Accessi non autorizzati, persone estranee alle lavorazioni che entrano nel nuovo bivacco del Monte Amaro e persino rifiuti lasciati all’interno di una struttura che non è stata ancora inaugurata.
È quanto emerge dalla comunicazione diffusa dal Parco Nazionale della Maiella, che ha pubblicato anche una fotografia dell’interno del nuovo bivacco in corso di realizzazione sulla vetta del Monte Amaro. Un’immagine che mostra materiale e immondizia lasciati all’interno e che riaccende inevitabilmente una riflessione più ampia sul rapporto tra la crescente frequentazione della montagna e il rispetto dei rifugi e dei bivacchi.
Il Parco ha reso noto quanto comunicato dal Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione (C.S.E.) dei lavori, che ha segnalato il «ripetersi di accessi non autorizzati al cantiere da parte di escursionisti e soggetti estranei alle lavorazioni, prevalentemente al di fuori dell’orario di lavoro».
Una situazione che desta particolare preoccupazione perché il bivacco, oltre a non essere ancora aperto al pubblico, è a tutti gli effetti un’area di cantiere.

Una veduta del nuovo bivacco Pelino in allestimento sulla Maiella
Il bivacco non è ancora aperto: «All’interno rischi elevati»
Il C.S.E. ha evidenziato come l’interno della struttura sia attualmente altamente pericoloso per chiunque non sia addetto ai lavori.
Le diverse componenti strutturali e impiantistiche sono infatti ancora in fase di assemblaggio e posa. Sono presenti elementi provvisori, materiali non ancora stabilizzati, attrezzature di cantiere e lavorazioni incomplete.
Condizioni che, come specificato nella comunicazione, possono determinare «gravi rischi per l’incolumità delle persone».
Chi entra senza autorizzazione, inoltre, non dispone della formazione, delle informazioni e dei dispositivi di protezione individuale previsti per chi opera all’interno del cantiere.
Gli accessi avverrebbero nonostante la presenza della segnaletica di sicurezza che indica chiaramente il divieto di ingresso ai non addetti ai lavori e le prescrizioni previste dal Piano di Sicurezza e Coordinamento e dal D.Lgs. 81/2008.
Per questo motivo sono state interessate anche le autorità competenti.
Non solo accessi abusivi: all’interno anche immondizia
C’è però un altro elemento che rende la vicenda ancora più difficile da comprendere.
Dalla fotografia condivisa dal Parco si nota infatti la presenza, all’interno della struttura, di rifiuti e materiale lasciato da chi evidentemente ha utilizzato o comunque frequentato abusivamente il bivacco.

Rifiuti e materiale all’interno del nuovo bivacco sul Monte Amaro, ancora non inaugurato e interessato da accessi non autorizzati. Foto pubblicata dal Parco Nazionale della Maiella
Un bivacco che, è bene ribadirlo, non è stato ancora inaugurato.
Il problema non riguarda quindi soltanto l’ingresso in un luogo vietato e potenzialmente pericoloso. Riguarda anche il rispetto di un’opera che viene realizzata proprio per essere messa a disposizione degli escursionisti.
Il Parco ricorda inoltre che a circa 40 minuti di cammino è presente il Rifugio Manzini, dotato di un locale sempre aperto e utilizzabile dagli escursionisti.
Una vicenda che riapre il tema del rispetto della montagna
Quanto sta accadendo sul Monte Amaro non dovrebbe essere letto soltanto come l’ennesimo episodio di mancato rispetto di un divieto.
La vicenda porta infatti nuovamente alla luce una questione che negli ultimi anni sta diventando sempre più evidente sulle montagne italiane.
La frequentazione dei sentieri e delle alte quote è aumentata notevolmente. Sempre più persone si avvicinano alla montagna, all’escursionismo e alle attività outdoor.
Un fenomeno che può rappresentare una straordinaria opportunità per i territori montani, soprattutto per quelle aree interne che da anni combattono contro spopolamento e progressiva perdita di servizi.
Ma l’aumento delle presenze deve necessariamente essere accompagnato da una crescita altrettanto importante della cultura della montagna.
Perché andare in montagna non significa semplicemente raggiungere una vetta, fotografarla e tornare a valle.
Significa anche comprendere il valore dei luoghi attraversati e delle strutture che vengono messe a disposizione di tutti.
I rifugi e i bivacchi non sono proprietà di chi arriva per primo
Un bivacco non è una camera d’albergo gratuita e non è neppure un luogo nel quale poter lasciare ciò che non si vuole riportare a valle.
I rifugi e i bivacchi d’alta quota svolgono spesso una funzione fondamentale.
Possono rappresentare un punto di appoggio durante un’escursione, ma soprattutto possono trasformarsi in un riparo prezioso quando le condizioni meteorologiche peggiorano improvvisamente o quando un escursionista si trova in difficoltà.
Proprio per questo dovrebbero essere trattati con la massima attenzione.
Chi utilizza queste strutture dovrebbe lasciarle nelle stesse condizioni, o possibilmente in condizioni migliori, rispetto a come le ha trovate.
I propri rifiuti devono essere riportati a valle.
Una regola semplicissima, che dovrebbe far parte del bagaglio culturale di chiunque frequenti la montagna.
Il precedente del Rifugio Zilioli
Quello del Monte Amaro, purtroppo, non rappresenta un caso isolato.
Negli ultimi anni abbiamo raccontato più volte situazioni analoghe in altre zone dell’Appennino.

Simone Alessandrini è salito al Rifugio Zilioli, dove ha trovato nuovamente la struttura invasa dall’immondizia. Un fenomeno sempre più frequente. La foto mette in evidenza uno zaino pieno di plastica e rifiuti
Uno degli esempi più evidenti è quello del Rifugio Zilioli, sui Monti Sibillini.
La struttura, ricostruita e tornata a disposizione degli escursionisti dopo il terremoto che aveva colpito il Centro Italia, è stata più volte interessata da episodi di incuria, sporcizia e rifiuti abbandonati.
Una situazione che ha provocato indignazione tra chi frequenta abitualmente la montagna e tra coloro che si impegnano affinché strutture di questo tipo possano continuare a essere utilizzate da tutti.
Il confronto con quanto sta avvenendo sul Monte Amaro è inevitabile.
Con una differenza che rende la situazione sulla Maiella ancora più paradossale: il nuovo bivacco non è stato neppure aperto e già si registrano accessi non autorizzati e immondizia lasciata al suo interno.
Più persone in montagna, ma serve anche maggiore educazione
Non bisogna cadere nell’errore di considerare negativamente l’aumento delle persone che frequentano le montagne.
La montagna deve essere conosciuta, vissuta e scoperta.
Ma deve esserlo con rispetto.
Il problema non è quante persone arrivano su un sentiero o raggiungono una vetta. Il problema è come queste persone vivono quei luoghi.
Se cresce il numero degli escursionisti deve crescere anche la capacità di comunicare regole, comportamenti corretti e responsabilità.
Servono educazione ambientale, informazione e una maggiore consapevolezza delle conseguenze che anche un gesto apparentemente banale può avere in alta quota.
Abbandonare un fazzoletto, una bottiglia o una confezione all’interno di un bivacco significa costringere qualcun altro a riportare quei rifiuti a valle.
Danneggiare una struttura significa sottrarre un servizio alla collettività.
Entrare abusivamente in un cantiere significa invece mettere direttamente a rischio la propria incolumità e creare ulteriori problemi a chi deve gestire la sicurezza dei lavori.
Il nuovo bivacco dovrà essere patrimonio di tutti
Il Parco Nazionale della Maiella ha concluso il proprio messaggio auspicando che, una volta aperto il bivacco, l’opera venga rispettata e conservata nel migliore dei modi.
Un auspicio che dovrebbe essere scontato.
Queste strutture vengono realizzate utilizzando risorse economiche, lavoro e tempo e hanno come obiettivo quello di offrire un servizio alla comunità degli escursionisti.
Ma nessuna struttura può conservarsi nel tempo senza la collaborazione di chi la utilizza.
La fotografia pubblicata dal Parco sul Monte Amaro dovrebbe quindi servire anche come monito.
La montagna può accogliere sempre più persone, ma non può farlo rinunciando al rispetto.
Altrimenti il rischio è quello di continuare a costruire, restaurare e finanziare rifugi e bivacchi per poi trovarsi, pochi mesi o addirittura prima ancora dell’inaugurazione, a dover intervenire per proteggerli dall’incuria di chi dovrebbe invece considerarli un patrimonio comune.





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