagnia dell’uomo trotterellando sulle strade del paese, vicino alle case. Senza paura. Ma spingendo la gente a starsene in casa, a fare attenzione, a non uscire prima di aver controllato.
Gli avvistamenti avvengono a qualsiasi ora del giorno e della notte. «Come se ormai il lupo non nutrisse alcun timore dell’uomo e del paese. Devo dire che all’inizio tutto mi sembrava interessante. Ma l’interessante è diventato preoccupante» dice Alexis Vallet, uno degli abitanti. «Nel paese ormai devi aver paura a girare con il cane e le probabilità che i bambini incontrino un lupo se decidono di giocare nel cortile sono parecchio alte». Denis Chiudinelli, un altro residente, sottolinea il fattore tempo: «Non è un passaggio, una situazione temporanea: dura da oltre un mese
“.
Paese ostaggio dei lupi. Foto di repertorio di Gianpiero Cutolo

Bentornato Medioevo.
La disinformazione sul lupo e gli allarmismi ingiustificati rappresentano oggi probabilmente la maggiore minaccia per la conservazione della specie.
L’accettazione sociale del lupo da parte dell’opinione pubblica è un passo fondamentale per gettare le basi di una sana coesistenza.

Finché esisteranno organi di “informazione”, che a questa preferiranno titoli sensazionalistici, interventi di politicanti in cerca di facili consensi o di persone ignare dei fenomeni di cui parlano, avremo sempre enormi difficoltà a lavorare nella direzione della corretta conoscenza.
Solo conoscendolo e diffondendo una corretta informazione, potremo accettare il lupo nella sua multiforme e complessa realtà biologica.