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natrice tassellata

La Natrice tassellata è una biscia di colore verde-grigiastro che raramente supera il metro di lunghezza. È il più acquatico dei serpenti appartenenti al genere Natrix e raramente è possibile incontrarla a più di qualche decina di metri da un corso d’acqua.

natrice tassellata
Un esemplare di natrice tassellata in acqua. Foto di NICOLA DE STEFANO

E’ possibile distinguerla dalla sua parente più comune, la Biscia dal collare, dalle dimensioni inferiori, il colore generalmente più scuro e l’assenza del caratteristico collare che dona il nome al congenerico Natrix helvetica.  La testa triangolare e il pattern dorsale costituito da bande scure alternate potrebbero facilmente trarre in inganno e portare ad identificare la specie come una Vipera, basta però un’occhiata alle grosse squame cefaliche e alla pupilla (perfettamente circolare) per ricredersi.

Inoltre il forte legame della specie con l’acqua fa sì che gli habitat tipici della Natrice tassellata e della Vipera differiscano notevolmente. Le Natrici tassellate sono abili cacciatrici subacquee, in grado di rimanere diversi minuti in apnea per nutrirsi di anfibi (sia larve che adulti) e di pesci, anche di notevoli dimensioni in età adulta. Le prede più piccole vengono cacciate spesso attivamente, mentre per i pesci più grandi viene sfruttata una strategia differente che prevede l’attesa del passaggio della preda per poi scattare e raggiungerla con un morso.

Natrice tassellata
Natrice tassellata a caccia di un cefalo. Foto di MARCO COLOMBO

Natrix tessellata non è in alcun modo velenosa o pericolosa per l’uomo, riesce però a trattenere e paralizzare le sue prede grazie alla secrezione di una ghiandola, chiamata ghiandola di Duvernoy, emessa dai denti posteriori durante l’ingollamento della preda. In questo modo anche i pesci più forti e di maggiori dimensioni possono essere consumati in tranquillità da questo rettile.

Se disturbata, fugge; molto difficilmente tenta di mordere. È assai più probabile che si finga morta (tanatosi), o si difenda spruzzando dalla cloaca un misto di feci ed altre sostanze maleodoranti.

Essendo un animale eterotermico (come tutti i rettili), non resiste alle temperature troppo basse: è solita, perciò, cadere in letargo da fine ottobre ai primi di marzo, nascondendosi tra rocce e anfratti. Data la scarsità dei luoghi adatti al letargo, numerosi individui possono trascorrere l’inverno all’interno degli stessi rifugi.

Fonte: parcomontisimbruini.it

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