Incendio tra Lucoli e L’Aquila, visto dallo spazio: 1.080 ettari percorsi dal fuoco

L’incendio che nei giorni scorsi ha interessato il territorio montano tra Lucoli e L’Aquila emerge in tutta la sua vastità anche dalle immagini satellitari.

Un’elaborazione realizzata dalla ricercatrice Sara Ciaci,Laureata in Tecniche della Protezione Civile e Sicurezza del Territorio presso UNIVAQ, attraverso le immagini Sentinel-2 del programma europeo Copernicus e successive analisi GIS effettuate con QGIS, ha permesso di ricostruire l’evoluzione delle aree interessate dal fuoco confrontando la situazione del 2 agosto con quella aggiornata al 5 agosto 2026.

I numeri ottenuti dall’analisi sono impressionanti: la superficie complessivamente percorsa dall’incendio viene stimata in circa 1.080 ettari, equivalenti a 10,80 chilometri quadrati.

Una dimensione che anche noi di Neve Appennino avevamo avuto modo di documentare direttamente dall’alto, sorvolando in elicottero il territorio interessato dall’incendio. Le immagini raccolte durante il reportage avevano mostrato in maniera particolarmente evidente la vastità delle superfici percorse dal fuoco, soprattutto tra le praterie, le aree arbustive e alcuni settori boschivi dell’area compresa tra Lucoli, Roio e L’Aquila.

Oggi l’elaborazione satellitare permette di affiancare a quelle immagini una valutazione quantitativa dell’estensione dell’evento.

Dal 2 al 5 agosto altri 384 ettari interessati

Mappa satellitare Sentinel-2 elaborata da Sara Ciaci che mostra l’evoluzione dell’incendio tra Lucoli e L’Aquila dal 2 al 5 agosto 2026, con circa 1.080 ettari percorsi dal fuoco

L’evoluzione dell’incendio tra Lucoli e L’Aquila tra il 2 e il 5 agosto 2026 attraverso immagini Sentinel-2 del programma Copernicus. Elaborazione GIS e analisi dNBR a cura della ricercatrice Sara Ciaci.

Il confronto multitemporale delle immagini satellitari mostra chiaramente quanto il rogo si sia ampliato nel giro di appena tre giorni.

Secondo l’elaborazione di Sara Ciaci, al 2 agosto risultavano interessati dalle fiamme circa 696 ettari.

Tra il 2 e il 5 agosto l’incendio avrebbe poi raggiunto ulteriori 384 ettari, portando la superficie complessiva a circa 1.080 ettari.

L’incremento dell’area percorsa dal fuoco nel periodo considerato è quindi pari al 55,2%.

Numeri che permettono di comprendere ancora meglio la dimensione dell’incendio che per giorni ha impegnato sul territorio Vigili del Fuoco, Protezione Civile, volontari e mezzi aerei nelle operazioni di spegnimento e contenimento.

Non solo estensione: analizzata anche la severità dell’incendio

L’analisi satellitare non si è limitata alla semplice individuazione del perimetro interessato dalle fiamme.

Attraverso il dNBR, Differenced Normalized Burn Ratio, è stato possibile valutare anche le differenze nella severità con cui l’incendio ha interessato la copertura vegetale.

Il dNBR viene ottenuto confrontando le condizioni della vegetazione prima e dopo il passaggio del fuoco e permette di evidenziare le aree maggiormente alterate dall’incendio.

Le zone caratterizzate dai valori di severità più elevati corrispondono quindi alle porzioni di territorio nelle quali il passaggio delle fiamme ha prodotto gli effetti più marcati sull’ecosistema.

Un tipo di informazione particolarmente importante anche nella fase successiva all’emergenza: conoscere non soltanto dove è passato l’incendio, ma anche con quale intensità, permette infatti di individuare le zone che potrebbero richiedere maggiore attenzione per il ripristino ambientale, il monitoraggio della rigenerazione della vegetazione e la gestione del rischio futuro.

Incendio Lucoli-L’Aquila: colpite soprattutto aree naturali

Particolarmente interessante è anche il confronto effettuato con la cartografia Corine Land Cover, il sistema europeo di classificazione della copertura e dell’uso del suolo.

Incendio di Lucoli sconfinato verso i Monti di Roio e di Bagno, fumo e fiamme tra la vegetazione

Il fronte dell’incendio di Lucoli, sconfinato verso i Monti di Roio e di Bagno, tra fumo intenso e focolai ancora attivi.

L’analisi mostra come la quasi totalità della superficie individuata sia costituita da aree naturali.

Nel dettaglio, secondo i dati elaborati da Sara Ciaci, sarebbero stati interessati:

  • 773 ettari di brughiere e cespuglieti;
  • 305 ettari di boschi e vegetazione arbustiva in evoluzione;
  • circa 3 ettari di aree agricole.

Il dato conferma quindi come l’incendio abbia interessato principalmente ambienti naturali e seminaturali della montagna aquilana.

Quello che avevamo visto dall’elicottero, oggi misurato dai satelliti

Il sorvolo effettuato da Neve Appennino nei giorni dell’emergenza aveva permesso di osservare direttamente dall’alto l’impronta lasciata dall’incendio sul territorio.

Incendio di Lucoli dall'elicottero

Una veduta aerea del territorio bruciato dall’incendio di Lucoli visto dall’elicottero della Protezione Civile

Dall’elicottero erano ben visibili ampie porzioni di versante annerite dal passaggio delle fiamme, alternate ad aree meno colpite e a zone nelle quali la vegetazione aveva subito effetti differenti.

Proprio questa forte disomogeneità è uno degli aspetti che l’analisi satellitare consente oggi di approfondire: non soltanto stabilendo quanto territorio sia stato interessato, ma anche distinguendo le aree nelle quali l’incendio ha avuto una maggiore severità.

Le immagini raccolte sul campo e i dati satellitari offrono quindi due prospettive complementari dello stesso evento: da una parte la documentazione diretta di ciò che è accaduto, dall’altra la possibilità di misurare e analizzare l’impatto sul territorio.

Il territorio visto dallo spazio

L’elaborazione rappresenta un esempio concreto delle possibilità offerte oggi dall’osservazione satellitare.

I satelliti Sentinel-2 permettono di acquisire immagini multispettrali utilizzabili anche per lo studio degli incendi e dell’evoluzione della vegetazione.

Attraverso il confronto tra immagini acquisite in momenti differenti è possibile riconoscere le superfici percorse dal fuoco e ottenere informazioni quantitative sull’estensione e sugli effetti dell’evento.

Un patrimonio di dati utile anche dopo l’emergenza

Se durante le giornate dell’incendio l’attenzione è inevitabilmente concentrata sulle fiamme, sui mezzi aerei e sul lavoro delle squadre a terra, una volta terminata l’emergenza inizia un’altra fase altrettanto importante: quella della valutazione dei danni e del recupero del territorio.

Ed è proprio qui che strumenti come Sentinel-2, gli indici satellitari e i sistemi GIS possono fornire informazioni particolarmente preziose.

Come dimostra il lavoro realizzato da Sara Ciaci, un evento osservato per giorni direttamente sul territorio e documentato anche dall’alto può essere trasformato attraverso i dati satellitari in una rappresentazione quantitativa della sua evoluzione.

Una fotografia che restituisce numericamente la dimensione di quanto accaduto: 1.080 ettari di territorio interessati nell’area analizzata tra Lucoli e L’Aquila, con una crescita stimata del 55,2% tra il 2 e il 5 agosto.

Dati che potranno essere utili anche per comprendere nei prossimi mesi come reagirà la vegetazione e come procederà la rigenerazione delle aree percorse dal fuoco.

I valori riportati nell’articolo derivano dall’elaborazione satellitare effettuata dalla ricercatrice Sara Ciaci su immagini Sentinel-2 e non rappresentano una quantificazione ufficiale definitiva degli enti competenti.

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