L’estate 2026 sta lasciando un segno profondo sulle Alpi. Temperature eccezionalmente elevate, lunghi periodi con lo zero termico oltre i 4.000 metri e in alcuni casi vicino ai 5.000 metri, scarsità di neve residua e fusione accelerata stanno mettendo ancora una volta a dura prova i ghiacciai alpini.
A raccontare plasticamente questa situazione sono anche le immagini che ci arrivano dal ghiacciaio dello Stelvio, dove Roberto ci ha inviato un video girato in queste ore. Qui lo sci estivo continua ancora a resistere, ma il paesaggio che circonda le piste racconta con grande evidenza quanto siano difficili le condizioni dell’alta montagna in questa estate.
Lo zero termico sempre più in alto
Già alla fine di giugno Carlo Barbante, dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e dell’Università Ca’ Foscari Venezia, aveva spiegato all’ANSA come l’ondata di caldo avesse portato sulle Alpi lo zero termico oltre quota 4.500 metri.
Un dato particolarmente significativo se confrontato con il passato: secondo Barbante, nella seconda metà del Novecento la quota media dello zero termico sulle Alpi era attorno ai 2.950 metri, mentre negli ultimi anni si è portata mediamente verso i 3.300-3.400 metri, con le fasi di caldo più intenso capaci di spingerla molto più in alto.
Alla fine di luglio ANSA ha inoltre riportato previsioni con anomalie termiche fino a 7°C superiori alla media, picchi di 40-41°C in pianura e uno zero termico previsto addirittura attorno ai 5.000 metri sulle Alpi.
Per un ghiacciaio significa trascorrere intere giornate, e spesso anche le notti, con temperature favorevoli alla fusione su praticamente tutta la propria superficie.
Stelvio, il video mostra un ghiacciaio fortemente segnato dall’estate
Ed è proprio in questo contesto che assumono particolare valore le immagini che Roberto ci ha inviato dal ghiacciaio dello Stelvio.
Nel video si osserva un ambiente fortemente segnato dalla stagione estiva: la copertura nevosa appare ridotta e il ghiacciaio mostra in maniera evidente gli effetti delle alte temperature.
Eppure allo Stelvio lo sci estivo riesce ancora a sopravvivere.
Un’attività ormai sempre più difficile da mantenere durante le estati alpine e che rende questo luogo una sorta di ultimo baluardo italiano dello sci estivo su ghiacciaio, costretto però ad adattarsi continuamente a un ambiente che cambia.
Anche gli impianti hanno dovuto fare i conti negli anni con l’arretramento e la trasformazione della superficie glaciale: le sciovie Geister sono state riposizionate più in alto proprio per seguire l’evoluzione del ghiacciaio.
Il contrasto è impressionante: da una parte gli sciatori, dall’altra un ghiacciaio che mostra sempre più chiaramente le difficoltà di resistere a estati lunghe e molto calde.
I ghiacciai diventano uno dei simboli del cambiamento climatico
Quello dello Stelvio non è naturalmente un caso isolato.
I ghiacciai rappresentano uno degli ambienti maggiormente sensibili all’aumento delle temperature e ciò che sta accadendo sulle Alpi costituisce uno degli effetti più immediatamente visibili del riscaldamento climatico.
Non è il singolo giorno caldo a determinare la sorte di un ghiacciaio, ma la successione di stagioni caratterizzate da temperature elevate, periodi prolungati di fusione, scarsa neve invernale o primaverile e difficoltà nel mantenere neve residua durante l’estate.
Ed è proprio la continuità del caldo a caratterizzare il 2026.
Secondo un’analisi riportata da ANSA il 27 luglio, l’estate 2026 era già nettamente sopra la media degli anni precedenti per numero, durata e intensità delle ondate di calore, con intervalli freschi estremamente brevi tra una fase calda e quella successiva.

Il modello GFS evidenzia l’espansione dell’alta pressione africana sul Mediterraneo. Tra mercoledì e giovedì masse d’aria con valori fino a +26°C a 850 hPa potrebbero favorire temperature vicine ai 40°C in diverse zone del Centro-Sud
Giugno 2026 è stato inoltre, secondo Copernicus, il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale.
E il caldo non è ancora finito
La situazione diventa ancora più significativa guardando alle prossime giornate.
La quarta grande ondata di calore dell’estate 2026 sta continuando a interessare l’Italia e, secondo le ultime indicazioni riportate dall’ANSA, il caldo potrebbe accompagnarci ancora per diversi giorni, almeno fino al periodo di Ferragosto.
Successivamente sarà necessario verificare l’evoluzione atmosferica: alcune proiezioni ipotizzano anche una nuova possibile fase molto calda nella seconda parte di agosto, che rappresenterebbe di fatto un’ulteriore ondata di calore. Parlare già con certezza di una “quinta ondata”, tuttavia, sarebbe prematuro.
Quel che appare evidente è che l’estate 2026 sta assumendo caratteristiche eccezionali. Stabilire se alla fine potrà risultare la più calda mai registrata richiederà naturalmente i dati climatologici definitivi di agosto, ma i primi due mesi dell’estate e la persistenza delle anomalie collocano già questa stagione tra quelle da osservare con maggiore attenzione.
Lo Stelvio come immagine della montagna del futuro
Il video ricevuto dallo Stelvio va quindi oltre la semplice curiosità dello sci praticato nel cuore di agosto.
Racconta una montagna che cerca continuamente di adattarsi.
Dove fino a pochi decenni fa neve e ghiaccio erano elementi molto più stabili del paesaggio estivo, oggi impianti, attività turistiche e frequentatori devono confrontarsi con superfici glaciali in trasformazione, periodi di fusione sempre più lunghi e temperature positive che possono raggiungere quote una volta eccezionali.
Il ghiacciaio dello Stelvio diventa così uno dei simboli più immediati di una montagna che sta cambiando sotto i nostri occhi.
E mentre sulle sue piste si continua ancora a sciare, tutto intorno il ghiaccio racconta probabilmente la storia più importante: quella di un clima che cambia e di estati alpine sempre più calde.




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