Recuperata cerbiatta con le zampe carbonizzate

Una cerbiatta con le zampe carbonizzate è stata recuperata da un gruppo di cacciatori che stanno battendo la montagna palmo a palmo alla ricerca di selvatici feriti. Reduce dall’incendio che ha colpito l’Oristanese, l’animale è stato trasportato alla Clinica Veterinaria Duemari da Santu Lussurgiu.
La cerbiatta recuperata in Sardegna con le zampe carbonizzate

Questa è la icona della nostra Terra ora. E questa è la cerbiatta che abbiamo ricoverato ieri. In piedi, ma con le zampe carbonizzate. Come la nostra gente. Non sappiamo se questo miracolo divino potrà riprendersi, le sue lesioni sono drammatiche. E’ stata ritrovata accanto al corpo della madre carbonizzata che non è riuscita a sopravvivere e lei era lì, recuperata da un gruppo di cacciatori. E’ stata chiamata da loro Lussurzesa. E così la battezzeremo anche noi. Cosa devono aver visto e pianto questi occhi. Non sappiamo se potrà sopravvivere, se accetterà il biberon, se se se. Ma combatteremo“.

Giuseppe Delogu, ex comandante del Corpo forestale della Sardegna e oggi docente di Tecniche di protezione civile a Sassari, spiega che gli eventi boschivi superano di gran lunga la capacità di qualsiasi intervento umano: “Gli ingredienti di un grande incendio forestale, che si tratti di California, Siberia o Sardegna, sono il carburante e lo spazio. Il carburante ce lo mette il clima: le alte temperature per diversi giorni di fila, lo stress idrico che rende le piante infiammabili, il vento che trasporta le fiamme. Lo spazio invece siamo noi, ed è la parte sulla quale possiamo intervenire, il vaccino da costruire territorio per territorio. Il fronte di fuoco lungo più 70 chilometri nell’oristanese è il riflesso dell’incuria, che ha reso la macchia e i boschi bui, secchi, impenetrabili, le campagne senza manutenzione, le strade chiuse dai rovi: lo spazio perfetto per consentire al fuoco di spadroneggiare. Serve un approccio che riesca a coinvolgere gli agricoltori e gli allevatori nella prevenzione, devono essere parte dei piani anti-incendio, in Italia invece si ragiona ancora per compartimenti stagni. Il fuoco sappiamo dove tende ad andare, se confrontiamo la mappa dell’incendio del ’94 e quella attuale c’è quasi lo stesso itinerario a zigzag, con gli stessi colli di bottiglia e gli stessi corridoi”.
La cerbiatta ustionata