Impianti sciistici chiusi. La foto simbolo della tragedia

Pronti per un nuovo lockdown? Mica tanto… Impianti sciistici chiusi per tutte le feste di Natale… e ancora chissà per quanto. Ristori previsti o ricevuti per le stazioni sciistiche…. 0€!! Le tasse però si pagano su tutto il fatturato e non solo sui codici ateco principali“.

È questo lo sfogo amaro di uno dei tanti gestori di impianti sciistici sparsi per tutto il territorio nazionale.

Francesco Cangiotti, amministratore delegato delle Funivie Bolognolaski, si sta chiedendo se sarà utile accendere i cannoni sparaneve per innevare le piste da sci che gestisce nelle Marche. Fosse solo per il meteo, le condizioni sarebbero perfette: nell’ultima settimana di dicembre è prevista quella che i gestori degli impianti di risalita chiamano “finestra di freddo”, cioè un periodo in cui le temperature potrebbero scendere sotto lo zero. Sarebbe il momento giusto per far funzionare i cannoni sparaneve, e quindi preparare le piste all’arrivo degli appassionati di sci.

Quest’anno, però, il meteo è un problema secondario perché le piste da sci potranno aprire solo dal 7 gennaio….forse. Al momento, infatti, il comitato tecnico scientifico che consiglia il Governo sulle politiche per contenere l’epidemia ha suggerito di non consentire l’apertura delle piste da sci almeno fino al 6 gennaio per evitare assembramenti, e quindi la possibile trasmissione del coronavirus. Il divieto interessa un settore in cui lavorano 15 mila persone con posti di lavoro diretti, e 120 mila posti considerando anche i dipendenti stagionali. In Italia, le società che gestiscono gli impianti di risalita sono circa 400 e generano un fatturato di 1,2 miliardi di euro l’anno, con un indotto totale che va da 8,5 miliardi fino a 12 miliardi ogni anno, secondo diverse stime (quindi intorno allo 0,5 per cento del PIL). Gli impianti in Italia sono circa 1500, per un totale di 6700 chilometri di piste.

Foto di Francesco Cangiotti