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Tecnici CNR-ISP a lavoro sul Calderone del Gran Sasso

Gran Sasso, nuovi studi sono in procinto di essere portati a termine sul Calderone ex ghiacciaio della montagna più elevata dell’Appennino.

GRAN SASSO, NUOVI STUDI DA PARTE DEI TECNICI DEL CNR SUL CALDERONE EX GHIACCIAIO PIU’ MERIDIONALE D’EUROPA

Da alcuni giorni ormai e in procinto di essere portati a termine, sono in atto degli studi da parte dei ricercatori dell’istituto nazionale delle Ricerche, sezione Scienze Polari, in collaborazione l’Università Ca’ Foscari Venezia, sul Gran Sasso d’Italia e in particolare sull’ormai ex ghiacciaio del Calderone declassificato a Glacionevato negli anni 2000.

I ricercatori si appoggiano momentaneamente al Rifugio Franchetti del Gran Sasso d’Italia, nella struttura gestita da Luca Mazzoleni, a poche ore da quota 2600 metri dove risiede, appunto, l’ex ghiacciaio più meridionale d’Europa.

Una missione importantissima e utile soprattutto per quelli che saranno gli scienziati del futuro e che avranno la possibilità di potere studiare, l’andamento passato climatico sulla storia della glacio e nivologia del centro Italia. Per tantissimi anni quello del Gran Sasso è stato considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa, posto a quota 2600 metri sopra il livello del mare.

Negli ultimi decenni sono stati portati avanti diversi studi e messo anche del materiale fotografico di alcuni anni fa a confronto con quello attuale. A primo impatto solo a vista, rispetto agli anni 80, si nota la perdita quasi totale del manto nevoso già dalla fine del mese di maggio in un’area che in passato veniva utilizzata anche dagli sciatori per praticare dell’Alpinismo in piena estate.

Tuttavia oltre all’impatto visivo e a quelle che risultano essere le testimonianze, era stato stabilito che sotto le rocce vi fossero rimasti 25 metri di ghiaccio circa e che tutto sommato almeno al momento l’estensione del ghiaccio fosse stabile sebbene con tendenza ad una regressione nel corso dei prossimi anni.

Un periodo in cui le temperature medie globali sembrerebbero essere destinate ulteriormente a salire, per motivi che ancora non sono del tutto chiari e quanto effettivamente abbia contribuito l’uomo ad innalzarle.

Nel caso in cui le carote di ghiaccio del Calderone dovessero dimostrarsi un archivio conservato in modo sufficiente, allora potranno ambire ad essere conservate per decenni all’interno del “santuario” dei ghiacci montani in sofferenza che sarà realizzato all’interno del programma internazionale ICE MEMORY.

Carlo Barbante direttore CNR-ISP con le sue dichiarazioni ha specificato che secondo quanto stabilito dagli studi condotti fino a questo momento, l’ex ghiacciaio del Calderone perde circa un metro di ghiaccio all’anno e nel caso tale situazione dovesse continuare ad andare avanti negli anni; l’area circostante potrebbe essere privata anche di una preziosa fonte di accumulo idrico.

Tecnici CNR-ISP a lavoro sul Calderone del Gran Sasso
nella foto i tecnici del CNR-ISP al lavoro sul Calderone del Gran Sasso d’Italia per preservare la memoria storica dell’Ex ghiacciaio più meridionale d’Europa. Foto di Jacopo Gabrieli

Come comunicato da Luca Mazzoleni tramite il proprio profilo Facebook del Rifugio Franchetti, a causa delle condizioni del tempo non eccezionali per questo fine settimana e l’impossibilità da parte dell’elicottero dei Vigili del Fuoco di trasportare il materiale necessario ai Tecnici dell’Istituto Scienza Polari ISP-CNR con probabilità i lavori di perforazione del ghiaccio riprenderanno ad inizio della prossima settimana .

Le condizioni meteorologiche sul Gran Sasso in questo periodo sono ancora molto invernali.

 

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