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Nella foto Juan Carrito figlio di Amarena immortalato dal Medico Fotografo Gianpiero Cutolo

Juan Carrito è l’orso giudicato confidente del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, ed era nei giorni scorsi stato trasportato proprio dal Parco in alta montagna per tentare di fare riprendere all’animale delle condizioni che fossero naturali.

Come spiegato in altri articoli Juan Carrito a differenza degli altri orsi non è ancora andato in ibernazione, e possiede una tendenza ad avvicinarsi ai paesi circostanti attratto dal cibo.

In particolare tramite un lungo post in Facebook, proprio il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, ha spiegato come i segnali che nei giorni scorsi arrivavano sull’animale fossero positivi tanto che Carrito era in procinto di andare in ibernazione.

Nella foto Juan Carrito figlio di Amarena immortalato dal Medico Fotografo Gianpiero Cutolo
Nella foto Juan Carrito figlio di Amarena immortalato dal Medico Fotografo Gianpiero Cutolo

Probabilmente i suoi comportamenti sono stati nuovamente esaltati dalle miti temperature dei giorni scorsi, ma soprattutto dal fatto che sulla sua strada l’orso ha trovato rifiuti organici e cibo per animali domestici piazzati appositamente sopra e sotto i secchi dell’immondizia.

Tale problema persiste ormai da molti anni, quando molte persone pur di scattare una immagine all’animale sono disposte a lasciare rifiuti per farlo avvicinare e girare dei video.

Una grande polemica inoltre si era scatenata nella giornata di ieri nei social, sopratutto per la notizia che vedeva l’orso “giocare” con un cane pastore tedesco.

Tantissimi i commenti di critica nei confronti del parco da parte dei lettori, ma anche delle testate nazionali e non che hanno riportato la notizia che secondo alcuni animalisti esperti del settore poteva risultare fuorviante.

A tale proposito questa mattina il Parco Nazionale di Abruzzo ha dato molte risposte tramite un lungo post su Facebook:

Tutti sapevano tranne noi…!
Mercoledì, in mattinata, sono divenute virali alcune foto ed un video in cui si poteva osservare un cane abbaiare contro un orso bruno marsicano, in un incontro occasionale alla periferia di Villalago (AQ).
L’orso in questione, come da molti è stato riconosciuto, è Juan Carrito. Fino a ieri mattina i segnali che ci arrivavano dai suoi spostamenti erano molto, ma molto, buoni. Per più di una settimana, è rimasto fermo in una vallata in montagna, molto remota, all’interno di un bosco. I suoi spostamenti sono stati minimi e tutti effettuati nello spazio di poche centinaia di metri in linea d’aria: molto probabilmente si stava preparando per l’ibernazione. Il grande freddo e le costanti precipitazioni nevose, avvenute fino a domenica scorsa, hanno sicuramente aiutato questo processo rallentando le sue funzioni vitali. È stato poi svolto un sopralluogo nell’area, in cui ha “sostato” a lungo, dove sono stati rinvenuti evidenti segni che l’orso si è alimentato con risorse naturali (mele), a dimostrazione della sua perfetta capacità di “essere selvatico”.
Purtroppo l’innalzamento delle temperature avvenuto ad inizio settimana ha di certo “risvegliato” e “riattivato” alcuni istinti di JC che nella mattinata di ieri ha iniziato ben presto a discendere la valle. Ha attraversato il fondovalle, lambendo gli abitati di Villalago in mattinata e di Scanno nel pomeriggio. Questi spostamenti, seppur vicini ai centri abitati sono sempre avvenuti in contesti semi-naturali o periferici ad essi. Purtroppo sulla sua strada ha trovato rifiuti mal riposti: buste con resti organici posizionate sopra cassonetti dotati di lucchetto e cibo per animali domestici lasciato appositamente per lui (perché chi ha un animale domestico non gli lascia certo da mangiare sotto il cassonetto dei rifiuti!). E siamo alle solite, ma questo non interessa ai più!
Quello che invece ha interessato ed interessa il dibattito sui social resta la faccenda che il Parco dovrebbe mettere i cassonetti antiorso, dimenticando però che il Parco non ha nessuna competenza in materia, a maggior ragione nelle aree esterne al proprio perimetro. Ma nonostante tutto non ci siamo sottratti a fare la nostra parte, e ne parleremo prossimamente. Nonostante tutto, la “fame nera” (come sostenuto da molti), il tanto cibo presente vicino ai cassonetti e le ottime pasticcerie dalle valle del sagittario, Carrito ha tirato dritto, e in serata stava di nuovo in montagna, lontano da paesi. Vale la pena ricordare che altri orsi, in questi giorni di bel tempo, hanno continuato a muoversi e sono stati visti da diverse persone.
L’altra questione su cui non smetteremo mai di chiarire la posizione del Parco è la risposta alla famigerata domanda che sapevamo sarebbe uscita e che avevamo anticipato nei nostri post e comunicati precedenti: “si sapeva che sarebbe successo. Tanto sforzo per nulla e ora si continuerà a sparagli, visto che tra un po’ sarà di nuovo a Roccaraso?” Cominciamo con il ribadire che con la fauna selvatica la soluzione unica e precisa non esiste, e noi avevamo messo in conto che un possibile riavvicinamento ai paesi, che ha sempre frequentato, potesse avvenire, al punto che lo abbiamo scritto nella richiesta al Ministero. Ma questo non ci ha minimamente impedito di attuare la traslocazione, che in quel momento e a fronte della situazione che si era creata, era l’unica soluzione possibile per il suo bene oltre che per quello delle persone, perché JC è un orso di 112 kg, fino ad oggi “super buono”, per riprendere qualche citazione, ma è pur sempre un orso e i suoi comportamenti sono imprevedibili.
Continueremo a monitorare JC nei suoi spostamenti sperando sempre che decida di andare in ibernazione. Se dovesse tornare a Roccaraso verranno attuate le altre azioni che fanno parte del Piano elaborato congiuntamente dal PNALM, dal PNM e dalla Regione Abruzzo, approvato dal MITE con il parere dell’ISPRA.
Siamo convinti che tutti gli sforzi messi in campo non sono stati affatto inutili, come viene troppo spesso affermato a cuor leggero, anche se non dovessero dare i risultati sperati, perché è importante provare tutte le soluzioni possibili per far rimanere JC libero, contrariamente a quanto ci ha suggerito la comunità scientifica internazionale.
Dopo 100 anni di Parco abbiamo davanti nuove sfide di conservazione per rendere i territori davvero a misura d’orso perché c’è ancora molto da lavorare per migliorare la convivenza, le conoscenze e la consapevolezza della responsabilità che ognuno, Ente o singolo, ha nei confronti dell’orso, a cominciare da un maggior rispetto che si deve a JC (e non solo), ormai diventato “oggetto mediatico”, di cui tutti (s)parlano, finanche il Times di Londra.
Magari un po’ di “silenzio” gli favorirà il sonno!

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