A volte un viaggio comincia molti anni prima della partenza. Non quando si prepara la bicicletta, non quando si caricano le borse e neppure quando si traccia una linea su una mappa. Può cominciare da bambini, davanti a un confine che qualcuno ci ha detto di non superare.

La preparazione del viaggio: bici, tenda e attrezzatura essenziale per percorrere i tratturi in autonomia
Per Agostino Seritti, la storia di Transumanza Bikepacking comincia proprio così, a Borgo Monterone, una piccola borgata di Celano, dove è cresciuto.
C’erano il Monterone Alto e il Monterone Basso. Due mondi separati, almeno nella fantasia dei bambini, da appena qualche centinaio di metri.
Agostino viveva nella parte alta e gli adulti ripetevano spesso una raccomandazione: non andare “loc abbal”, non scendere laggiù. Il motivo, in realtà, era molto semplice: restando nella parte alta, i bambini potevano essere controllati facilmente dalle finestre e dai cortili delle case. Ma per un bambino quel divieto finì per trasformarsi in qualcosa di molto più grande.
Un confine invisibile.
E, come spesso accade, proprio ciò che era proibito diventava irresistibile.
Quel cartello con scritto “Foggia”

Un’illustrazione che richiama il ricordo dell’infanzia da cui prende forma il viaggio lungo i tratturi
Un giorno Agostino decise di superarlo.
Prese la bicicletta e seguì gli altri ragazzi lungo una strada sterrata. Continuarono a pedalare, sempre più lontano dalla borgata. Per lui era una piccola fuga, fatta di paura e di entusiasmo: da una parte il timore che i genitori scoprissero dove fosse andato, dall’altra quella sensazione nuova e potentissima di libertà che aumentava a ogni metro.
Poi vide un cartello.
Indicava Foggia.
Agostino era ancora un bambino e per un attimo pensò di essersi spinto davvero troppo lontano. Decise di tornare indietro.
Ma qualcosa, quel giorno, era già cambiato.
Aveva scoperto quanto fosse bello andare oltre, allontanarsi, vedere cosa ci fosse dopo la curva successiva. Una sensazione che non lo avrebbe più abbandonato.
Quando rientrò a casa, sua nonna lo fermò. Lo aveva visto dalla finestra oltrepassare quel confine che gli adulti avevano costruito attorno ai bambini.
Agostino le raccontò del cartello per Foggia.
La risposta della nonna fu semplice: quella era la strada del tratturo.
Probabilmente nessuno dei due poteva immaginare che, molti anni più tardi, quella parola sarebbe tornata con prepotenza nella vita di Agostino.
La voglia di andare ancora “più in là”
Gli anni passano. Agostino oggi vive a Vicenza, lavora come funzionario e ispettore ambientale presso ARPAV, occupandosi del monitoraggio delle acque interne del Veneto, e alla professione affianca da tempo la passione per il cicloturismo e l’attività nella FIAB, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.
Ma il viaggio che sarebbe poi diventato Transumanza Bikepacking nasce in un momento particolare della sua vita.
Agostino attraversava un periodo di forte insoddisfazione lavorativa. Si sentiva intrappolato in una quotidianità che non riconosceva più come propria, fino alla decisione di lasciare il lavoro.
Una scelta difficile e non compresa da tutti.
In quel periodo cominciò a maturare il desiderio di partire: un trekking di più giorni, forse un viaggio. Ma soprattutto una bicicletta.
L’occasione arrivò quasi per caso. Doveva comprare una bici da regalare alla nipote per la Prima Comunione. Entrò nel negozio per lei e ne uscì con due biciclette: una per la nipote e una mountain bike per sé.
Quella bici sarebbe diventata il mezzo per ricominciare.
Due lavori lasciati e un viaggio da inventare

Agostino e Gabriele durante il viaggio in bikepacking lungo i tratturi, protagonisti di un’esperienza tra Abruzzo, Molise e Puglia
Mancava però qualcuno con cui condividere l’avventura.
Agostino chiamò Gabriele, un amico che gli aveva dato qualche consiglio proprio sull’acquisto della bicicletta.
Durante quella telefonata scoprì una coincidenza sorprendente: anche Gabriele aveva appena lasciato il proprio lavoro.
A quel punto la domanda arrivò quasi naturalmente: perché non partire insieme?
L’idea era semplice e allo stesso tempo enorme: raggiungere la Puglia in bicicletta seguendo i tratturi, dormire in tenda, attraversare l’Abruzzo e il Molise fino ad arrivare al mare.
Gabriele inizialmente esitò. Poi disse sì.
Il viaggio cominciò a diventare reale.
Birre, mappe e 330 chilometri da pedalare
La preparazione divenne parte stessa dell’avventura.
Agostino e Gabriele si incontravano in birreria e, tra una birra e l’altra, studiavano mappe e percorsi. Dovevano capire quale tratturo seguire, quante tappe affrontare, quanti chilometri riuscire a pedalare ogni giorno e con quale dislivello.
Cominciarono con alcune uscite di prova e individuarono una misura sostenibile: circa 60 chilometri e mille metri di dislivello al giorno.
Alla fine costruirono un itinerario che, attraverso alcune deviazioni, avrebbe incrociato tre dei principali Regi Tratturi: il Celano-Foggia, il Pescasseroli-Candela e il Castel di Sangro-Lucera.
Il risultato fu un percorso di circa 330 chilometri in cinque giorni, con circa 4.500 metri di dislivello complessivo.
Un viaggio attraverso quelle antiche vie che per secoli avevano collegato l’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie accompagnando il movimento stagionale delle greggi.
E in qualche modo, molti anni dopo, Agostino stava tornando esattamente su quella strada indicata da sua nonna.
Tutta una vita dentro poche borse
La bicicletta rimase pronta nel salotto di casa per una settimana.
Ogni spazio era stato studiato. Nella borsa sul manubrio c’erano tenda, materassino e materiale per dormire; nelle altre borse l’abbigliamento, gli attrezzi, i ricambi, il fornello e tutto ciò che sarebbe servito per vivere per alcuni giorni in autonomia.
La notte prima della partenza Agostino praticamente non dormì.
Era troppo eccitato.
Ma il viaggio decise subito di mettere alla prova entrambi: durante la prima giornata Agostino e Gabriele bucarono e, proprio mentre stavano riparando le biciclette, iniziò a piovere.
Un pessimo inizio, almeno sulla carta.
Per Agostino, invece, fu quasi il momento in cui comprese davvero di essere partito. Risolvere i primi problemi, sotto la pioggia, lontano da casa, significava essere finalmente dentro l’avventura immaginata per settimane.
Il caldo della Puglia e le albe in bicicletta
Il viaggio iniziò il 20 luglio.
Una scelta che Agostino, oggi, sconsiglia.
Durante il percorso il caldo diventò infatti uno degli avversari più duri. In Puglia le temperature raggiunsero, secondo il suo racconto, picchi di 42 gradi.
Per questo i due cercavano di pedalare soprattutto nelle prime ore della mattina. Verso le 11:30 iniziava la ricerca di un luogo all’ombra dove fermarsi e aspettare le ore meno proibitive.
Se dovesse scegliere nuovamente il periodo, Agostino partirebbe a settembre: temperature più miti, giornate ancora sufficientemente lunghe e un paesaggio che torna idealmente a coincidere con il ritmo antico della transumanza.
L’errore che fece nascere il libro
Ma Transumanza Bikepacking probabilmente non sarebbe mai diventato un libro senza uno dei momenti peggiori dell’intero viaggio.
In Molise, Agostino e Gabriele imboccarono per errore una strada a scorrimento veloce sulla quale le biciclette non avrebbero dovuto trovarsi.
Erano in discesa e si accorsero troppo tardi dell’errore.
Prima di riuscire a trovare una soluzione finirono addirittura dentro una galleria.
Tornare indietro sarebbe stato ancora più rischioso. Continuarono allora fino all’uscita e, appena possibile, superarono il guardrail e scesero lungo una collina fino a intercettare una strada sterrata e poi una comunale.
Solo allora poterono tirare un sospiro di sollievo.
Tempo dopo, ripensando proprio a quell’episodio, Agostino riaprì la traccia registrata con il Garmin.
Voleva capire dove avessero sbagliato.
Cominciò a correggere il percorso e ad aggiungere informazioni alle singole tappe. Inizialmente era semplicemente un file Word, quasi un quaderno digitale di viaggio.
Poi iniziò a costruire carte topografiche con QGIS, a studiare meglio il territorio, le deviazioni e i punti critici.
Quello che era iniziato come il tentativo di correggere un errore diventò progressivamente qualcosa di diverso: una guida che potesse essere utile anche a chi, dopo di lui, avesse voluto percorrere quelle strade in bicicletta.
Era nato Transumanza Bikepacking.
Prima i video, poi la guida
Anche in questo caso, però, il libro non era stato programmato.
Durante il viaggio Agostino aveva registrato moltissimo materiale con una GoPro pensando semplicemente di realizzare un video ricordo.
Quando mesi dopo iniziò a rivedere le immagini si rese conto di avere ore di riprese: paesaggi, dialoghi, salite, imprevisti, momenti divertenti e difficoltà.
Decise così di realizzare una miniserie YouTube in cinque episodi, uno per ciascuna tappa.
Rivedere quelle immagini significava tornare continuamente sulla strada. E proprio da quel materiale, insieme alla revisione delle tracce e alla costruzione delle mappe, il racconto del viaggio iniziò lentamente a trasformarsi in un progetto editoriale.
Forse tutto era cominciato a Borgo Monterone
Alla fine, però, è difficile stabilire davvero quando sia nato questo viaggio.
Si potrebbe dire quando Agostino comprò la mountain bike.
Oppure quando chiamò Gabriele.
O ancora quando i due tracciarono su una mappa la strada verso la Puglia.
Forse Transumanza Bikepacking nasce quando Agostino apre un documento Word e comincia a mettere in ordine appunti, tracce e fotografie.
Ma probabilmente la storia comincia molto prima.
Comincia a Borgo Monterone, quando un bambino sente ripetere dagli adulti di non andare “loc abbal”.
Comincia quando decide comunque di scendere.
Quando prende una bicicletta e supera quel confine invisibile.
Quando pedala abbastanza lontano da incontrare un cartello con scritto Foggia.
E quando, tornato a casa, sua nonna gli spiega che quella strada ha un nome antico: tratturo.
Anni dopo Agostino quella strada l’ha percorsa davvero, fino in Puglia.
E forse il senso di tutto il viaggio sta proprio in una sensazione che, come racconta lui stesso, non lo ha mai abbandonato: la voglia di andare avanti ancora un po’, per scoprire cosa c’è più in là.
La storia di Agostino Seritti e di Transumanza Bikepacking sarà al centro dell’incontro “Le vie della transumanza”, in programma venerdì 21 agosto alle 18:30 a Rocca di Mezzo, davanti alla Libreria Benedetti in Largo Lorenzo Natali.
L’incontro sarà moderato da Emanuele Valeri, giornalista di Neve Appennino. Interverranno inoltre Giancarlo Sociali, ricercatore di storia locale e saggista, con un intervento dedicato a uomini, greggi e territorio nella civiltà della transumanza di Rocca di Mezzo, e Alberto Martinelli, fondatore di Bike Le Rocche e guida AIGAE, che parlerà della pianificazione e della preparazione necessarie per affrontare consapevolmente un viaggio in bicicletta. Saranno inoltre invitati i pastori locali per portare testimonianze dirette.




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