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Il bitume veniva definito come la risorsa nera della Maiella

Il bitume si trasforma in petrolio

Tra i verdi versanti settentrionali della Maiella è custodita una storia che parla della risorsa nera della montagna: il Bitume.

Il bitume veniva definito come la risorsa nera della Maiella

La sua formazione è legata alla presenza di Fitoplancton, che, insieme ad altri fattori porta alla formazione di un composto detto Sapropel, che in condizioni particolari di temperatura e pressione, in tempi molto lunghi, si trasforma in petrolio.

Quest’ultimo effettua una migrazione dalla roccia madre alla roccia serbatoio, che sulla Maiella è rappresentata dalla Formazione Bolognano. Dal 1840 fino agli anni ’50  tanti sono i minatori o “Peciaroli” (estrattori di pece) che entrarono nelle viscere della Maiella nera.

La storia narra di una quotidianità che inizia dal suono delle campane del paese che danno la sveglia ogni giorno ai minatori per avviarsi presso le miniere con il Barramine, strumento del minatore, ed il Lume a carburo.

Il processo di lavorazione del bitume parte con l’utilizzo delle cariche esplosive per estrarre i blocchi di roccia, che vengono poi depositati nei carrelli atti a trasportarle fino al piano di liquefazione, area destinata all’estrazione del bitume.

La manodopera vedeva anche l’impiego delle donne.

Composizione del bitume

Il bitume è un composto organico a base di carbonio e idrogeno depositatosi nella roccia in seguito alla migrazione di idrocarburi provenienti da sottostanti formazioni petrolifere.

E’ quindi un frutto dalla naturale alterazione dei petroli naturali venuti a contatto con l’atmosfera. Si presenta come un materiale di colore bruno/nero, solido o semisolido, termoplastico e impermeabile all’acqua.

Per le sue proprietà venne utilizzato fin dall’antichità come impermeabilizzante e protettivo del legno.

La roccia asfaltica estratta in alcune di queste miniere è un calcare poroso impregnato di bitume.

La sua estrazione dalle rocce mineralizzate veniva ottenuta sul posto in appositi forni. I focolari venivano tenuti accesi con la roccia scaricata, utilizzando il combustibile residuo contenuto e rimasto nelle rocce stesse.

Dalle miniere della Majella il bitume grezzo ricavato veniva trasportato con teleferiche e trenini nello stabilimento di Scafa per le successive lavorazioni e la sua commercializzazione favorita anche dalla presenza dell’antica linea ferroviaria Pescara-Roma.

L’estrazione venne interrotta durante la crisi economica nazionale degli anni ’30, riprese nel dopoguerra ma si fermò definitivamente a metà degli anni ’60 quando, il cambio delle condizioni di mercato, ha determinato la definitiva scomparsa di questa attività.

Il bitume infatti viene ora ottenuto dalla distillazione del greggio estratto dai pozzi petroliferi.

Miscelando opportune quantità di ghiaia e sabbia con il bitume si ottiene un conglomerato bituminoso artificiale che viene oggi utilizzato per le pavimentazioni stradali.

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