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Questo pomeriggio dei forti temporali hanno interessato un po’ tutta la dorsale appenninica dando luogo anche ad episodi di grandine.

In più quotidiani è stata ripresa una fotografia scattata al Rifugio Bruno Pomilio intorno alle ore 14:06, quando un forte temporale a fondo scala stava interessando l’area.
Molti quotidiani hanno immediatamente parlato di neve, o di un fatto da associare ad un evento eccezionale.
In realtà, la fotografia, è stata scattata a quota 1890 metri. La neve è caduta, ha imbiancato, ma più in alto.

Guardate questo grafico riportato dalla stazione meteorologica di Torrevecchiameteo (FIG1).
Prima del forte rovescio che ha fatto crollare la temperatura fin sui +6../+6.3 , si partiva da +10/+12°C. Questo significa, che attorno alla fase più intensa del rovescio, lo zero termico si trovava intorno ai 2800 metri di quota.

analisi

Più che di neve, per quanto riguarda ciò che è avvenuto al Rifugio Pomilio, sarebbe più corretto parlare al massimo di groupel.
Una precipitazione inizialmente sotto forma di neve, ma che successivamente è costretta ad attraversare uno strato dell’atmosfera più caldo che contribuisce alla fusione del fiocco.
Il fiocco fonde, ma non del tutto, si arrotola e si ricopre di un sottile strato di ghiaccio derivante da quelle goccioline di acqua sopraffusa che gli si aggregano.

Nella maggior parte dei casi , questo tipo di precipitazioni può verificarsi con delle temperature prossime agli zero gradi. 1,2,3 °C, ma è successo e anche più volte che tale situazione si sia verificata con temperature prossime o superiori ai +5°C.

Questo situazione può risultare ancora più vera, se alla quota di 500 hpa c’è il passaggio di un nocciolo più freddo in quota. Oggi c’era, sia su adriatiche che in parte del centro-sud Italia.

Foto di Giacomo D'Ettore
Foto di Giacomo D’Ettore, Monte Amaro 2793 m.s.l.m dopo l’intenso rovescio

Nel corso del secondo rovescio, guardate il grafico (FIG 1), la temperatura nel corso della massima intensità della pioggia si è portata intorno ai +5.8°C. Ed ecco li, allora, che torniamo al discorso di prima.

Adesso guardate la seconda fotografia. E’ il Monte Amaro, 2793 metri sopra il livello del mare, e qui si che si vede una linea ben omogenea con il fenomeno ben distribuito per alcuni Km.
Abbiamo detto, quindi, che lo zero termico, nel corso dei fenomeni più intensi si è attestato intorno ai 2800 metri. La distribuzione, omogenea del fenomeno, comincia ad osservarsi a partire dai 2500/2600 metri. Qui, si, è neve.

P.S: sia sul Gran Sasso che sulla Majella, le temperature in quota erano le medesime e in entrambi i casi non c’erano ne le condizioni fisiche ne quelle dinamiche, affichè la neve potesse cadere al disotto della quota di cui abbiamo precedentemente parlato. Ancora più impossibile, se andiamo a parlare della base degli impianti della Majella.

In queste circostanze la differenza la fanno l’intensità dei fenomeni, che possono regalare sorprese ma non dei miracoli.

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