Sembra Hokkaido ma è l’Etna, il reportage di Fabrizio Zuccarello

Chi si affaccia sull’Etna a livello delle stazioni turistiche, intorno ai 2.000 metri di quota, trova poca neve su entrambi i versanti. Un paesaggio quasi normale. Basta però salire altri 500 metri per trovarsi in un mondo completamente diverso.

Sopra i 2.500 metri, su entrambi i versanti del vulcano, la neve è ancora abbondantissima: mediamente due metri di manto nevoso compatto, con zone di accumulo eolico dove la coltre raggiunge i 3-6 metri. Dati eccezionali, frutto di un inverno particolarmente ricco di precipitazioni concentrate tra metà gennaio e metà marzo 2026. Il momento clou è stato il ciclone Harry, che ha portato sull’Etna quantità di neve straordinarie in pochi giorni.

Muri di neve sull'Etna, le foto di Fabrizio Zuccarello

Muri di neve sull’Etna, le foto di Fabrizio Zuccarello

A rivelare concretamente l’entità delle nevicate è stata la recente riapertura delle strade di servizio, percorribili da bus 4×4 e mezzi di soccorso. Gli operai specializzati della funivia dell’Etna sul versante Sud e le squadre che operano dal versante Nord hanno lavorato per rendere nuovamente accessibili questi percorsi — e solo grazie a queste strade è stato possibile avere una misurazione reale e diretta della neve caduta.

Il punto più spettacolare resta la zona di Pian del Lago, adiacente al cratere Escrivà nato dall’eruzione del 2001: una conca naturale che ha intrappolato enormi quantità di neve sospinta dal vento, creando accumuli tra i più profondi dell’intero sistema vulcanico.

Muri di neve sull'Etna, le foto di Fabrizio Zuccarello

Muri di neve sull’Etna, le foto di Fabrizio Zuccarello

Uno degli aspetti più affascinanti è però la presenza di zone completamente prive di neve in piena alta quota. L’Etna è uno dei vulcani più attivi del pianeta, e in area sommitale la presenza di punti caldi e fumarole è costante. Il calore endogeno del vulcano scioglie la neve dal basso, risalendo attraverso il suolo — un processo ben diverso dal semplice irraggiamento solare. Il risultato è un paesaggio di contrasti estremi: chiazze di nero lavico si alternano a distese candide, avvallamenti colmi fino all’inverosimile si aprono accanto a zone aride e fumanti.

Bianco e nero, lava e neve, calore e gelo. È proprio questa alternanza — fatta di contrasti netti e accumuli da record — che rende l’Etna un vulcano senza paragoni al mondo.

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