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Juan Carrito

L’orso Juan Carrito torna a far parlare di sé, sempre in maniera del tutto innocua. Partiamo dal presupposto che, intenzionalmente, non sveleremo il luogo dell’incontro. Nel video si vede chiaramente come il cane ed il plantigrado interagiscano tranquillamente.

 

L’orso Juan Carrito incontra un cane domestico al di là del cancello

 

Juan Carrito, rispetto ai suoi tre fratelli/sorelle, sembra sia l’orso che più ha ripreso il comportamento confidente della madre Amarena. Se gli altri 3 passavano la maggior parte del tempo in montagna, frequentando solo in maniera saltuaria ed elusiva alcune zone antropizzate, Juan Carrito mostrava poca diffidenza nei confronti delle persone e nessuna reticenza nel frequentare i centri abitati anche in pieno giorno, consapevole del facile accesso a fonti trofiche che trovava in questi luoghi.

Juan Carrito

Con il passare dei giorni le incursioni diventavano sempre più frequenti in pollai, piccoli allevamenti, rimesse di attrezzi e anche abitazioni rurali. L’elemento caratterizzante è sempre stato la scarsa diffidenza verso l’uomo.

Juan Carrito è subito classificato come confidente, perché presenta un comportamento singolare notato immediatamente dal personale scientifico e di sorveglianza. Ciò ha comportato per il Parco il dover osservare attentamente i suoi movimenti e le sue scorribande e implementare d’urgenza una strategia utile a gestire la complessa situazione che si andava definendo.

Tornando all’incontro tra Juan Carrito ed il cagnolino, sappiamo benissimo che non è la prima volta che l’orso si trovi ad avere a che fare con un cane. A tale proposito, è bene ricordare che all’interno del Parco l’accesso ai sentieri con il cane da compagnia al seguito è regolamentato. QUESTO NON SIGNIFICA CHE E’ VIETATO IN ASSOLUTO, ma che su ALCUNI sentieri del Parco, che attraversano zone di riserva integrale o in generale zone particolarmente importanti e delicate per la maggiore presenza di alcune specie di fauna selvatica, non è possibile portare con noi i nostri amici a 4 zampe. Dei 153 sentieri ufficiali del Parco, sono ben 88 gli itinerari che possono essere percorsi con cane al seguito, rigorosamente al guinzaglio.

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Il 13 agosto 2020 è stato adottato un disciplinare per la fruizione turistica che, di fatto, ha razionalizzato, organizzato e aggiornato tutte le norme del Parco che riguardavano le attività sportive e turistiche all’interno dell’area protetta ((http://db.parks.it/news/allegati/PNALMnov61014-all1.pdf). Ha ripreso norme vecchie di decenni, addirittura precedenti alla 394/91. Il disciplinare è stato sottoposto all’approvazione dell’allora Ministero dell’Ambiente ed è frutto di un processo partecipativo lungo 4 anni che ha coinvolto tutti i portatori d’interesse delle attività toccate dal disciplinare. In Italia, poi, grazie ad una la legge dello Stato, si è stabilito che arrecare disturbo alla fauna selvatica è reato penale, e che da sempre è opportuno adottare il principio di precauzione, ecco che la normativa trova ampia giustificazione.
Ci piace ricordare anche l’inserimento nella Costituzione della tutela della biodiversità e degli ecosistemi di pochi giorni fa. Strano come tutti applaudiamo a questi eventi riempiendo pagine di giornali e di social senza mai rendersi conto che questo significa di fatto: REGOLE, proprio quelle che non ci piacciono più, quando ci toccano da vicino.

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Il cane, come una mucca, un gatto o una pecora è un animale domestico. Quando si transita in un ambiente naturale, lontano dalle città, si entra in un contesto che è casa degli animali selvatici, per natura elusivi e schivi nei confronti dell’essere umano, alcuni in via di estinzione. Per quanto questo sia difficile da accettare per molte persone, il cane non fa più parte della Natura, degli ecosistemi e dell’equilibrio che li regola; la sua presenza in aree di elevata naturalità è da considerarsi estranea, “potenzialmente dannosa” e quindi da gestire e regolamentare al pari di quella degli esseri umani con i quali vive ormai da tempo avendo abbandonato la vita selvaggia. Un’area naturale prevalentemente “selvatica”, se abitata da specie che nutrono nei confronti del cane un terrore atavico, è incompatibile con la loro presenza. I motivi per cui su 65 sentieri non è possibile andare con il cane sono i seguenti:

* I cani possono sfuggire al controllo del padrone inseguire e predare fauna selvatica, arrivando anche all’uccisione della stessa quando si tratta di individui di piccola e media taglia. Per questo, laddove la presenza dei cani è consentita vanno SEMPRE tenuti al guinzaglio, come ribadisce la legge.

* Il cane, anche se controllato dal padrone, lascia sempre tracce del proprio passaggio: peli, escrementi, odori e marcature territoriali possono condizionare il comportamento di altri animali selvatici causando loro di conseguenza un danno a livello fisiologico e biologico.

* In caso di un incontro diretto con un animale selvatico, la sola vista del cane (riconosciuto da loro come un antagonista o un predatore) può causare stress o reazioni impreviste da parte degli animali selvatici.

* Gli animali selvatici disturbati, (soprattutto camosci – cervi – caprioli o più banalmente i piccoli mammiferi e gli uccelli di cui non sempre avvertiamo la presenza) potrebbero abbandonare i propri piccoli, disperdersi dal branco e abbandonare le aree di riposo o alimentazione, vedendo alterato il loro ciclo biologico.

* Gli escrementi solidi e liquidi lasciati dal cane, oltre a rappresentare un veicolo di trasmissione di malattie, indicano a molte specie selvatiche la presenza di pericoli, perché riconoscono tali tracce come quelle di un predatore (nel caso delle prede) o di un intruso (nel caso del lupo). Ciò crea stress e disturbo nelle popolazioni presenti.

* I nostri cani possono essere vettori di molte patologie parassitarie e infettive, pericolose per la fauna selvatica e possono introdurre o recepire dall’ambiente silvestre degli agenti di malattia nuovi, per i quali i sistemi immunitari dei selvatici e del cane non hanno capacità di reazione efficace. A differenza di quelli domestici, gli animali selvatici non possono ricevere le necessarie cure né la prevenzione per tutte le patologie che li colpiscono. I cani possono trasmettere malattie molto contagiose: il cimurro, la leptospirosi, la rogna, le parassitosi intestinali, l’echinococcosi.

E questo vale anche se ci dovesse trovare di fronte l’orso Juan Carrito.

Fonte: Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

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