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Ibridazione

Una problematica purtroppo sempre più diffusa. L’ibridazione tra lupo e cane devia un percorso evolutivo naturale, che dura da migliaia di anni, in una direzione che ancora non conosciamo.

Sebbene alcuni episodi possano essere avvenuti anche in tempi storici (da 20.000 anni fa, quando l’uomo cominciò a selezionare il cane), il fenomeno è divenuto preoccupante per la conservazione del lupo negli ultimi decenni, da quando la popolazione di lupo si è rarefatta in seguito alla persecuzione umana. Sono così aumentate enormemente le probabilità che una femmina di lupo in estro scelga un cane randagio o vagante come partner riproduttivo.

Ibridazione
Se in alcune zone dell’Appennino l’ibridazione del lupo con il cane domestici è ampiamente diffusa sulle Alpi si registrano i primi casi. Foto tratta dal profilo Facebook di Duccio Berzi

Il fenomeno è risolvibile solo con una seria volontà politica di agire in primis sulla causa prima, la cattiva gestione dei cani presente in molti contesti, e poi agendo sull’ibridazione di recente generazione. Il protocollo migliore prevede oggi cattura, sterilizzazione e rilascio dei lupi ibridi, in modo da interrompere la diffusione di DNA canino nella popolazione di lupo e allo stesso tempo non destrutturare i nuclei familiari (e dare così nuove possibilità di ibridazione).

Come spiega sul suo profilo Facebook Duccio Berzi, esperto di conservazione della fauna e responsabile delle operazioni sul campo di un importante progetto di monitoraggio sui lupi del Veneto, “a Tarvisio l’ibrido di provenienza slovena di cui si conosceva la presenza già dal 2020 si è infine riprodotto, generando un branco ibrido. Sui lupi “biondi” della Val Susa, conosciuti addirittura dal 2019, dopo tanti discorsi è calato il silenzio più totale. Un po’ come in Calabria dove la situazione è descritta in questo paper. La ‘gestione compassionevole’ italiana, l’incapacità o l’impossibilità di agire in maniera tempestiva anche dove conoscenze, mezzi e risorse non mancano, fanno a cazzotti con le regole più basilari della biologia della conservazione, di quella scienza che con pragmatismo punta alla conservazione della popolazione invece che del singolo individuo. Dispiace dirlo ma molti errori compiuti in Appennino si stanno drammaticamente riproponendo sulle Alpi“.

Fonte: Canis Lupus Italicus

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