Il progetto per il rilancio del comprensorio Sellata-Pierfaone, in Basilicata, continua a far discutere. Al centro del confronto ci sono la realizzazione di una pista da sci sintetica lunga circa 480 metri, destinata a consentire la pratica dello sci anche in assenza di neve naturale, la nuova seggiovia e una serie di opere infrastrutturali pensate per rendere la montagna fruibile durante tutto l’anno.
Un progetto da circa 8 milioni di euro che la Regione Basilicata presenta come un intervento strategico per il rilancio turistico dell’area, ma sul quale nelle ultime settimane sono arrivate forti critiche da parte di associazioni ambientaliste, sindacati e mondo politico.
Il punto maggiormente contestato riguarda la rimozione di 951 alberi, tra faggi e ontani, prevista nell’ambito dell’intervento complessivo in un’area di particolare valore naturalistico.
Sul tema sono intervenuti, tra gli altri, Legambiente e WWF. Legambiente ha chiesto chiarimenti al Ministero dell’Ambiente e un approfondimento sulle procedure autorizzative, sottolineando come gli interventi ricadano all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e in prossimità della Zona Speciale di Conservazione della Faggeta di Monte Pierfaone.

Il comprensorio Sellata-Pierfaone, in Basilicata, al centro del dibattito per i lavori di riqualificazione, la nuova seggiovia e la pista da sci sintetica
951 alberi e pista sintetica: la precisazione della pagina Sellata
Nelle ultime ore, però, dalla pagina Sellata è arrivata una precisazione destinata a modificare almeno in parte i termini della discussione.
Secondo quanto spiegato dalla pagina legata al comprensorio, sarebbe infatti scorretto mettere direttamente in relazione la realizzazione della pista sintetica con l’abbattimento dei 951 alberi.
La rimozione delle piante, viene sottolineato, sarebbe legata principalmente alla realizzazione della nuova seggiovia e delle relative opere infrastrutturali, mentre la pista sintetica, così come progettata, non richiederebbe abbattimenti di alberi.
Una distinzione non secondaria.
Il progetto, infatti, comprende diverse opere autonome tra loro: la nuova seggiovia, la pista sintetica e gli interventi civili e infrastrutturali. Anche le procedure di gara, sottolinea la pagina Sellata, sarebbero state suddivise proprio sulla base delle differenti componenti dell’intervento.
La stessa Regione Basilicata descrive infatti un progetto molto più ampio della sola pista: oltre al manto sintetico sono previsti interventi sugli impianti di risalita, nuove aree di parcheggio, percorsi pedonali, servizi e infrastrutture dedicate anche all’accessibilità.
«Non è una generica pista di plastica»
La pagina Sellata interviene anche su un’altra delle critiche maggiormente circolate in questi giorni, quella secondo cui l’opera sarebbe una sorta di grande infrastruttura artificiale calata sulla montagna.
Il progetto, viene ricordato, avrebbe seguito il previsto percorso tecnico, progettuale, amministrativo e autorizzativo, con il coinvolgimento degli enti competenti e dei professionisti incaricati delle valutazioni ambientali e infrastrutturali.
Una posizione sostanzialmente in linea con quanto dichiarato anche dal sindaco di Abriola, Romano Triunfo, secondo il quale la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale è stata sottoposta alle autorità competenti e ha seguito il relativo iter amministrativo. Il primo cittadino ha inoltre ricordato che non sarebbe stata accertata alcuna illegittimità.
Proprio l’iter autorizzativo rimane però uno dei punti sui quali Legambiente ha chiesto ulteriori approfondimenti e un riesame della Valutazione di Incidenza Ambientale.
Il progetto: sciare anche quando la neve non c’è
La nuova pista sintetica dovrebbe avere una lunghezza di circa 480 metri e rappresenta uno degli elementi più innovativi dell’intervento.
L’obiettivo dichiarato è evidente: ridurre la dipendenza della località dall’innevamento naturale e rendere possibile la pratica dello sci anche durante primavera ed estate.
Un tema tutt’altro che secondario per le stazioni appenniniche.
Gli inverni sempre più irregolari e la difficoltà di garantire periodi prolungati di innevamento stanno infatti imponendo a molti comprensori una riflessione profonda sul proprio futuro.
La Regione Basilicata punta proprio sulla destagionalizzazione: il progetto dovrebbe consentire di utilizzare l’area non soltanto durante i mesi invernali, ma durante gran parte dell’anno.
Non solo sci: escursionismo, famiglie e accessibilità
Nella strategia regionale la Sellata-Pierfaone non dovrebbe diventare semplicemente una località dove sciare dodici mesi l’anno.
Il progetto comprende infatti percorsi pedonali, nuove aree di sosta, interventi per aumentare la fruibilità turistica e soprattutto opere rivolte alle persone con ridotte capacità motorie o sensoriali.
La Regione ha indicato espressamente tra gli obiettivi quello dell’abbattimento delle barriere architettoniche e sociali, collegando il rilancio del comprensorio anche al contrasto allo spopolamento delle aree interne.
È proprio su questo punto che la pagina Sellata pone una domanda più ampia: quale futuro vogliamo per questa montagna?
Secondo i sostenitori del progetto, lasciare invariato il comprensorio non significherebbe necessariamente tutelarlo.
Con poche giornate di innevamento naturale, impianti costosi da mantenere e una progressiva riduzione delle presenze turistiche, il rischio sarebbe quello di un lento declino delle infrastrutture e delle attività economiche collegate alla montagna.
Da questa prospettiva, nuova seggiovia e pista sintetica vengono considerate parte di una strategia per allargare la stagione turistica ad escursionisti, famiglie, ciclisti, sportivi e visitatori non necessariamente interessati allo sci tradizionale.
Dall’altra parte le associazioni ambientaliste
Rimane però forte la posizione di chi ritiene che lo sviluppo della montagna debba seguire una direzione differente.
Legambiente ha parlato di criticità ambientali e procedurali, chiedendo maggiore trasparenza e un approfondimento istruttorio da parte degli enti competenti.
Anche il CAI Basilicata ha espresso una posizione contraria alla pista sintetica, sostenendo che la montagna dovrebbe essere resa maggiormente accessibile, sicura e conosciuta senza ricorrere a interventi di artificializzazione considerati poco coerenti con il contesto naturale.
Al centro della discussione rimane inoltre l’impatto complessivo dell’intervento sulla vegetazione.
Il sindaco di Abriola ha spiegato che il progetto prevede interventi di compensazione e il reimpianto di un numero di faggi superiore a quelli interessati dalla rimozione.
Una discussione che riguarda tutto l’Appennino
La vicenda della Sellata-Pierfaone va probabilmente oltre i confini della Basilicata.
La domanda di fondo riguarda molte località dell’Appennino: come si mantiene viva una stazione montana quando la neve diventa sempre meno affidabile?
Da una parte c’è la necessità di proteggere boschi, habitat e paesaggi che rappresentano il principale patrimonio di queste montagne.
Dall’altra c’è il problema concreto delle comunità che continuano a viverle: impianti, alberghi, ristoranti, attività commerciali e servizi hanno bisogno di presenze turistiche e di un’economia che non possa più dipendere soltanto da poche settimane di neve.
Ridurre quindi il dibattito alla sola contrapposizione tra “pista sintetica sì” e “pista sintetica no” rischia di non cogliere completamente la questione.
Allo stesso modo, è importante distinguere correttamente le diverse opere previste dal progetto: se, come precisato dalla pagina Sellata, gli abbattimenti sono principalmente collegati alla nuova seggiovia e non alla posa del manto sintetico, attribuire automaticamente i 951 alberi alla pista sintetica rischia di fornire una rappresentazione incompleta dell’intervento.
Ciò non elimina, naturalmente, il tema dell’impatto ambientale complessivo, né le richieste di chiarimento avanzate dalle associazioni.
Resta invece aperta una domanda che riguarda ormai buona parte dell’Appennino: è possibile costruire un nuovo modello di turismo montano capace di creare economia e contrastare lo spopolamento senza compromettere proprio quel patrimonio naturale che rende queste località attrattive?
Il caso Sellata-Pierfaone potrebbe diventare uno dei terreni sui quali questa discussione sarà più concreta nei prossimi anni.





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