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Ancora un serpente tra gli alberi fotografato sui monti Peloritani

Serpente tra gli alberi

Ancora una testimonianza di un serpente tra gli alberi, questa volta sui monti Peloritani. La foto è stata condivisa sulla preziosa pagina Facebook Identificazione Anfibi e Rettili.

Ancora un serpente tra gli alberi fotografato sui monti Peloritani

Nulla di preoccupante, trattasi infatti di un innocuo Biacco, probabilmente il serpente più comune sulla nostra Penisola.

Il biacco, nome scientifico Hierophis viridiflavus, è appunto un serpente molto comune in Italia, il suo colore nero con screziature gialle molto intense lo rende anche uno fra i più spettacolari.

Il suo habitat preferito lungo i fiumi, sono le inaccessibili macchie di Poligono del Giappone o Fallopia japonica, anche detta Reynoutria japonica, così come gli intricati agglomerati di Spirea Japonica lungo strade, sentieri o a margine di campi e boschi. Qua trova infatti facile rifugio e cibo, nelle tane scavate entro la sabbia.

Non disdegna però anche i luoghi abitati, persino in piena città, dove trova rifugio nei tombini, nelle fogne, negli anfratti di edifici abbandonati, ovunque vi sia abbondanza di cibo, che può essere costituito anche da resti alimentari umani, lasciati nei sachetti dell’immondizia.

Perchè un serpente tra gli alberi? Perché si arrampica facilmente e sa nuotare, perciò lo si può trovare molto spesso in acqua confondendolo con una comune biscia d’acqua. E’ un rettile diurno. Caccia e girovaga in pieno giorno, preferendo rimanere rintanato durante le fredde notti.

Anche sui Peloritani un serpente tra gli alberi

Intravedere un serpente tra gli alberi non è cosa semplice, ma neanche impossibile. Lo sanno bene anche in Sicilia, in questo caso sui Peloritani.

I Monti Peloritani sono una prosecuzione naturale dell’Appennino Calabro e si estendono per circa 65 km formando un triangolo montuoso che abbraccia la punta nordorientale della Sicilia, da Capo Peloro sullo Stretto di Messina in direzione ovest fino a congiungersi con i Monti Nebrodi, in corrispondenza di Rocca Novara e Montagna Grande.

A sud-ovest verso l’Etna, le propaggini dei Peloritani digradano nella valle del fiume Alcantara, che sfocia a sud di Giardini Naxos. A nord sono delimitati dal Mar Tirreno guardando le Isole Eolie e a est dal Mar Ionio.

La cima più elevata della catena peloritana è la Montagna Grande (1374 m) tra Motta Camastra e Antillo seguita da Rocca Novara (1340 m) tra Novara di Sicilia e Fondachelli-Fantina.

Monte Scuderi (1253 m) tra Messina, Itala, Alì e Fiumedinisi è famoso per le antiche miniere e soprattutto per la leggenda di un mitico tesoro sepolto nelle sue viscere. Interessante anche Monte Dinnammare che con 1124 m. domina la città di Messina e offre già con una facile escursione, panorami spettacolari.

Dal punto di vista faunistico i Monti Peloritani offrono una notevole biodiversità. Trovandosi lungo le rotte migratorie più battute, questa catena montuosa è un luogo speciale per osservare l’avifauna e non solo quella migratoria.

Tra i mammiferi sono presenti: Gatto selvatico, Volpe, Cinghiale, Coniglio selvatico, Lepre, Istrice, Riccio europeo, Ghiro, Quercino, Donnola, Martora.

Tra gli anfibi: Rospo comune e smeraldino, Discoglosso dipinto, Raganella, Rana verde minore, Rana di Berger e di Uzzell e i rettili: Lucertola siciliana e campestre, Ramarro, Congilo, Luscengola, Geco, Biacco, Biscia d’acqua, Vipera, Colubro leopardino, Testuggine d’acqua e terrestre.

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