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Una giornata da incorniciare, una giornata che ha presentato la Majella e l’Abruzzo al mondo intero. Una cartolina da guardare e ammirare più volte con il Blockhaus protagonista assoluto lo scorso 14 maggio del Giro d’Italia. Nairo Quintana ha incantato, Tom Doumulin ha urlato a tutti la sua forza e poi ha trionfato a Milano, Vincenzo Nibali ha lasciato proprio lì i secondi  determinanti per la maglia rosa.  Dal mare alla montagna in un batter d’occhio e che montagna: la salita più dura del giro. Un nome e un cognome da dover ringraziare per questa giornata vissuta con tanta passione: Maurizio Formichetti, uomo di fiducia della Rcs e con un amore grande così per il ciclismo. Neve Appennino lo ascoltato per capire tutti i segreti  del “suo” Blockhaus e di una domenica che ha visto trionfare il “ suo” Abruzzo. E il racconto non può che iniziare dal pensiero di Maurizio sulla tappa:

“Sono super contento perché è stata una tappa decisiva nell’economia del Giro;  ha fatto capire chi poteva vincere la maglia rosa e chi poteva perderla. Infatti a Milano Doumulin ha festeggiato  e sul Blockhaus è stato praticamente perfetto. Sul podio mi hanno dato il Labaro. Il gagliardetto che la Rcs consegna ad ogni tappa e sono orgoglioso lo abbiano dato a me.

Non è stato facile organizzare questa tappa, hai dovuto combattere e lottare per quasi un anno. Sassolini nella scarpa?

Uno.  Rispetto a tante altre salite del Giro  c’era poca gente. Mi aspettavo più tifosi sulla strada e non solo nel finale. In Abruzzo si deve crescere e capire che queste sono opportunità da non perdere.

Sappiamo che hai scelto di non essere all’arrivo ma di seguire la tappa nella macchina del direttore di corsa. Esperienza unica.

Mi ha fatto un effetto bellissimo seguire la corsa catapultato nel suo cuore e mi sono commosso nel toccare che quelle erano le strade di casa mia. Vedete, io in quei posti ci passo tutti i giorni  ma sapere che per un giorno loro erano i protagonisti del Giro e che tutto il mondo stava ammirando le “mie”  strade mi ha fatto uscire una lacrima. Anzi più di una”

Sei l’unico che in Abruzzo si muove per organizzare le tappe del Giro.

Sono solo io in Abruzzo? Diciamo di si, l’anno scorso il sindaco di Roccaraso è stato propositivo  e con i giusti tempi. Organizzare una tappa non è facile: ci vogliono risorse e impegni non facili da mantenere. In uno ci vuole un anno di lavoro continuo. In questo contesto è stato fondamentale l’apporto della Regione nella persona dell’Assessore Silvio Paolucci che è stato il primo a credere nell’importanza e nella fattibilità della tappa e devo dire grazie anche all’assessore Di Matteo che si è mostrato pronto a sostenere l’evento.  La Regione va anche ringraziata per aver destinato una somma importante alle due province interessate per il rifacimento dell’asfalto. E abbiamo fatto un’ottima figura.

La Majella non è nuova  e ha spesso abbracciato il Giro

Per la seconda volta ho portato giro sul Blockhaus. Nel 2009 è stato il centesimo anno dell’organizzazione e quest’anno la centesima edizione. Due date fondamentali e noi c’eravamo.

Ci dicono  che nel ’95 sei arrivato 9° alla famosa Maratona delle Dolomiti e che alla Tirreno spingevi Doumulin sul muro di Guardiagrele. Non è che vai più forte di lui?

“ (Sorriso ndr), Ho sempre creduto in Doumulin, è il prototipo del campione.  Io? Ero come Zakarin: forte in salita ma scarso in discesa. E quel giorno sulle Dolomiti mi difendevo. Ma erano salite vere quelle su distanze vere.

al

Maurizio, ma come è nata l’Idea del Blockhaus?

Eravamo io, Gianluca Santilli e Stefano Giuliani e stavamo facendo la salita da quel versante. La Rcs mi ha chiesto una tappa e io ho risposto: solo se mi date l’ok a portare l’arrivo sul Blockhaus e salendo da Roccamorice. Mi hanno dato carta bianca e poi il resto è storia che conoscete.

E alla fine hai costruito la tappa con la salita più dura del Giro.

Lo dico serenamente, si. E lo ha ammesso anche Nibali.

Uno sguardo al prossimo anno.

Dico sempre basta ma poi la passione è troppo forte.  E ho un ottimo rapporto con la Rcs, con l’amministratore Paolo Bellino e con i direttori Vegni e Allocchio: siamo pronti. Per il 2018 qualcosa proporrò e come sempre l’Abruzzo, tra mare e montagna,  non tradirà.

Sicuro che è proprio amico con il direttore di corsa Stefano Allocchio?

“ Allocchio? Io faccio l’Europa League e lui fa la coppa del nonno, ma sono abituati.”

E con una simpatica battuta rossonera  al suo vero amico Allocchio ( tifoso dell’Inter)Maurizio ci saluta e scappa a preparare la sua idea rosa per il 2018. Il mare e le montagne abruzzesi possono stare tranquilli: quando passeranno i campioni del ciclismo loro ci saranno sempre. Parola di Maurizio Formichetti.

amico

Enrico Giancarli

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