Nuovi impianti di risalita al Corno alle Scale

COMUNICATO STAMPA
Progetti di nuovi impianti di risalita al Corno alle Scale.
Ricorso al TAR e avvio della raccolta fondi QUESTA È LA VIA!
Una nuova seggiovia quadriposto minaccia di infliggere un’inutile ferita sul crinale del Corno alle Scale, a due passi dal Lago Scaffaiolo. Nonostante le molte critiche rivolte al progetto, la Regione Emilia-Romagna non intende sottoporlo a Valutazione di Impatto Ambientale.
Le Associazioni Club Alpino Italiano (Gruppo Regionale Emilia-Romagna), FederTrek, Italia Nostra, Legambiente Emilia-Romagna, WWF Bologna, Mountain Wilderness e 6000 sardine Bologna, riunite nel comitato “Un altro Appennino è possibile” lanciano oggi un crowdfunding finalizzato alla raccolta fondi per sostenere il ricorso al TAR contro questa inammissibile decisione.
Obiettivo: in 21 giorni raccogliere 7000 euro necessari alla copertura delle spese legali.
Link alla campagna: https://www.ideaginger.it/progetti/questa-e-la-via.html

Anche il Comitato Direttivo del CAI di Bologna ha aderito a questa iniziativa.
Una nuova seggiovia quadriposto minaccia di infliggere un’inutile ferita sul crinale del Corno alle Scale, a due passi dal Lago Scaffaiolo.
Corno alle Scale, lago Scaffaiolo. Foto di Giorgia Mezzacqui

Nonostante le molte critiche rivolte al progetto, la Regione Emilia-Romagna non intende sottoporlo ad una Valutazione di Impatto Ambientale. 
Contro questa decisione inammissibile vogliamo presentare un ricorso al TAR, ma i tempi stringono e abbiamo bisogno di incaricare e pagare un legale per predisporre il ricorso e i documenti. Per questo chiediamo il tuo contributo. Unisciti a noi in questo “ricorso popolare” al TAR… Per difendere il Corno alle Scale, bene comune di cui prenderci cura tutti insieme.

Al Corno alle Scale, ormai da tanti anni, si assiste alla difficile convivenza tra un comprensorio sciistico, con i suoi impianti di risalita, e diverse aree protette. Sono infatti presenti due parchi regionali, una SIC/ZPS della Rete Natura 2000, quattro habitat di interesse comunitario, oltre a zone di particolare valore ambientale, nodi ecologici complessi, valli nascoste che contribuiscono a ospitare la maggiore biodiversità di tutta la Regione.

In questo equilibrio, già di per sé fragile, si vuole realizzare una nuova seggiovia quadriposto, che, in parte, ne sostituirà due già esistenti. Il tracciato non sarà lo stesso di quello attuale e si andranno ad aggiungere cavi, piloni e un’intera stazione di testa in un’ambiente ancora preservato: il crinale dove si trovano il rifugio Duca degli Abruzzi e il Lago Scaffaiolo, cento metri più in alto degli impianti attuali.

La provincia di Modena ha precisato che quella zona è classificata come “Area potenzialmente instabile”, presente sulle carte di rischio frana. Si tratta inoltre di una “zona di attenzione per instabilità” rispetto al rischio sismico.

Il crinale del Corno, inoltre, è noto anche ai semplici escursionisti per le sue raffiche di vento. Sulle Alpi si sono verificati incidenti e chiusure di impianti sciistici in presenza di una ventosità che sul Corno è la norma. Sorge spontanea la domanda: che senso ha costruire una seggiovia in una zona così esposta, per poi magari doverla chiudere più volte al giorno?

Come se il vento non bastasse, i dati dell’Atlante climatico dell’Emilia-Romagna, ci dicono che sul Corno, negli ultimi trent’anni, la temperatura si è stabilmente alzata di oltre 1°C, mentre le nevicate producono circa un metro di neve in meno all’anno, con una durata al suolo di molto diminuita. Di nuovo: che senso ha, in queste condizioni, ampliare gli impianti di risalita?

Per essere redditizia, la nuova seggiovia dovrebbe funzionare anche d’estate, favorendo un afflusso significativo di turisti in alta quota, cioè in un ambiente molto delicato. Questo offrirebbe l’occasione per praticare il “downhill”, la discesa libera in bicicletta, senza però che sia prevista la realizzazione di una pista, e quindi abbandonando le praterie del Corno a una fruizione incontrollata, con risultati devastanti.
Corno alle Scale, lago Scaffaiolo. Foto di Giorgia Mezzacqui

Questa visione della montagna si pone in aperto contrasto con numerosi dati che indicano in un altro tipo di turismo la via da percorrere. È molto più sensato, giusto ed equo scommettere su un turismo diverso, che non ha bisogno di grandi infrastrutture, che cerca sentieri, luoghi significativi, percorsi storici e naturalistici. Un turismo che porta benefici economici a una comunità ben più vasta di quella che trae vantaggio dallo sci e dalle seggiovie. Un turismo che fugge dai crinali invasi dai piloni.

Il nuovo impianto sarebbe quindi insostenibile non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Riteniamo insensato che vengano investiti 5,8 milioni di euro (e poi senz’altro molti altri) in un’opera dannosa, inutile e concentrata in una piccola parte del territorio, quando invece quelle risorse economiche potrebbero portare vantaggi e progetti più ragionevoli in un’area più vasta.

Trasformare per anni il Corno alle Scale in un cantiere, dove non lavorerebbero nemmeno ditte della zona, in nome di un’idea vecchia e superata di sviluppo territoriale, ci sembra davvero un delitto.
Farlo senza nemmeno sottoporre il progetto a una Valutazione d’Impatto Ambientale sarebbe ancora più grave.