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Nel 1954, Vittorio Marchesoni, direttore dell’Istituto di Botanica dell’Università di Camerino, nel corso di una sua escursione nel mezzo dei Monti Sibillini fece, per la prima volta, caso a questa nuova specie.

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Fotografia di Luca Marcantonelli

Nel 1957 Ruffo e Visentini stabilirono che si trattava di una nuova specie ma rinvenuta prima. Il Chirocephalus marchesonii Ruffo &Visentini.

Si tratta di un crostaceo brachiopode della famiglia delle Chirocephalidae, endemico del Lago di Pilato, sito nel comune di Montemonaco all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

La peculiarità di questa specie è quella di saper far fronte ad ambienti sottoposti a grandi stress stagionali. Una specie, dunque, che si trova soprattutto nella raccolta di acque temporanee e/o piccoli bacini che sono caratterizzati da un periodo assiduo, in cui le acque possono mancare per congelamento o prosciugamento.

Foto di Stefano Properzi
Foto di Stefano Properzi

Per far fronte alle difficoltà ambientali prima esposte producono forme di resistenza, dette cisti. All’interno di queste, è presente l’embrione il cui sviluppo è arrestato allo stato di gastrula e isolato da una parete che gli consente di conservare la vitalità, fino a quando, non è tempo della schiusa.

La specie in questione è caratterizzata da una colorazione rosso corallo e si stima abbia una grandezza di 9-12 mm. Le uova prodotte sono di forma sferica.

Il ciclo biologico di questo particolare crostaceo dipende strettamente dal ciclo idrologico annuale del Lago di Pilato, e si ripete con una certa assiduità tra il periodo di inizio giugno e settembre.

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