Incidenti in montagna
Un blocco anticiclonico sulla Penisola scandinava ha permesso a correnti fredde di raggiungere la nostra penisola causando delle nevicate molto intense sui settori del versante adriatico.

Da sempre le morti bianche funestano i nostri monti.

Molto spesso si verificavano valicando i passi in quota, quando si andava in altri paesi per approvvigionarsi di beni di prima necessità.

In particolare, è ancora viva nella memoria la tragica storia di Pupo Nunzio, avvenuta Campo Imperatore nell’ottobre del 1919, in cui perì un’intera famiglia assieme al gregge ed ai cani. Più avanti, nel novembre del 1942, in piena seconda guerra mondiale, un’altra drammatica storia si consumò lungo il versante sud orientale del massiccio del Gran Sasso d’Italia.

I coniugi Attilio e Beatrice Cetra di Castel del Monte, partirono per Villa Celiera la mattina del 17 novembre con tempo bello. Solo un po’ di neve era presente sulle vette maggiori del Gran Sasso, per delle condizioni meteo che erano state buone fino ad allora. Si recarono appunto al centro montano del pescarese, lungo la montagna vestina, per le provviste per l’inverno che incalzava e probabilmente per cogliere l’ulivo per qualche
giorno e riportare un po’ di olio.

Quindi, come racconta nei suoi scritti il pastore-poeta Francesco Giuliani (Castel del Monte, 1890-1970), chiamato Cicche ru caprare, moglie e marito partirono con il loro mulo e il cane, alla volta del valico di Capo la Serra, che valicarono per poi scendere pian piano tra le radure boscose di immense faggete, al Voltigno ed infine a Villa Celiera.
A guardare i modelli matematici d’archivio, si desume che il dramma si consumò tra il 17 ed il 18 novembre. Infatti, già a partire dal giorno 16, l’anticiclone iniziò a ritirarsi verso ovest, lasciando correre dell’aria fredda da nord est, precisamente dalla Scandinavia, andando a formare, o meglio ad alimentare, un vortice di bassa pressione sull’Italia centro
meridionale.
Intorno alle ore 15:00 del 17 novembre, i coniugi ripartirono alla volta di Castel del Monte, anche se il tempo era cambiato. Infatti, uno stau iniziò a dar luogo a delle piogge via via più copiose sul piccolo centro vestino. Fu detto loro di non partire, poiché poco più sopra avrebbero trovato la neve, che come spesso succede in questi casi viene sospinta da forti bufere, almeno dall’ingresso del Voltigno in poi. Una famiglia cercò invano di farli
accomodare a casa loro, per passare quella notte, che aveva tutta l’aria da lupi, ma non ci fu nulla da fare. O meglio, forse la moglie voleva accettare, ma Attilio non voleva saperne…
Intanto arrivati poco oltre, con la quota neve che andava abbassandosi per via delle fredde correnti orientali attirate dal minimo italico, la situazione diventava sempre più difficile, con il manto che iniziava a crescere sotto i loro piedi. Giunti lungo le creste delle Scalate (1260 m), bellissima località con delle vedute superbe verso il gruppo orientale del Camicia e sul
massiccio della Majella, la tempesta di neve aumentava di intensità, incontrarono un boscaiolo che affrettandosi tentava di scendere verso Villa Celiera. Lì fermò, scongiurando loro di non proseguire. Era oramai era notte, la tormenta accecante, i pericoli di ogni tipo potevano seriamente farli perire…ma anche questa volta, Attilio era deciso a proseguire
portandosi dietro la povera donna.
Verso le 20:00, giunsero al Vado di Focina all’imbocco della spettacolare valle del Voltigno. Qui la bufera imperversava furiosa e la neve cadeva copiosa per via dello stau orientale.
Un giovane che cercava di scendere frettolosamente verso il paese, lì scongiurò di non andare avanti verso quel che poteva essere un suicidio. Beatrice, oramai si era convinta che era impossibile continuare, ma Attilio, forte della sua robustezza, non ne volle sapere.
Ad ogni costo voleva rientrare a Castel del Monte, dove i tre figli attendevano il loro ritorno.
Al riparo delle faggete, riuscirono tuttavia a seguire quello che poteva essere il sentiero, mentre la neve continuava a crescere, con accumuli eolici che nei racconti di Giuliani superarono i 3–4 metri. La valle di Mastrorocco, poi Santa Caterina, cercando di arrivare sul piccolo valico dal sinistro nome di Malepasso, ove finiscono i boschi ed iniziano i pascoli di Campo Imperatore.
Qui la bufera soffiava e non lasciava respirare con la neve accecante. In queste condizioni, non è difficile andare in ipotermia. Cosa che molto sicuramente successe ai due poveri coniugi e al loro mulo sul valico di Capo la Serra.
A quanto pare, la tormenta durò anche il giorno 18, visto che il minimo depressionario era
ben saldo sul centro sud, con nevicate fino a quote molto basse (c’era una -4/-5°C a 850
hPa). Il povero cane scese fino a Castel del Monte in mezzo alla tormenta e iniziò ad abbaiare a più non posso, una volta giunto fuori alla porta di casa. In quel momento, si iniziò ad intuire la tragedia che era accaduta. Le ricerche iniziarono subito non appena le condizioni meteo lo permisero, ma ci vollero diverse settimane, per trovare i corpi di Attilio e Beatrice. Nel frattempo si era scatenata la fantasia popolare sull’accaduto. Addirittura,
una donna riferì di aver sognato Beatrice che le disse che si trovava sul valico di Pretaflora, sommersa dalla neve e che i soccorritori le erano passati sopra ben tre volte.
Solamente quando la neve che si era sciolta in molti punti, furono ritrovati i corpi dei coniugi e del mulo, non molto lontano dalla mulattiera che attraversava Capo la Serra. La donna fu trovata con una ciocca di capelli in mano, strappata per la grande disperazione.

Fu allertato subito il figlio che si trovava a Roma per motivi di studio, di tornare in paese, senza però essere avvertito della disgrazia accaduta. Fu un momento triste quando poi seppe cosa era accaduto Come fu triste per tutta la popolazione di Castel del Monte.

Di seguito potete osservare una ricostruzione del Dottore e Ricercatore in Fisica dell’Atmosfera, Paolo Tuccella, che nei grafici mette in risalto quelle che furono le abbondanti precipitazioni nevose di quel tragico giorno.

Ancora più sotto invece quella che fu la configurazione barica di quelle giornate, che potete trovare facilmente negli archivi di Meteociel.

Thomas Di Fiore.
* Sono stati consultati gli scritti di Francesco Giuliani e del volume “Serenate Allamende”.

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