Orso ghiottone divora ciliege

Il filmato, che sta facendo il giro del web, è stato realizzato nei pressi di Roccaraso(AQ) da Paola Marchetti. L’ orso è salito sul ciliegio selvatico e ha raccolto i frutti che voleva. I piccoli frutti rossi, come sappiamo, ingolosiscono parecchio il plantigrado.

Il ciliegio selvatico, noto anche con il nome di “ciliegio degli uccelli”, è un albero appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

Il suo nome scientifico deriva dal tipo di disseminazione della pianta: in molti casi, infatti, gli uccelli che si nutrono delle drupe sono in grado di demolire il nocciolo con i loro potenti succhi gastrici propagando i semi attraverso le feci.

Il Prunus avium raggiunge i 15-32 metri di altezza con un portamento eretto e una chioma dalla forma globosa. La sua corteccia liscia porpora-marrone si intervalla spesso con formazioni cellulari allungate ed orizzontali (lenticelle) di color grigio-marrone. Dalle ferite della corteccia fuoriesce una resina chiamata “gomma del ciliegio” e spesso utilizzata per aromatizzare caramelle e dolci.

Il ciliegio selvatico ha un apparato radicale particolarmente robusto, esteso e ramificato in profondità. È un albero non molto longevo. Raggiunge un’età massima di circa 100 anni. Vive bene nei boschi, specialmente al margine di radure, fino a 1.600 metri di quota.

I fiori del ciliegio, che precedono di poco la comparsa delle foglie, hanno 5 petali, sono di colore bianco candido e raggruppati di solito in piccoli fascetti.

I suoi frutti, drupe o ciliegie, sono leggermente più piccoli di quelli coltivati e hanno diverse sfumature di colore dal rosso al viola. Talvolta sono persino neri.

La fioritura precoce sostiene e nutre le api e molti altri insetti pronubi. Dei frutti caduti a terra si cibano tassi, martore, volpi, faine e tutti i piccoli roditori del bosco. L’orso, ottimo arrampicatore, se ne nutre direttamente dall’albero, alla ricerca attenta delle drupe più buone e dolci.

Il ciliegio selvatico, di origine asiatica, sembra sia stato importato a Roma nel 73 a.C. e che il suo nome derivi da Cerasunte, una città sul Mar Nero. Tuttavia, i semi di un certo numero di specie di ciliegie sono stati rinvenuti in tutta Europa in siti archeologici dell’età del bronzo, di epoca romana e nei resti di un villaggio di palafitte in area lombarda.

Alcune credenze narrano che nel periodo natalizio i contadini fossero soliti cingere i tronchi dell’albero con un cordame come minaccia per gli alberi che l’anno precedente non avevano fruttificato abbastanza. In Francia nel secolo XVII alcuni regolamenti obbligavano a rispettare il ciliegio selvatico affinché i poveri potessero mangiarne i frutti.

Il legno del ciliegio è di colore bruno rosato da chiaro a giallastro. È ricercato dall’industria mobiliera, sia in tronchi che in travi e per la realizzazione di strumenti musicali.

Nella mitologia greca il ciliegio era l’albero sacro a Venere, i cui frutti parevano portar fortuna agli innamorati. In Sicilia si ritiene che le dichiarazioni d’amore fatte sotto un ciliegio godranno sempre di buona sorte.

Il ciliegio selvatico è utilizzato in fitoterapia sotto forma di decotti e tisane per il suo alto contenuto di vitamina C. Ha proprietà diuretiche, antiuriche, lassative, rinfrescanti, aromatiche, antigottose, astringenti e antiflogistiche. Sono utilizzati anche i peduncoli del ciliegio, riconosciuti nella medicina popolare come noti diuretici.
Orso marsicano intento a mangiare ciliege. Foto di repertorio di GIANPIERO CUTOLO