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Stando ai risultati di un nuovo progetto, pubblicati di recente sulla prestigiosa rivista Journal of Biogeograpgy (Piotti et al.) ci sarebbero delle forti evidenze a favore della presenza di almeno tre aree rifugio della specie di abete bianco in Appennino, uno scenario questo che potrebbe avere importanti implicazioni soprattutto sulle strategie di conservazione e di adattamento climatico di questa specie. Lo studio, da questo punto di vista, presenta numerosi punti di interesse, tra cui spicca in particolar modo la presenza di numerosi nuclei di abete bianco soprattutto sull’Appennino centrale, in special modo nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (la presenza di questi alberi in queste zone era per lo più sconosciuta alla ricerca forestale internazionale, soprattutto per via delle esigue dimensioni di queste abetine relitte).

E non solo, perché bisogna anche sottolineare come questo importantissimo studio abbia messo in risalto un particolare davvero interessante; che questi nuclei sono geneticamente simili alle popolazioni di abete bianco presenti sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale. Questi nuclei sarebbero quindi ciò che resta di un piccolo rifugio glaciale centro-appenninico, che in precedenza non era mai stato individuato. Tutti i dati raccolti, inoltre, hanno mostrato un notevole impoverimento genetico di questi nuclei, che potrebbe essere in un certo qualmodo legato anche alle piccole dimensioni e all’elevato isolamento.

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Aghi di abete bianco, fonte Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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