Il ghiacciaio del Calderone del Gran Sasso e la storica gara di gigante del 15 agosto 1963, dal racconto di Camillo Berardi

Il ghiacciaio del Calderone del Gran Sasso d’Italia era considerato il più meridionale d’Europa. Negli anni 2000 è stato declassato a glacionevato, ovvero è stato stabilito che la massa glaciale ha perso la sua capacità di estendersi verso valle.

IL GHIACCIAIO DEL CALDERONE DEL GRAN SASSO, LA STORICA GARA DI SLALOM GIGANTE DEL 15 AGOSTO 1963 ORGANIZZATA DALLO SCI CLUB 18

Il Gran Sasso è la montagna regina di tutto l’Appennino e possiede una importante storia, così come il suo ghiacciaio che negli anni 2000 è stato declassato a glacionevato. Il glacionevato è una forma terminale dei ghiacciai, ovvero quel che ne rimane di una massa glaciale che perde le sue capacità fisiche e dinamiche.

Nel corso dei decenni il cambiamento climatico ha causato delle variazioni di temperatura piuttosto importanti, e testimonianze dirette sono proprio le immagini delle mutazioni dei ghiacciai che negli ultimi anni, specialmente, risultano in grande difficoltà.

Il Calderone del Gran Sasso è proprio uno di questi, e il suo cambiamento nel corso dei decenni è risultato piuttosto eclatante. Basti pensare che negli anni 60 proprio a ridosso di quello che allora era il ghiacciaio venivano organizzate anche delle gare di gigante.

Gran Sasso d'Italia, ecco la situazione presente sul Calderone

Gran Sasso d’Italia, ecco la situazione presente sul Calderone. Foto Alessandro Fischione 10 luglio 2023

IL RACCONTO DI CAMILLO BERARDI, STORICA GARA DEL 15 AGOSTO DEL 1963

Il 15 agosto del 1963 lo sci club 18 organizzò una gara di slalom gigante alla quale presero parte diversi atleti. Di seguito riportiamo il racconto riportato qualche anno fa da Camillo Berardi.

La competizione si svolse il giorno di Ferragosto del 1963, non del 1965, e fu preceduta da una gara sciistica effettuata nel mese di luglio del 1962. La competizione del 1962 partiva dal ghiaione sottostante la morena del ghiacciaio del Calderone, nei pressi del rifugio “Il Buco” realizzato da Andrea Bafile e dai “Negri” del Gran Sasso nel 1949, e arrivava alla conca ubicata sotto il rifugio Franchetti.

Per la gara di Ferragosto del 1963, organizzata dallo Sci Club 18 sul ghiacciaio del Calderone, si salì a piedi perché la storica seggiovia monoposto che collegava Prati di Tivo alla “Madonnina” non esisteva ancora (fu realizzata successivamente e inaugurata il 12 dicembre 1965, all’inizio della stagione sciistica invernale di quell’anno) e il materiale necessario per lo svolgimento della gara (fune e motore della sciovia, strutture per fissaggio dell’impianto sul ghiaccio, carburante, pali di legno per segnare le porte della pista di slalom gigante, e quant’altro) fu portato sino alla “Madonnina” con l’ausilio di muli e nel tratto successivo – fino al ghiacciaio del Calderone – a spalla, dagli organizzatori della competizione e dai partecipanti alla gara.

La competizione organizzata dallo Sci Club 18, unica nella storia, effettuata sul ghiacciaio del Calderone, fu vinta dal noto campione di sci Daniele Cimini e vide la partecipazione di altri autorevoli atleti, come Preger Miro e Preger Edoardo.

Fu un evento straordinario e riuscitissimo che rimane bene impresso nei miei ricordi.

Dopo questa manifestazione, nel 1964, la guida Alpina Gigi Mario che gestiva il Franchetti, per far praticare lo sci estivo agli ospiti del rifugio, montò nei pressi del medesimo una piccola sciovia costruita dal suo amico alpinista e istruttore di sci alpinismo Andrea Bafile e questo avvenimento mi porta a ricordare la costruzione del rifugio “Il Buco” realizzata nel 1949 da Andrea Bafile, con l’aiuto dei “Negri”, nella morena del ghiacciaio del Calderone.

Un enorme masso che usciva a sbalzo dalla morena, fu chiuso perimetralmente da pietre localmente disponibili e fu realizzato un bivacco, noto con la denominazione “Il Buco”, che s’integrava perfettamente nel paesaggio naturale del Gran Sasso. Nel piccolo rifugio furono realizzati una cucina e uno spazio per dormire, con attrezzature e materiali che venivano portati a spalla da “I Negri”, partendo a piedi da Pietracamela.

Il piccolo rifugio rimase attivo sino al 1960 ed era un’ottima base per le arrampicate sulle maestose vette circostanti. Veniva utilizzato anche per le sciate estive sul Ghiacciaio del Calderone, e per le risalite veniva utilizzata una piccola sciovia smontabile costruita da Andrea Bafile.

Ancora oggi “Il Buco” si trova in ottime condizioni.

La qualifica di “Negro”, coniata dall’artista Pino Zac, “Negro” anche lui, era un passaggio obbligato per i giovani che iniziavano a frequentare la montagna.

La “Nobile istituzione dei Negri del Gran Sasso” fu fondata da Andrea Bafile nel 1949, dette un contributo determinante per la realizzazione della Via Ferrata “Brizio” e per la Via Ferrata della Piccola Parete al Corno Piccolo, detta impropriamente “Danesi”: questa Via fu aperta nel 1926 dagli “Aquilotti del Gran Sasso”, Ernesto Sivitilli, Igino Panza, Bruno Marsili e Armando Trentini. Tra l’altro “I Negri”, nel 1949, collaborarono attivamente con la troupe sul set del film “La Roccia Incantata” che in parte fu girato sul Gran Sasso e, nelle scene di arrampicata, le controfigure furono Andrea Bafile e Marcello Vittorini.

Allego alla presente una foto dello Sci Club 18 e un bellissimo disegno di Pino Zac con le vignette de alcuni “Negri del Gran Sasso”.

Tornando alla gara di slalom gigante organizzata dallo Sci Club 18 il giorno di Ferragosto de 1963, non possiamo passare sotto silenzio le pionieristiche attività sciistiche effettuate sul ghiacciaio del Calderone dall’alpinista Andrea Bafile e dai “Negri”.

Tornando allo Sci Club 18, la storia e le innumerevoli attività sportive di quest’ammirevole associazione, che non si limitano soltanto alle gare di discesa con gli sci, possono essere conosciute nel dettaglio collegandosi con il sito del prestigioso sodalizio. 

Le immagini degli anni 60 del ghiacciaio del Calderone del Gran Sasso sono imparagonabili a quelle attuali, e pensare che appena 60 anni fa la situazione era nettamente differente.

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