Calderone del Gran Sasso: la grande gara, poi la tempesta di fulmini e il terribile incidente. Il racconto di quel 15 di agosto

Calderone del Gran Sasso, una grande gara di slalom gigante poi la tempesta di fulmini e il terribile incidente. Il racconto di Umberto Salvatore.

Il racconto di Camillo Berardi era stato abbastanza esaustivo sulle modalità di esecuzione di una gara di slalom gigante, che lo sci club 18, negli anni 60, organizzava per gli sciatori del centro Italia sul Gran Sasso, ma abbiamo deciso di approfondire i fatti che avvennero in quella giornata con Umberto Salvatore testimone diretto di quell’evento.

Umberto è un grandissimo esperto di montagna, salì per la prima volta sulla vetta regina dell’Appennino all’età di 17 anni. E’ stato proprio il signor Salvatore, che oggi di anni ne ha 83, a raccontarci come fossero tempi assolutamente differenti rispetto agli attuali.

Quando si parla di epoche differenti si fa riferimento certamente ad un contesto di tipo climatico ma anche ad un diverso approccio della montagna, che 60 anni fa non poteva essere scalata con le attrezzature che invece oggi sono a disposizione di tutti.

LA GARA, LA PARTENZA DA PESCARA ALLE 04:00 DEL MATTINO E L’ARRIVO A PIEDI SUL LUOGO DELLA GARA

Il Rifugio Franchetti sito sul versante teramano del Gran Sasso che oggi è gestito da Luca Mazzoleni, allora era curato da Gigi Mario, Guida Alpina, venuto a mancare purtroppo nel 2021.

La sezione del CAI di Pescara, come raccontato dal signor Umberto, venne invitata a questa gara, tanto che alcuni ragazzi del gruppo partirono la sera prima per soggiornare proprio al Franchetti.

Rifugio Franchetti del Gran Sasso d'Italia 1966

Rifugio Franchetti del Gran Sasso d’Italia 1966. Fotografia di archivio di UMBERTO SALVATORE

“Io – racconta il signor Salvatore – partii da Pescara attorno alle 04:00 del mattino di quel 15 di agosto, con un mio amico, per arrivare poi a piedi sul luogo della gara.

A quell’epoca non erano presenti infrastrutture come seggiovie o sciovie, come raccontato dallo stesso Camillo Berardi in un suo estratto, e c’era chi saliva con l’ausilio dei muli oppure con le proprie gambe. Umberto era uno di quelli che sali con le proprie gambe.

Quel giorno sul luogo della gara eravamo in tanti, c’era anche Giocondo Lalli un forte sciatore aquilano. Lo slalom gigante che si doveva affrontare presentava (circa) 24 porte, ed era piuttosto difficoltoso. La partenza era attorno alla quota del Passo del Cannone mentre l’arrivo poco al di sotto del Rifugio Franchetti. “

Quella gara fu poi vinta da un tale Daniele Cimini e Umberto ci ha raccontato che l’unica pecca di questo eccezionale ricordo è che lui era solito scattare delle immagini che però in quella occasione non fece.

ORE 14 LA TEMPESTA DI FULMINI, COLPITO UN RAGAZZO DI PESCARA – DECEDUTO – UN PASTORE E DUE PECORE

Terminata la gara, all’interno della quale ci fu anche un incidente per un partecipante, attorno alle 14:00 il cielo cominciò a farsi nero.

“Attorno alle 14:00 il cielo cominciò a farsi nero, tanto che io e Vladimiro De Santis scendemmo dal Vallone delle Cornacchie accompagnati da tuoni e fulmini. Arrivati alla Madonnina dei Prati di Tivo trovammo il grave incidente. Un ragazzo, tra l’altro anche lui di Pescara, venne colpito da un fulmine e insieme a lui un pastore e due pecore. Il pastore si salvò, mentre il ragazzo perse la vita e oggi li è ancora presente una targa.

Ai tempi non esistevano i cellulari per avvisare i soccorsi, pertanto Vladimiro scese a valle per cercare aiuto. Poi scendemmo.

Il nostro gruppo CAI di Pescara, era composto da Aldo La Rovere, Barattucci Gianfranco, Pier Aldo Cetrullo e Vladimiro De Santis. ”

COME SI E’ MODIFICATO IL GHIACCIAIO NEL CORSO DEGLI ANNI

Non abbiamo potuto fare a meno di chiedere a Umberto come ha visto cambiare nel corso degli anni quello che allora era un vero e proprio ghiacciaio.

“Il ghiacciaio negli anni 60 era molto grande, dopo quel brutto incidente ci tornai nel 1978 e nel 1990 ma la situazione rispetto al 1963 era già molto cambiata. Il ghiacciaio negli anni 60 era molto grande, dopo quel brutto incidente ci tornai nel 1978 e nel 1990 ma la situazione rispetto al 1963 era già molto cambiata. Tra i ricordi che ho, sulla parte finale del Calderone, è una stele di un amico di Pescara, loro facevano la traversata invernale e proprio alla fine del ghiacciaio perse la vita. Era il 1968/1969”. La persona deceduta si chiamava Silvio Scatozza

Calderone del Gran Sasso, ecco le immagini

Calderone del Gran Sasso, le immagini e la storia di Umberto Salvatore

Una preziosa documentazione quella di Umberto, riguardo questa storica gara sul Calderone del Gran Sasso, oggi completamente impensabile poterci gareggiare nel pieno di agosto.

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