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Camoscio

Lo splendido scatto di Nino Marcanio mette in evidenza un esemplare di camoscio appenninico piuttosto curioso, che sul Sirente osserva cosa c’è al di là del cornicione di neve.

Camoscio
Il camoscio fotografato da Nino Marcanio

Tra i protagonisti della fauna del Parco spicca il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata). Grazie all’istituzione del Parco e ad un’attenta tutela, questo raro ungulato è stato salvato dall’estinzione.

Negli ultimi decenni la popolazione è aumentata in modo consistente, tanto da consentire, attraverso programmi di ricerca, la reintroduzione in altre aree protette dell’Appennino, da dove si era estinto in epoca storica; se vi capita l’occasione di avvistare qualche esemplare di camoscio, cercate di mantenere il più assoluto silenzio per non disturbarlo e costringerlo a fuggire.

Nell’osservazione vi accorgerete che le corna, assai sviluppate, il bel colore invernale del mantello e altre caratteristiche meno evidenti differenziano questo camoscio da quello alpino. Il camoscio d’Abruzzo è un erbivoro, prevalentemente legato alle praterie di altitudine, ma in inverno, quando la neve è abbondante, scende a rifugiarsi nel bosco. A maggio le femmine partoriscono un solo camoscetto. Nel Parco è presente su gran parte dei massicci più alti, tra cui i monti della Camosciara, il Monte Meta, la catena delle Mainarde, il Monte Amaro, il Monte Marsicano e le montagne che circondano la Val Canneto.

Il camoscio è abituato a vivere in luoghi impervi, soprattutto pareti rocciose molto ripide, dove vi si ripara per sfuggire agli attacchi dei predatori. Se è allarmato il camoscio emette un tipico fischio di avvertimento. Il comportamento riproduttivo risulta energeticamente molto dispendioso per i maschi e visto che durante questo periodo non hanno molto tempo a disposizione per alimentarsi, arrivano alla metà di dicembre a dover affrontare l’inverno con limitate riserve di grasso; per questo motivo soprattutto i maschi più anziani muoiono, non riuscendo in queste condizioni a superare i rigori invernali.

Camoscio
Camoscio appenninico sul monte Sirente

Con l’arrivo delle prime pesanti nevicate, termina il periodo riproduttivo e i camosci scendono verso le zone di svernamento. I piccoli, al termine del periodo di gravidanza, nascono tra la prima decade di maggio e l’ultima di giugno; in questo periodo si assiste alla formazione di “asili nido” in cui una o più femmine sorvegliano un gruppo di piccoli, mentre le altre madri possono pascolare nelle vicinanze senza incombenze.

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