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Camoscio

Un incontro ‘ravvicinato’ decisamente singolare tra un camoscio e un escursionista, Andrea Gambini, sul Gran Sasso.

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Escursione sul Gran Sasso ed incontro con il camoscio. Foto di Andrea Gambini

Il breve itinerario su un sentiero a tornanti che sale da Campo Imperatore al rifugio Duca degli Abruzzi è uno dei più frequentati dell’Appennino. Itinerario che, però, nascondeva una gradita sorpresa: la vista del camoscio d’Abruzzo. Gli scatti che vi mostriamo sono assolutamente magici.

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Il camoscio d’Abruzzo. Foto di Andrea Gambini

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L’incontro con il camoscio. Foto di Andrea Gambini

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Il camoscio d’Abruzzo. Foto di Andrea Gambini

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Splendido primo piano del camoscio d’Abruzzo. Foto di Andrea Gambini

Durante l’arco dell’anno, il camoscio appenninico frequenta due aree distinte: una di estivazione e una di svernamento. La prima viene occupata dalla primavera fino all’autunno, in relazione alle condizioni climatiche e all’innevamento; normalmente, si tratta di praterie di altitudine a quote superiori ai 1.700-1.800 m, intervallate da cenge e dirupi.

La seconda area è frequentata dall’animale dall’autunno alla primavera ed è costituita da zone meno aperte a quote più basse, boschi di latifoglie e, più saltuariamente, boschi misti con conifere a quote intorno ai 1.500-1.600 m. Di norma, vengono prediletti pendii ripidi dove la neve tende a non accumularsi, con presenza di cenge e rocce sporgenti in modo che i camosci possano trovare cibo anche col terreno innevato e assicurarsi una maggior difesa dall’attacco dei predatori.
I ritmi del camoscio variano durante la giornata in base alle stagioni e alle condizioni meteorologiche, sono strettamente correlate allo stato fisiologico dell’animale (età, sesso, gravidanza), alla lunghezza del periodo diurno e alla temperatura.
Si alternano i periodi di alimentazione a quelli di riposo all’interno dei quali si svolge la ruminazione, i comportamenti sociali e gli spostamenti.
Durante la gravidanza, in una giornata calda di fine primavera, si alimenta nelle primissime ore dell’alba, per riposare e ruminare all’ombra durante il resto della giornata, nel tardo pomeriggio riprende a brucare fino a notte inoltrata, non è escluso che, per soddisfare il bisogno alimentare, pascoli alcune ore anche durante la notte.
Durante le corte giornate invernali, l’attività del branco è concentrata principalmente nella brucatura, resa difficoltosa dall’innevamento.
L’alimentazione si svolge nelle ore centrali della giornata e viene interrotta solo per brevi periodi. (Fonte: gransassolagapark.it)

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