Ghiacciaio del Calderone non in espansione, ma stabile

Il Ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d’Europa e situato ad un’altezza compresa tra 2650 e 2850 metri, sul Gran Sasso, torna a far parlare di se. Un pò perché rappresenta una sorta di “punto di riferimento” per comprendere nel dettaglio l’evoluzione dei cambiamenti climatici, un pò perché da sempre attira l’attenzione non solo dal punto di vista scientifico, ma anche puramente passionale. In questi ultimi giorni, in particolare, son circolate con forza voci insistenti che vedono il Ghiacciaio del Calderone espandersi contro ogni previsione, con addirittura un nevaio pronto a trasformarsi in ghiacciaio esattamente nello stesso versante, accanto al Rifugio Franchetti. A far chiarezza su questa situazione è intervenuto Paolo Tuccella, ricercatore del CETEMPS e assiduo frequentatore di queste aree, ove peraltro viene svolto da sempre un continuo e costante monitoraggio. Spiega Paolo ad Abruzzoweb: “Per avere un’espansione del ghiacciaio c’è bisogno che la neve resti sulla superficie per diversi anni consecutivi, almeno un decennio. Ad esempio, a partire dalla seconda metà degli anni Duemila ci sono state un po’ di annate positive in cui alla fine dell’estate sul Calderone c’era neve residua che si stava trasformando in ghiaccio, ma le alte temperature dell’estate 2012 hanno vanificato gli effetti positivi delle stagioni precedenti“.

Paolo dunque afferma con estrema chiarezza e franchezza che il Ghiacciaio del Calderone ha dimezzato la sua superficie, passando dai centomila metri quadrati misurati all’inizio dell’800 ai circa cinquantamila dei primi anni 2000: “Anche nel 2013 e nel 2014 abbiamo registrato stagioni estive positive, ma poi negli anni 2015, 2016 e 2017 le estati sono state abbastanza calde da non consentire alla neve in superficie di superare l’estate“. Una menzione particolare anche al presunto nevaio in  espansione vicino al Franchetti: “La neve residua rimasta è quella dello scorso inverno che fortunatamente quest’anno è riuscita a sopravvivere alla stagione estiva a differenza dello scorso anno . La neve che rimane a fine stagione per un solo anno significa davvero poco, vuol dire che l’estate non è stata eccessivamente calda o che le precipitazioni invernali sono state abbondanti, ma non ci dà indicazioni sull’ipotetica espansione o trasformazione. La presenza di morene, poi, accumuli di sedimenti costituiti dai detriti rocciosi trasportati dal ghiaccio stesso è dovuta all’attività del ghiacciaio nei secoli passati. Le morene si formano grazie all’accumulo di detriti trasportati dal ghiacciaio, ma la trasformazione delle morene in atto adesso, ammesso che ci sia, è dovuta al regresso del ghiacciaio e non all’espansione“.