La Maiella come laboratorio naturale per osservare gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi d’alta quota. È questo uno dei temi emersi durante l’ottava edizione di Climbing for Climate, che il 5 e 6 settembre ha portato studiosi, università ed esperti nel cuore del Parco Nazionale della Maiella.
L’iniziativa, dal titolo “MAIELLA, la montagna che guarda il mare, un anfiteatro per il clima”, è stata promossa dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS) e dal Club Alpino Italiano (CAI) e organizzata dall’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.
All’evento hanno partecipato anche l’Università degli Studi di Brescia, le università abruzzesi dell’Aquila e di Teramo, il GSSI, l’Università Leonardo da Vinci, il CAI Abruzzo e il Parco Nazionale della Maiella.
Climbing for Climate, le montagne raccontano il cambiamento climatico
Climbing for Climate è un’iniziativa dimostrativa organizzata dalla RUS e dal CAI con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti del cambiamento climatico in corso e sui temi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Al centro dell’iniziativa ci sono in particolare la lotta al cambiamento climatico, la protezione della biodiversità e degli ecosistemi terrestri, ma anche la promozione di un turismo sostenibile, il sostegno alle comunità delle aree interne e l’inclusione sociale ed economica dei territori periferici.
La Maiella, con i suoi ambienti d’alta quota e la vicinanza al mare Adriatico, rappresenta da questo punto di vista un vero e proprio osservatorio naturale.

Climbing for Climate sulla Maiella: l’iniziativa dedicata agli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi d’alta quota
Fino al Monte Focalone per osservare gli ecosistemi d’alta quota
Le escursioni hanno raggiunto anche la vetta del Monte Focalone, a 2.676 metri di quota, permettendo ai partecipanti di osservare direttamente alcuni degli ambienti maggiormente esposti agli effetti dell’aumento delle temperature.
Il direttore e botanico del Parco Nazionale della Maiella Luciano Di Martino e la professoressa Angela Stanisci dell’Università del Molise hanno illustrato gli effetti del cambiamento climatico sulla vegetazione erbacea delle aree d’alta quota.
Le osservazioni vengono effettuate attraverso la rete europea di monitoraggio ecologico del progetto GLORIA – Global Research Initiative in Alpine Environments, attivo da oltre vent’anni e coordinato per l’Italia centrale dall’Università degli Studi del Molise in collaborazione diretta con l’Ente Parco.
Biodiversità in calo sulle vette della Maiella
I risultati delle attività di ricerca, pubblicati negli anni su diverse riviste scientifiche, mostrano segnali particolarmente significativi.
Nelle comunità vegetali analizzate è stato infatti evidenziato un calo della copertura e della ricchezza delle specie.
Una perdita di biodiversità che, fino ad ora, era stata osservata soprattutto sulle vette mediterranee più calde e meridionali d’Europa.
Tra le possibili cause viene indicato l’effetto combinato di temperature più elevate, allungamento del periodo vegetativo e minore disponibilità di acqua.
I dati confermano quindi quanto gli ecosistemi d’alta quota possano risultare vulnerabili all’aumento delle temperature e quanto siano importanti le attività di monitoraggio di lungo periodo per comprendere l’evoluzione della vegetazione e le capacità di adattamento degli ambienti montani.
La Maiella come laboratorio naturale sul clima
L’appuntamento ha riunito numerosi rappresentanti del mondo universitario, scientifico e del Club Alpino Italiano.
Tra i partecipanti e i relatori figurano Carmine Trecroci, dell’Università di Brescia e presidente del Comitato di coordinamento RUS, il rettore dell’Università di Brescia Francesco Castelli, Michela Venditti e Luigi Menghini dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Alessandro Marucci dell’Università dell’Aquila, il presidente del CAI Abruzzo Francesco Sulpizio e il presidente della sezione CAI di Brescia Renato Veronesi.
L’ottava edizione di Climbing for Climate ha così trasformato ancora una volta la montagna in un luogo di osservazione e confronto scientifico.
E proprio dalla Maiella, la montagna che dalle sue quote più elevate guarda verso il mare Adriatico, arriva un segnale importante: gli effetti del cambiamento climatico non riguardano soltanto ghiacciai e grandi catene alpine, ma sono già osservabili anche sugli ecosistemi d’alta quota dell’Appennino.





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