Nel giro di pochi giorni il Gran Sasso d’Italia ha visto la chiusura di due importanti percorsi attrezzati: prima la Ferrata dei Ginepri, ex Ferrata Brizio, e successivamente la Ferrata Bafile.
Due provvedimenti distinti, adottati in seguito alla segnalazione di criticità e danneggiamenti che rendevano necessario impedire temporaneamente l’accesso ai percorsi per ragioni di sicurezza.
Le chiusure hanno però riaperto un dibattito che da tempo interessa escursionisti, alpinisti e frequentatori del massiccio: quanto tempo occorre per ripristinare le infrastrutture della montagna una volta che vengono interdette?
La questione non riguarda la necessità delle ordinanze. In presenza di elementi danneggiati, cavi, ancoraggi o strutture che potrebbero non garantire più le necessarie condizioni di sicurezza, la chiusura rappresenta una scelta inevitabile.
Il problema posto da molti frequentatori della montagna riguarda soprattutto quello che accade successivamente.

L’ordinanza del Comune di Isola del Gran Sasso d’Italia che dispone la chiusura temporanea della Ferrata Bafile dal 14 settembre 2026.
Ferrata dei Ginepri e Ferrata Bafile chiuse nel giro di pochi giorni
La prima chiusura ha interessato la Ferrata dei Ginepri, sul versante teramano del Gran Sasso.

Escursionisti lungo la Ferrata dei Ginepri, ex Brizio, sul Gran Sasso d’Italia. Foto: Alessandro Fischione
Il provvedimento è arrivato dopo la segnalazione di alcune criticità lungo il percorso, con la conseguente interdizione fino al completamento degli interventi necessari a ristabilire le condizioni di sicurezza.
Pochi giorni dopo è arrivata anche la chiusura della Ferrata Bafile, uno degli itinerari attrezzati più conosciuti del Corno Grande.
Anche in questo caso alla base dell’ordinanza ci sono stati danneggiamenti riscontrati lungo il percorso.
Due chiusure ravvicinate che hanno inevitabilmente acceso l’attenzione sulla manutenzione delle ferrate del Gran Sasso.
Il problema non è chiudere, ma capire quando si riapre
Quando una ferrata presenta problemi, chiuderla significa tutelare chi frequenta la montagna.
Il punto sul quale diversi escursionisti e alpinisti stanno però chiedendo maggiore chiarezza riguarda i tempi degli interventi.
Una chiusura temporanea dovrebbe infatti rappresentare il primo passaggio verso la manutenzione e il successivo ripristino dell’itinerario.
Il timore espresso da molti frequentatori è invece che situazioni nate come temporanee possano trasformarsi in interdizioni molto lunghe, soprattutto quando gli interventi richiedono passaggi amministrativi, individuazione delle competenze, finanziamenti e lavori in ambienti di alta quota.
Sul Gran Sasso il tema della manutenzione delle ferrate è particolarmente delicato.
Neve, gelo, ghiaccio, sbalzi termici, caduta di massi e fenomeni meteorologici intensi sottopongono continuamente cavi, fittoni e ancoraggi a forti sollecitazioni.
Proprio per questo la manutenzione non può essere considerata esclusivamente un intervento da effettuare dopo una segnalazione, ma dovrebbe inserirsi in una programmazione periodica di controlli e verifiche.
Il precedente del Bivacco Bafile

Il vecchio Bivacco Andrea Bafile durante le operazioni di rimozione dal Gran Sasso e il trasporto in elicottero. FOTO DI EMANUELE VALERI
Il dibattito sulle ferrate si inserisce inoltre in una questione più ampia che riguarda le infrastrutture d’alta quota del Gran Sasso.
Uno degli esempi più significativi è quello del Bivacco Andrea Bafile, storico ricovero situato a 2.669 metri sul Corno Grande.
La struttura, installata nel 1966, era diventata nel corso dei decenni uno dei simboli dell’alpinismo sul Gran Sasso.
Dopo essere stata dichiarata inagibile a causa delle condizioni di deterioramento, nel novembre 2024 il bivacco è stato rimosso dalla montagna con un intervento effettuato tramite elicottero.
L’obiettivo annunciato era quello di restaurare il vecchio bivacco, conservandolo come testimonianza storica, e realizzare una nuova struttura da posizionare nuovamente in quota.
Ad oggi, tuttavia, il nuovo Bivacco Bafile non è ancora tornato sulla montagna e non sono state comunicate indicazioni definitive sui tempi della sua ricollocazione.
Una situazione che sta alimentando ulteriori interrogativi tra gli alpinisti.
I bivacchi sono parte della storia della montagna, ma anche strutture di emergenza
Il valore di un bivacco d’alta quota non è soltanto storico.
Strutture come il Bafile rappresentano parte della memoria dell’alpinismo appenninico, ma svolgono anche una funzione concreta.
In caso di peggioramento improvviso delle condizioni meteorologiche, infortunio, ritardo nella progressione o necessità di trascorrere alcune ore al riparo, un bivacco può rappresentare un importante punto di sicurezza.
È proprio questa funzione che rende particolarmente importante capire quando una struttura rimossa possa essere sostituita.
La montagna resta naturalmente un ambiente nel quale ogni escursionista e alpinista deve essere autonomo, preparato e consapevole dei rischi.
Questo però non riduce l’importanza di rifugi, bivacchi, sentieri e percorsi attrezzati come elementi di una rete complessiva di fruizione e sicurezza.
Cresce il turismo sul Gran Sasso
La questione assume ancora maggiore rilevanza se si considera quanto sta crescendo negli ultimi anni la frequentazione della montagna.
Il Gran Sasso è diventato una delle principali destinazioni del turismo outdoor dell’Appennino centrale.
Escursionismo, alpinismo, trekking, cammini, ciclismo e turismo naturalistico stanno portando sempre più persone sul massiccio.
Un fenomeno positivo per l’economia dei territori montani, ma che richiede inevitabilmente anche un adeguamento dei servizi.
Se aumenta il numero delle persone che frequentano la montagna, dovrebbe aumentare parallelamente anche la capacità di gestire sentieri, strutture, rifugi, bivacchi e percorsi attrezzati.
Più frequentazione dovrebbe significare più servizi
Il rischio è quello di trovarsi davanti a una contraddizione.
Da una parte il Gran Sasso viene sempre più promosso come destinazione turistica, sportiva e naturalistica.
Dall’altra, alcune infrastrutture importanti vengono chiuse o restano indisponibili per lunghi periodi.
Naturalmente non significa che la montagna debba essere trasformata o eccessivamente infrastrutturata.
Il Gran Sasso deve conservare il proprio carattere selvaggio, severo e autenticamente alpinistico.
Ma questo non significa rinunciare alla manutenzione di ciò che già esiste.
Anzi, una montagna sempre più frequentata richiede probabilmente una maggiore capacità di controllo e gestione.
Le domande dei frequentatori del Gran Sasso
Negli ultimi giorni sono numerose le segnalazioni e le osservazioni arrivate anche alla nostra redazione da parte di escursionisti e alpinisti.
Le domande sono sostanzialmente semplici.
Quando verrà ripristinata la Ferrata dei Ginepri?
Quanto tempo servirà per rendere nuovamente percorribile la Ferrata Bafile?
A che punto è il progetto del nuovo Bivacco Andrea Bafile?
Sono situazioni differenti, che coinvolgono amministrazioni e soggetti diversi e che non possono essere sovrapposte.
Ma esiste un elemento comune: la necessità di fornire tempi, programmi e prospettive.
Perché la chiusura di una ferrata, quando necessaria, rappresenta una misura di sicurezza indispensabile.
Ma la vera sfida comincia subito dopo: programmare gli interventi e restituire alla montagna strutture e percorsi sicuri nel minor tempo possibile.
Soprattutto su un massiccio come il Gran Sasso, dove la frequentazione continua a crescere e dove servizi e infrastrutture dovrebbero aumentare insieme alla presenza di escursionisti e turisti, non diminuire.





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